

Ricordiamo i combattenti per la Libertà. Uno per ricordarli tutti. Un libro su Giovanni Frignani
“Ufficiale superiore dei carabinieri riuniva attorno a sé numerosi carabinieri sottrattisi alla cattura dei nazifascisti, organizzandoli, assistendoli moralmente e materialmente, inquadrandoli e facendone un organismo omogeneo, saldo, pronto ad ogni prova. Arrestato sopportava per due mesi, nelle prigioni di via Tasso, torture e sofferenze per non tradire la sua fede di patriota ed il suo onore di soldato con rivelazioni sull’organizzazione militare clandestina.
Martoriato, con lo spirito fieramente drizzato contro i nemici della Patria, piegava il corpo solo sotto la mitraglia del plotone di esecuzione, Roma, 25 Febbraio 1946“. (Motivazione della Medaglia D’oro al Valor Militare concessa, alla Memoria, del Tenente Colonnello dei Reali Carabinieri, Giovanni Frignani)
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Mausoleo Militare delle Cave Ardeatine, Sala dei Sacelli – Sacello n.86 – a nome di Giovanni Frignani (1897-1944), M.O.V.M. alla Memoria.
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Quella Domenica 25 Luglio 1943, a Roma, era un giorno come un altro e tutto appariva tranquillo. Il duce, la notte precedente, era rientrato alle 4,00 a Villa Torlonia dopo avere subito la sconfitta dell’approvazione a maggioranza dell’Ordine del Giorno Grandi, che lo aveva messo in minoranza davanti al Gran Consiglio del Fascismo.
Alle 9,00, il duce, era andato a Palazzo Venezia – percorrendo in auto la solita strada controllata da poliziotti e carabinieri e dopo che la “Squadra Fognature”, della “Presidenziale” (la sua scorta personale) aveva controllato fogne e tombini lungo tutto il percorso – e dopo avere letto il consueto “Mattinale”, che tra le altre riportava la notizia del bombardamento notturno di Bologna, aveva ricevuto l’Ambasciatore giapponese e poi telefonato alla Segreteria particolare del re, Vittorio Emanuele III, per fissare un appuntamento, che era stato stabilito per le 17,00 di quel pomeriggio a Villa Savoia. Mussolini si preparava a riferire al re su quanto era accaduto nella Riunione del Gran Consiglio del giorno prima, senza minimamente sospettare di quello che lo attendeva e che, quel pomeriggio, sarebbe accaduto.
Puntualmente, alle 17,00, Mussolini fu ricevuto dal re che lo attendeva (mentre il suo aiutante di Campo, il Generale Paolo Puntoni, era in una stanza attigua armato con una pistola col colpo in canna). Vittorio Emanuele III comunicò a Mussolini di averlo sollevato dagli incarichi di Governo che ricopriva, avendoli conferiti al Maresciallo D’Italia Pietro Badoglio. Senza alcuna reazione Mussolini si congedò dal re e, arrivato all’uscita di Villa Savoia, erano le 17,20, fu avvicinato da tre Ufficiali dei Reali Carabinieri: Il Tenente Colonnello Giovanni Frignani, e i Capitani Raffaele Aversa e Paolo Vigneri, che lo pregarono – per la sua sicurezza – di salire su di un’ambulanza militare con i vetri oscurati.
L’arresto di Benito Mussolini era compiuto, senza che i 50 Carabinieri Reali che avevano circondato la zona della Villa reale, fossero dovuti intervenire: quello che i fascisti chiameranno il “Colpo di Stato del re”, si era compiuto in modo incruento e da quel momento, la storia d’Italia avrebbe avuto una brusca e rovinosa accelerazione.
Come poi quell’arresto terminerà – con la cosiddetta “Operazione Quercia” del 12 Settembre 43, ovvero la liberazione di Mussolini dalla prigionia del Gran Sasso ad opera dei Diavoli Verdi, i Paracadutisti tedeschi del Generale Kurt Student e la nascita, il 23 Settembre successivo, della Repubblica Sociale Italiana – è certo cosa nota. Meno nota è, magari, la storia di uno di quegli Ufficiali dei Reali Carabinieri, Il Tenente Colonnello Giovanni Frignani. A raccontarcela – a pochi giorni dall’80° Anniversario del 25 Aprile 1945 – ha pensato con un Libro – “L’Uomo che arrestò Mussolini”, Marlin. 2025 – lo Storico Mario Avagliano. Si tratta del Volume di cui oggi vi propongo la lettura.
Tra i militari attivi nella Resistenza ci furono anche molti Carabinieri Reali che erano sfuggiti al rastrellamento tedesco che, il 7 Ottobre del 1943, ne deporterà oltre 1.500 che erano di stanza a Roma. Dodici di essi furono trucidati alle Cave Ardeatine.
