L’onda primaria ritorna. Le piazze italiane per la scuola di tutti

Le manifestazioni del 29 novembre nelle piazze di tutta Italia: a Roma in piazza Bocca della Verità
Enzo Luciani - 26 Novembre 2008

Foto di Federico Ridolfi

Il Coordinamenti genitori – insegnanti di Roma e provincia Non Rubateci il Futuro  ha indetto una mobilitazione per sabato 28 novembre 2008 dalle 10 alle 14 in piazza Bocca della Verità ed ha emesso il seguente appello all’opinione pubblica, agli studenti, agli insegnanti ed ai genitori.

Dove sta la  verità?

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"E’ questa la sfida che ci consegna la piazza dal nome così impegnativo – Bocca della verità – scelta per incontrarci il 29 di novembre 2008, ad un mese esatto dal voto del Parlamento che ha convertito in legge il decreto 137, quello per intenderci sul maestro unico.

Un decreto sbagliato e confuso già nelle parole, gravissimo in sé e tanto più pericoloso perché è solo il primo di una serie di interventi che, dalla scuola dell’infanzia all’università, stanno cambiando il volto della formazione in Italia. Un decreto che non ci ha mai convinto. E dai primi di settembre abbiamo cominciato a dirlo con sempre maggiore forza e chiarezza, arrivando a scioperare più volte e a manifestare, genitori e insegnanti insieme, in centinaia di iniziative territoriali, dibattiti, notti bianche, autogestioni in tutto il paese. Ma continua ad aleggiare la domanda: chi avrà ragione? Le migliaia di insegnanti che quotidianamente fanno quello che possono per dare alle giovani generazioni un futuro degno di questo nome, le famiglie preoccupate dell’avvenire dei loro figli, o chi un giorno dichiara e quello dopo nega tutto?

Ecco perché mai come in questo momento e con questo Governo è necessario fare chiarezza, ripartire dalla realtà, chiederci a che punto siamo e quali risposte dare alle tante domande aperte.

Ecco perché questa non sarà una manifestazione come le altre e tanto più dopo la tragedia di Torino. Prima di quel dramma avremmo voluto che il 29 fosse anche una giornata per festeggiare l’aver impedito, almeno per un anno, la chiusura di tante scuole: il 30 novembre le regioni avrebbero dovuto comunicare le sedi da chiudere, ma poi il governo è tornato indietro. Non sappiamo se andrà così anche per altri provvedimenti, nella speranza che passata l’onda, quello che non è riuscito a fare ora, lo realizzerà l’anno prossimo.

Quel che sappiamo è che chi ha il potere di decidere, deve avere chiaro che non solo le scuole le vogliamo aperte, ma pretendiamo, che siano da subito sicure.

Chi governa non può annunciare un piano di “investimenti anticrisi” da 80 miliardi di Euro, contemporaneamente tagliarne 8 alla scuola in tre anni, cancellando 143.000 persone che lavorano per la scuola e riservare un paio di centinaia di milioni alla sicurezza degli edifici scolastici che intanto crollano tragicamente. Non siamo tutti così imboniti dalla TV e dalle frottole da non chiederci: come è possibile che per la scuola – per la cultura, il benessere, la sicurezza nelle scuole – i soldi non ci siano proprio MAI? Chi dice la verità: chi protesta o chi taglia?

Chiunque sente l’urgenza di questi interrogativi, sia esso mamma o maestra, studente o insegnante, precario o pensionato, bambino o artista, è benvenuto sabato 29 a Piazza della Bocca della Verità, per fare e pensare tutti insieme e gioiosamente, malgrado tutto, la buona scuola di tutti/e e per tutti."

L’onda primaria ritorna. Le piazze italiane per la scuola di tutte/i

Tutto è cominciato con la scuola elementare Iqbal Masih di Roma. Ma poi è dilagata. La voglia, la determinazione, la forza della buona scuola di tutte e per tutti, la scuola della Costituzione, con calma, ma inesorabilmente, ha bucato il muro di falsità. Grazie alle maestre che sicuramente sono uniche, ma non vogliono essere sole. Grazie ai bambini che ci hanno ricordato il senso e il valore dei tempi distesi. Grazie ai genitori che si sono lasciati prendere per mano da chi la scuola la fa, la vive, la pratica quotidianamente: la ama. E così sono nati in tutto il paese comitati di genitori e insegnanti, la spina dorsale di una rete che non accenna a fermare la propria espansione.

