

Prima di costruire l’argine occorreva trasferire i 900 residenti dell’Idroscalo
Vent’anni. È il tempo che Ostia Ponente ha aspettato il polo sportivo promesso nel 2004, tra sogni di campi da calcio, strutture polivalenti e persino uno skate park.
Oggi, però, quel sogno è definitivamente svanito: il Comune ha deciso di chiudere la pratica, archiviando un progetto che non ha mai visto la luce.
La storia era iniziata con grandi ambizioni. La convenzione urbanistica prevedeva due campi da calcio, due da calcetto, spogliatoi, aree per lo skate, impianti di energia solare, parcheggi e persino un argine sul Tevere, necessario per proteggere la zona dal rischio idrogeologico. Un investimento da 4,7 milioni di euro, destinato a trasformare il quartiere in un vero polo sportivo.
Ma i piani si sono scontrati con la realtà: l’Ardis, l’Agenzia regionale di difesa del suolo, ha giudicato l’intervento “inammissibile idraulicamente”.
La motivazione era chiara: prima di costruire l’argine, occorreva trasferire 900 residenti dell’Idroscalo, immobili che costituivano un rischio per la sicurezza pubblica e privata. Operazione complessa e lunga, impossibile da realizzare nel breve periodo.
Dopo anni di rinvii e aggiornamenti, la decisione è stata confermata in più sedi: dalla prefettura, nel 2024, e successivamente in commissione sport, a gennaio 2025.
L’assessore all’urbanistica Maurizio Veloccia, rispondendo all’interrogazione del consigliere di Forza Italia Francesco Carpano, ha chiuso definitivamente il capitolo: “Al momento non risulta percorribile l’ipotesi di avviare la realizzazione del parco sportivo”.
Il Comune ha quindi avviato la conclusione dei rapporti convenzionali, chiedendo gli oneri dovuti e predisponendo gli atti per accertare eventuali crediti a favore di Roma Capitale.
Per Ostia Ponente, resta solo il rimpianto di un progetto nato con grandi aspettative e finito, vent’anni dopo, in un nulla burocratico.
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