Le Archistar illuminano illusioni, non soluzioni ai problemi di Roma

La Conferenza dell’8 e 9 aprile all’Auditorium all’insegna dell’immagine. Sullo sfondo un'altra ondata speculativa per “modernizzare” la città

E’ ormai nota ed assodata la tendenza della politica odierna a privilegiare la cosiddetta “immagine” oltre che le promesse, che ci sono sempre fisiologicamente state. Tutta la società moderna è fondata, con l’irrompere dei grandi mezzi di comunicazione di massa, sull’apparire più che sull’essere. Veltroni è stato a suo modo un Sindaco magistrale sotto questo aspetto. Poi quando l’immagine delle magnifiche sorti e progressive del ‘’modello romano’’ si è accartocciata ed è venuta fuori l’altra immagine, disegnata dai mass media televisivi in mano al Cavaliere, di una città in preda all’insicurezza e alla paura, oltre che ad una continua ed insostenibile espansione urbanistica dettata dalla rendita e dalla solita speculazione, è arrivato il cambio della guardia.

Il Sindaco Alemanno, novello e gattopardiano principe di Salina, ha dato ad intendere con la proclamata “discontinuità” di cambiare tutto per non cambiare nulla. Ha appreso bene la lezione e, almeno sul terreno delle politiche urbanistiche, tenta di seguire la stessa strada dei suoi predecessori di centrosinistra affidandosi ai grandi eventi, ai grandi progetti, alle grandi stelle dell’architettura.
Tale è stata la Conferenza cittadina sui “nuovi modelli di trasformazione urbana" svoltasi l’8 e 9 aprile 2010 all’Auditorium. “Uno degli eventi più importanti del secolo dal punto di vista dell’urbanistica" l’ha definito con architettonica esagerazione Paolo Portoghesi; lustrato dalle presenze delle più famose archistar mondiali come Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Santiago Calatrava, Richard Meier, Zaha Hadid, Peter Calthorpe, Richard Burdett, Leon Krier. Lo scopo: mettere in campo risorse ed energie adeguate alla realizzazione di 10 progetti strategici per Roma per “ridisegnare insieme il futuro della città per i prossimi dieci anni, sviluppando un confronto di idee e programmi”.

Ma, come a volte succede, non sempre le ciambelle riescono col buco. E il buco grande era già insito nell’impostazione. Il futuro urbanistico della città dovrebbe discutersi con gli urbanisti e con i cittadini, le architetture, se non gli architetti, dovrebbero venire dopo per dare qualità costruttiva alle scelte sulle cose da fare nei luoghi prescelti, in base ad un’idea della città come bene e spazio pubblico che nella Conferenza non è mai apparsa. E’ apparsa, invece, sempre quella solita: espansione, espansione, espansione.
Uno dei temi in discussione, per esempio, erano le periferie che qualcuno ha ipotizzato come il nuovo centro non della trasformazione ma di una città lanciata verso il nuovo confine di un nuovo GRA a nord lungo il lago di Bracciano e a sud al di là dei Castelli romani e verso il mare. Qualcun altro invece ha pensato bene di definire “vuoti urbani”, di morassuttiana memoria, gli spazi di agro romano non ancora riempiti di asfalto e cemento. Insomma tutto un riempire e allungare la “città regionale” perorata dal Presidente della Confindustria laziale Aurelio Regina. Trasformare no. Alemanno ha detto che non se ne parla. I ministeri e le direzionalità ipertrofiche rimangono nel centro storico o nelle sue immediate vicinanze e nelle periferie si ricostruiranno, come se le avessero perdute, le “identità” che non hanno mai avuto. Su quali funzioni non si sa.

La Conferenza è stata una sorta di teatro cinese dove dietro le ombre danzanti delle archistar è emersa la consueta polpa speculativa e predatoria. Che è semplicemente questa. Su Roma grava una nuvola, non quella di Fuksas, ma finanziaria, a detta dei bene informati, di circa dieci miliardi di euro di capitali evasi all’estero e rientrati grazie alla vergogna dello scudo fiscale. Un dieci per cento dell’intero rientro che cerca impiego.

Contemporaneamente il governo ha deciso di ripianare il debito di circa 9 miliardi del Comune di Roma trasferendo al Campidoglio beni statali demaniali, immobili e aree pubbliche, che debbono essere venduti per fare cassa e ripianare il debito.
A preparare il supermercato dei progetti per far incontrare soldi e beni demaniali ha già provveduto per tempo la Commissione Marzano con le idee più varie e strampalate.
Se a tutto questo poi si offre la meta-cornice di un grande evento come le Olimpiadi del 2020, il gioco è fatto. E’ pronto un nuovo “sacco di Roma”, una nuova spoliazione di beni pubblici in favore di speculazioni private. Altro che sviluppo. Dopo simile abbuffata, alla luce sbrilluccicante delle archistar, la città si troverà con gli stessi problemi, più grandi e incancreniti che pria.

I comitati della Rete romana di mutuo soccorso hanno fatto sentire la loro contrarietà a questo modo velinaro di affrontare i problemi della città.
Urbanisti e intellettuali da Alberto Asor Rosa a Paolo Berdini da Piero Bevilacqua a Pier Luigi Cervellati, da Vezio De Lucia a Vittorio Emiliani, da Desideria Pasolini a Fulco Pratesi, da Carla Ravaioli a Bernardo Rossi Doria, da Edoardo Salzano a Enzo Scandurra, da Antonio Castronovi a Carlo Cellamare, da Mirella Belvisi ad Antonello Sotgia a tanti altri hanno opposto resistenza facendo dieci domande alle stelle architettoniche senza ricevere risposta.
Anche alcuni Presidenti dei Municipi, come Fabio Bellini (XVI), Ivano Caradonna (V), Andrea Catarci (XVI), Orlando Corsetti (I), Antonella De Giusti (XVII), Susanna Fantino (IX), Dario Marcucci (III), Roberto Mastrantonio (VII), Sandro Medici (X), Giammarco Palmieri (VI) e Gianni Paris (XV) hanno manifestato contro volantinando fuori dell’Auditorium.

Chi, invece, ha raggiunto l’acme di un’ancor più inusitata e inaspettata contestazione è stato l’ex assessore all’urbanistica ed esimio esponente del PD Roberto Morassut: “Nell’ intervento di Alemanno – ha dichiarato a “la Repubblica” – la nostra esperienza è stata sostanzialmente confermata, il che dà forza a quella politica e ne conferma la validità e l’ impostazione. Alemanno, dopo aver combattuto quelle idee e quei progetti, li ripropone e li enfatizza con qualche ‘ritocchino’ e con qualche pasticcio”. Siamo alla continuità rivestita di surrealismo. Come dire: votate per lui che fa la nostra politica. E si chiamano opposizione!

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