E così dopo gli scioperi e i cortei, le notti bianche e le occupazioni, le merende e le manifestazioni molto sonore, a un mese dall’approvazione della legge 169/08 (è solo un numero, non una “riforma”) il popolo della scuola torna a farsi sentire nelle piazze d’Italia. Per reclamare che è pronto, è attrezzato alla sfida di chi vuole distruggere la scuola pubblica, a partire dalle prossime iscrizioni in cui ribadiremo che modelli orari e offerta formativa non saranno ridotti, anzi possibilmente, ampliati. Per ribadire che nelle classi vogliamo i bambini di tutto il mondo perché ci piacciono colorate e meticcie. Per ribadire che la scuola si può e si deve cambiare e migliorare ma con il contributo di tutte/i e per questo servono investimenti, non tagli.

Avremmo voluto che fosse una giornata esclusivamente allegra, ma la morte di Vito getta un velo di tristezza in tutti noi. A lui e alle altre mille fatalità potenziali dedichiamo i nostri cortei.

Qui Torino. Una piazza sempre più grande.
Sono ormai più di due mesi che i cittadini torinesi si mobilitano in difesa dei tagli alla cultura. Il Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie di Torino (COOGEN) ha organizzato la prima assemblea con il Manifesto dei 500 il 17 settembre. È cominciata così una campagna informativa scuola per scuola, comune per comune, tanto che il 4 ottobre ci siamo trovati in 40.000 persone: era il mondo della scuola composto dalle famiglie con i loro bambini e i loro insegnanti. Una giornata indimenticabile. Da lì si sono succedute giornate con una partecipazione sempre in crescita: notte bianca il 15 ottobre, manifestazione del 30 ottobre (100.000 persone).

La volontà di essere presenti in piazza non è diminuita nel tempo. E ora l’Assemblea delle scuole di Torino e il Coordinamento hanno organizzato un presidio in piazza S. Carlo. Sarà dalle 14.30 alle 18 e parteciperanno i genitori e gli insegnanti di tutti gli ordini di scuola. Con il contributo degli studenti e degli universitari a dimostrare che il mondo della scuola e quello dell’università devono essere sostenersi a vicenda: si taglia la cultura. Si dimostrerà come il tempo pieno delle nostre scuole è un tempo che offre grandi occasioni di crescita ai nostri bambini; è un tempo in cui si possono attivare iniziative arricchenti e non si fa solo nozionismo come quello che i nostri figli “subiranno” con le sole 24 ore frontali. In quella giornata si lancerà la campagna iscrizioni, su cui stiamo spendendo molte energie. Non mancheranno ovviamente i momenti di riflessione rispetto alla tragedia del liceo Darwin di Rivoli. Proviamo indignazione per un fatto di tanta gravità. Facciamo davvero fatica a comprendere come sia possibile che la Scuola non possa essere un luogo sicuro in cui i nostri figli trascorrono le ore giornate per imparare e per crescere. I continui tagli alla scuola oltre a distruggere la qualità degli insegnamenti, non garantiscono neppure la sicurezza degli studenti e dei lavoratori. Per questo saranno preparati molti striscioni sul tema e chiederemo due minuti di silenzio.

Silvia Bodoardo – Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie

Qui Roma. Dove sta la verità?

È questa la sfida che ci consegna la piazza dal nome così impegnativo – Bocca della verità – scelta per incontrarci il 29 novembre dalle 10 alle 14, a un mese esatto dal voto del Parlamento che ha convertito in legge il decreto 137. Chi dice la verità: chi protesta contro la distruzione della Scuola o chi taglia senza discrimine e senza progetto? Le centinaia di migliaia di insegnanti che quotidianamente fanno quello che possono per dare alle giovani generazioni un futuro degno di questo nome, le famiglie preoccupate dell’avvenire dei loro figli e oggi anche del presente quotidiano, o chi un giorno dichiara e il giorno dopo nega tutto? E mentre chi ci governa annuncia un piano di “investimenti anticrisi” da 80 miliardi di euro e al tempo stesso taglia 8 miliardi alla formazione nei prossimi tre anni e cancella 143.000 persone che lavorano per la scuola, gli edifici scolastici crollano miserabilmente, sotto il peso di provvedimenti vaghi quali l’art. 7-bis della Legge 169 appena varata o deresponsabilizzanti quali il D.D.L. 81/2008.