Uno di questi fu il Tenente Colonnello Giovanni Frignani, di Ravenna, volontario nella Grande Guerra, decorato sul Piave con una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, componente dei Servizi Segreti militari del Corpo D’Armata e protagonista di casi clamorosi di controspionaggio, come quello francese ai danni della Regia Marina e comandato ad investigare sulle malefatte del regime fascista (in particolare sugli oscuri traffici del Ministro dell’Agricoltura Carlo Pareschi, il gerarca prediletto di Claretta Petacci, che sarà poi, il 24 Luglio 1943, tra i firmatari dell’”O.d.G, Grandi” e per questo verrà processato, condannato e fucilato a Verona, l’11 Gennaio del 1944) per tutto ciò, inviso a Mussolini, che, per compiacere la sua amante, ne ordinò il trasferimento da Roma, ordine che però il Generale Angelo Cerica, al tempo Comandante generale dell’Arma non eseguì (i Carabinieri Reali avevano prestato giuramento al re e non a Mussolini). (*)
Nonostante il fratello Giuseppe fosse stato deputato fascista, Sottosegretario alle Finanze e uomo di fiducia del duce nel mondo delle Banche, il 25 Luglio 1943, il Comando Generale dell’Arma affidò proprio a Frignani il compito dell’arresto di Benito Mussolini all’uscita di Villa Savoia a seguito del colloquio con il re. Frignani condusse anche la perquisizione in casa della Famiglia Petacci con il successivo sequestro dei diari di Claretta Petacci e delle lettere del duce alla sua amante. Il mese successivo, sempre Frignani fu protagonista di un altro episodio che fece rumore: la morte del gerarca fascista Ettore Muti, ex Segretario del P.N.F. che, la notte del 24 Agosto 1943, venne prelevato dalla sua abitazione, condotto nella vicina Pineta di Fregene e li assassinato, sembra per ordine diretto di Pietro Badoglio, da poco divenuto Primo Ministro e Segretario di Stato al posto del duce.
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Dopo l’8 Settembre 1943, fascisti e nazisti, che non avevano mai perdonato a Frignani quella sua condotta, misero una taglia sulla testa dell’Ufficiale dei Reali Carabinieri, che fu tra i principali promotori del Fronte Militare Clandestino dei Carabinieri (la “Banda Caruso”, dal nome del Generale dei Carabinieri Filippo Caruso che la comandava) inquadrato nella più ampia Organizzazione, il Fronte Militare Clandestino di Resistenza, guidata dal Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo anche lui, in seguito, ammazzato alle Cave Ardeatine. Arrestato dalle SS, su delazione di una donna tedesca che lo ospitava (in realtà una spia nazista) Frignani finirà nel Carcere tedesco di Via Tasso e, il 24 Marzo 1944, verrà assassinato alle Cave Ardeatine, insieme agli altri 334 antifascisti innocenti.
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Mario Avagliano, facendo ricorso a lettere, memoriali, documenti d’archivio, testimonianze di parenti, ricostruisce la sua vita avventurosa e intrepida. Un viaggio appassionante attraverso il fascismo di un Carabiniere (non il solo) eroe della Resistenza antinazifascista. In una delle molte interviste rilasciate sul suo libro, lo Storico di Cava de’ Tirreni (Salerno) dichiarerà:
“La storia del tenente colonnello dei carabinieri Giovanni Frignani merita di essere conosciuta dagli italiani. Frignani è infatti protagonista di alcuni dei momenti clou del Novecento: partecipa alla battaglia del Piave che decide la vittoria dell’Italia nella Grande Guerra, organizza e coordina l’arresto di Mussolini il 25 luglio 1943, sovrintende al sequestro dei diari di Claretta Petacci e delle lettere del duce all’amante, è uno dei capi della Resistenza dei carabinieri a Roma, finisce vittima del terribile eccidio delle Fosse Ardeatine.
La sua biografia di uomo, di carabiniere, di resistente è appassionante e commovente, è un vero e proprio romanzo storico e ci conduce alla scoperta di un Italiano che ebbe il coraggio di sacrificarsi per la libertà.”.
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Dall’Introduzione del Volume:
“Tra i militari attivi nella Resistenza a Roma ci furono anche migliaia di carabinieri e dodici di essi furono trucidati alle Fosse Ardeatine: sei ufficiali, tre sottufficiali e tre carabinieri semplici, tutti decorati con medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
La loro storia personale s’intreccia con quella più generale dell’Arma nel biennio 1943-1945, malvista dai nazisti e dai fascisti per il tradizionale distacco che aveva sempre mantenuto nei confronti del regime di Mussolini e per il legame con la monarchia, nella quale molti carabinieri, al pari di tanti altri militari, videro il simbolo della continuità statale italiana dopo l’armistizio.
Uno di questi carabinieri era il tenente colonnello Giovanni Frignani, originario di Ravenna. Volontario durante la Grande Guerra, aveva combattuto sulle trincee del Piave ed era stato membro dei servizi segreti militari, risolvendo casi importanti di controspionaggio internazionale e catturando due pericolose spie al soldo della Francia. Una carriera brillante, impreziosita da medaglie, encomi e riconoscimenti, sempre tenendosi a debita distanza dal regime fascista, nonostante che il fratello Giuseppe fosse stato il ras di Ravenna ai tempi delle violenze squadriste di Italo Balbo e Dino Grandi, e poi deputato del Listone del 1924, sottosegretario alle Finanze e uomo di fiducia del duce nel mondo delle banche.
