Le ricette della nonna (e del nonno): l’ortica (urtica dioica)

Una risorsa da riscoprire e non solo in cucina
Anna Onori, Henos Palmisano. - 3 Marzo 2021

urtica dioica – Valle dell’Aniene

L’etimologia di questa pianta decidua è ben nota perché, appena la si tocca, dà una netta sensazione di bruciore (dal latino urere = bruciare), anche se mio zio Ciccio (Francesco) la maneggiava a mani nude.

L’ortica, in antichità, veniva usata per la cura delle artriti, reumatismi, anemie, eczemi, asma ecc.; la farmacopea moderna ha avvalorato scientificamente l’impiego nelle suddette affezioni ed anche in altre come le ipertrofie prostatiche benigne, riniti allergiche, problemi cardiovascolari ecc.

Fino a pochi decenni fa, i fusti più legnosi dell’ortica, venivano usati per produrre fibre tessili con le quali si confezionavano vestiti, cordami, carta, sacchi, teli, ma con l’avvento del cotone, più economico, tutto il commercio di questa pianta naturale finì per ragioni di mercato.

Le colture di ginestra, canapa ed ortica crescono rigogliose naturalmente, non avendo bisogno di nocivi e costosi anticrittogamici, per cui quella industria manifatturiera, particolarmente attenta alla salute del cittadino, si sta dedicando sempre più a questi prodotti biologici, riprendendo le antiche abitudini dei nostri avi.

In cucina

I ravioli

Per raccogliere l’ortica, se non avete le mani callose di mio zio Ciccio, munitevi di guanti appropriati, devono cioè essere di gomma spessa, perché quelli chirurgici possono bucarsi.

Dopo aver fatto un raccolto di tenere foglioline, farle bollire per pochi minuti (7/8), scolarle bene e strizzarle energicamente: quando si usano le verdure per un ripieno è importante che siano con il minor contenuto di liquidi.

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Gli Gnocchi

La nonna-cuoca ha preferito utilizzare le ortiche per fare gnocchi e ravioli.

Per gli gnocchi abbiamo utilizzato le straordinarie patate di Leonessa (perché sono meno “acquose”) e pochissima farina nell’impasto.

Per i ravioli abbiamo utilizzato la ricotta di pecora del caseificio ENA.

Sia i ravioli che gli gnocchi sono stati conditi in padella con burro e salvia; il nonno-vice cuoco ha preferito aggiungere il tartufo della VALPROMA di Sambuci.

Il condimento di tali pietanze estremamente delicate è, ovviamente soggettivo; facciamo due esempi: un bel sughetto pomodoro fresco e basilico (sia per gli gnocchi che per i ravioli) ed il classico sugo di salsicce e spuntature di maiale (soprattutto per gli gnocchi), come è nella miglior tradizione della cucina romana.

P.s.: i due primi sono stati preparati in due giorni differenti; se vi rimane un po’ di ortica, come secondo, fatevi una bella frittatona e buon appetito.


Commenti

  Commenti: 1

  1. Anna Maria Marazzi


    Tutte gustose ricette le tue ma alla linea delle tue amiche non ci pensi?🤣🤣👏👏

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