Per tutti questi motivi quella del 29 non sarà una manifestazione come le altre, ma un momento per riflettere e chiederci con fermezza: come è possibile che per la Scuola – per la cultura, il benessere, la sicurezza nelle scuole – i soldi non ci siano proprio MAI?

Sarà un momento in cui docenti, genitori, bambini, studenti medi universitari e ricercatori si ritroveranno in piazza attorno a laboratori scientifici e pittorici, animazioni teatrali, letture, musica, giochi, punti ristoro e informativi. Un momento per condividere tutti insieme la Scuola che vogliamo, che abbiamo costruito giorno dopo giorno in tutti questi anni: la buona Scuola di tutti di tutte e per tutti.

Paola Demeo – Non rubateci il futuro

Qui Parma. Un’onda inarrestabile.

La cosa straordinaria che si sta realizzando in città e provincia di Parma è la voglia di partecipare da parte delle famiglie a quest’onda inarrestabile in difesa della scuola, dell’università e della ricerca. Una sinergia entusiasmante, che vedrà susseguirsi iniziative aperte ai genitori e alla cittadinanza in tutte le scuole del territorio fino a Natale, con lezioni di studenti, docenti e ricercatori delle diverse facoltà nelle scuole materne, elementari, medie e superiori, e laboratori degli studenti delle superiori per i loro colleghi più piccoli.

Si comincia sabato 29 novembre, in Piazzale della Pace, dalle 10.30 alle 13 genitori, docenti e alunni delle scuole elementari, medie e superiori si troveranno per dare vita ad alcune iniziative: una lezione all’aperto sulla Costituzione, e in particolare sugli articoli che riguardano il diritto allo studio, tenuta da una laureata in Giurisprudenza e rivolta ai bambini delle scuole elementari. Un coro improvvisato, con cantori di tutte le età e musicisti di accompagnamento, che eseguiranno alcuni brani tra i quali la Marcia dell’Aida. Un volantinaggio in grembiulino e fiocco giallo nel mercato settimanale di via Verdi e nei centri commerciali della città.

Nel pomeriggio, nell’Aula dei Filosofi del Palazzo Centrale dell’Università, alle ore 16.30, si terrà un’assemblea cittadina cui sono stati invitati tutti i parlamentari di maggioranza e opposizione del territorio parmense, al fine di manifestare dalle materne all’università il dissenso del mondo dell’istruzione alle politiche governative.

Roberta Roberti – La scuola siamo noi

Qui Venezia. Dall’infanzia all’università tutta la scuola sulla cresta dell’onda.

Riparte anche l’altra metà dell’onda, l’onda lunga, quella di genitori e insegnanti, lavoratori precari, docenti e non, assieme a quella giovane e tumultuosa del movimento degli studenti. Ma tenere tutto assieme fisicamente è un’impresa difficile. L’attività nella città anfibia, che non ha mai visto sosta nell’ultimo mese, attraversando le grosse manifestazioni del 10 e del 30 di ottobre, si prepara a una nuova settimana di mobilitazioni.

È il tema della cultura a dominare le iniziative infrasettimanali, ma purtroppo anche qui sfioriamo ogni giorno quella tragedia che si è consumata a Rivoli. Nonostante gli sforzi del bilancio comunale, lo stato in cui versano le scuole è spesso penoso e ad alto rischio: è di questi giorni l’evacuazione di 4 classi alla elementare S. Girolamo e mercoledì 26, in mancanza di interventi adeguati, si terrà un presidio al Consiglio Comunale.

L’Istruzione artistica, Licei e Istituto d’arte, scendono in piazza a Mestre mercoledì 26, contro “il ridimensionamento delle discipline artistiche e di laboratorio” nel Paese che conserva la parte più cospicua del patrimonio artistico mondiale. Ancora il 26 scuola aperta al Circolo Diaz. Il 28 novembre l’onda anomala si rovescia a Palazzo Grassi, luogo simbolico di una tendenza globale che si evidenzia anche a Venezia, dove la cosiddetta Cultura con la C maiuscola, diviene un terreno di investimento immediatamente produttivo su cui si dispiega una mole impressionante di lavoro precario e dequalificato, sia cognitivo che materiale, sia indigeno che migrante.