Negli anni di guerra, Frignani registrò senza censure il crescente malcontento e l’insoddisfazione della popolazione verso Mussolini e il fascismo, e segnalò le azioni poco edificanti di alcuni gerarchi e anche le manovre e le misure adottate dall’alleato tedesco per una possibile futura occupazione dell’Italia. Ma le sue informative, se erano apprezzate dal Comando Generale dell’Arma, procuravano invece fastidio al duce e ai suoi diretti collaboratori, tanto che nel giugno 1943 il dittatore ne chiese l’allontanamento da Roma e l’invio in zona di fronte.”
(*) Tra i Carabinieri partigiani va ancora ricordato il Capitano Raffaele Aversa (1906-1944) che con Frignani e Vigneri parteciperà all’arresto di Mussolini, il 25 Luglio 1943. Anche Aversa, dopo l’8 Settembre 43, entrerà a far parte della “Banda Caruso” e anche lui, come Frignani, finirà nella Lista dei 335 assassinati alle Cave Ardeatine, ricevendo la Medaglia D’Oro al Valor Militare alla Memoria, con la seguente motivazione:
“Ufficiale dei CC.RR. comandante di una compagnia della Capitale, opponeva dopo l’armistizio, all’azione aperta ed alle mene subdole dell’oppressore tedesco e del fascismo risorgente, il sistematico ostruzionismo proprio e dei dipendenti.
Sfidava ancora i nazi-fascisti sottraendo i suoi uomini ad ignominiosa cattura. Riannodatene le file e raccolti numerosi sbandati dell’Arma, ne indirizzava le energie alla lotta clandestina, cooperando con ardore, sprezzante d’ogni rischio, a forgiarne sempre più vasta e possente compagine. Arrestato dalla polizia tedesca come organizzatore di bande armate, sopportava per due mesi, nelle prigioni di via Tasso, sevizie e torture che non valsero a strappargli alcuna rivelazione.
Fiaccato nel corpo, indomito nello spirito sempre drizzato fieramente contro i nemici della Patria cadeva sotto la mitraglia del plotone di esecuzione alle Fosse Ardeatine. – Roma, 25 Febbraio 1946. “.
I resti mortali del Capitano Raffaele Aversa sono sepolti nel Sacello n. 83 del Mausoleo Militare delle Cave Ardeatine.
Ancora, tra i Carabinieri partigiani occorre ricordare il Brigadiere Angelo Joppi (1904-1984), anche lui facente parte della “Banda Caruso”. Attivo in numerose azioni partigiane sarà catturato due volte dai tedeschi. La prima volta riuscirà a fuggire e a riprendere la lotta. La seconda volta verrà condotto a Via Tasso e duramente torturato per tre mesi.
Destinato ad essere fucilato dai tedeschi in ritirata da Roma, si salverà perché il camion su cui era stato caricato avrà un guasto e con i prigionieri che erano con lui su quell’automezzo verrà ricondotto in cella. Liberato il 4 Giugno del 1944 verrà decorato di Medaglia D’Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione:
“Sottufficiale dei Carabinieri Reali, caposquadra del fronte militare di resistenza della Capitale (Banda CC.RR. Caruso) audace fino alla temerarietà sempre primo in ogni ardua contingenza e in ogni iniziativa rischiosa, sfidando impavido le insidie della polizia nazi-fascista che lo ricercava attivamente, eseguì personalmente diversi ed importanti atti di sabotaggio e di distruzione contro il nemico. Arrestato una prima volta, riuscì a fuggire dalle mani della polizia fascista, continuando imperturbabile la sua intensa attività di organizzatore.
Arrestato successivamente e rinchiuso nelle tetre prigioni di via Tasso, vi giacque per circa novanta giorni, subendo ventotto martorianti interrogatori, e le più atroci, massacranti, immense torture, per estorcergli rivelazioni sull’organizzazione del fronte militare di resistenza. Sopportò con adamantina eroica fermezza i più strazianti, feroci supplizi, che resero il suo corpo permanentemente invalido, per nascondere severamente il segreto. Luminoso, sublime esempio di alte virtù militari, di assoluto sprezzo del pericolo, di completa, appassionata dedizione alla causa della Patria. Roma, 15 Maggio 1946”.
Promosso Maresciallo per meriti di guerra, alla sua morte la Stazione dei Carabinieri di Bomarzo (VT) verrà intitolata a suo nome.
Sulla vita e sulla lotta indomita del Maresciallo Angelo Joppi, la Casa Editrice bolognese Minerva ha pubblicato, nel 2014, il Volume Intitolato: “Non ho parlato, storia di un Carabiniere torturato dai nazisti”.
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