All’IUAV, venerdì 28 dibattito su (D)istruzione pubblica: scuola, università e ricerca nell’era Gelmini. Sabato 29 mattina il comitato genitori del Comprensivo Colombo di Chirignago va in piazza a con striscioni e gazebo per dibattere, manifestare e giocare con i bambini.

Infine sabato 29 dalle 15.30 alle 19 in piazza Ferretto a Mestre, le due onde, ricche della loro complementarietà, invaderanno e si incontreranno realmente nella storica piazza di Mestre, provenienti da piazzetta Coin e dal park Candiani. Dal palco centrale si terrà una maratona di brevi interventi, alternati da musica, satira e letture. Punti attrezzati: video, animazione piccoli e ristoro/giovani. Poi concerto finale.

Roberto Longo – Movimento veneziano per la difesa della scuola pubblica

Qui Milano. Perché scendiamo in piazza
Sabato 29 novembre partiremo da tre punti della città e attraverseremo il centro con un corteo allegro e colorato, magari giocando con la neve, per dissentire contro i tagli sciagurati alla scuola pubblica. Si scende in piazza per urlare quei no, forti, decisi, competenti, patiti, che spesso non si sentono pronunciati o non si vogliono ascoltare in Parlamento.

Dietro questa massa compatta e coesa che scalpita da settimane pronunciando la propria contrarietà alle politiche scolastiche decise a tavolino, non c’è bandiera. C’è il volto personale, diremmo quasi il viso, di chi aderisce spontaneamente e autonomamente alle plurime e diversificate proteste, di chi ha capito che è in gioco il diritto costituzionale all’istruzione, il futuro dei bambini e dei ragazzi. Tutto ciò dimostra che il classico “furor di popolo”, che in questo caso si potrebbe definire come la giusta e motivata “incazzatura” di gente che lavora e ci capisce contro politici inesperti assoldati e incompetenti, funziona, buca il video, esplica efficacia, viene presa ad esempio, viene ripresa, viene discussa e comunica a tutti le bugie della nuova legge diventate addirittura nuova pedagogia.

Come le motivazioni che ci vengono fornite a giustificazione della reintroduzione del maestro unico nella scuola primaria: egli infatti porterebbe finalmente chiarezza e stabilità nel vissuto emotivo dei bambini, troppo spesso frantumati nella loro identità causa presenza di una moltitudine di insegnanti che non farebbero altro se non danneggiare il fragile io dell’infante in via di costruzione, confondendolo. Balle psicologiche! Gran parte dei bambini di sei anni ha frequentato almeno uno e fino a tre anni di scuola materna prima di accedere alla primaria, confrontandosi e crescendo con più figure di riferimento. L’intelligenza sociale nasce e cresce con l’interazione, e se interagire con una figura è certamente sufficiente, incontrarne due o tre è meglio, abitua a scontri che diventano incontri d’accettazione, sollecita il problem solving relazionale, amplia la conoscenza, col conoscere gli altri, di noi stessi. Non si capisce perché i bambini che hanno già sei anni di vita alle e “sulle” spalle debbano eccepire a un principio ritenuto invece valido e fondante per gli adulti, quello che riconosce l’importanza, l’indispensabilità anzi, di una ricca vita relazionale per crescere in emozioni e cognizioni.

Le manifestazioni contano ancora! È il sano e fisiologico guitto della lucertola che si fa ricrescere la coda dopo che qualcuno gliel’ha tagliata. Noi, coda di questa società, in coda nel sistema dei privilegi e degli sprechi, siamo stati tagliati: ma ricresciamo… Ricresciamo come code per puntare alle teste e diciamo in modo fermo e pacato, a voce alta, magari ballando per le strade, che la legge Gelmini si vuole mangiare in un boccone i migliori risultati del fare scuola. Come buttare il pane, è un vero peccato.

Le/gli insegnanti dell’IC Trilussa di Milano


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