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Perché non si affronta con i cittadini il destino del Comprensorio Casilino?

Lo chiede il Comitato Torpignattara. Il rischio per il territorio sono colate di cemento proposte dal Consorzio Centro Direzionale Casilino
Riceviamo e pubblichiamo - 20 Novembre 2009

Forse non tutti conoscono l’infelice e scientificamente accertata collezione di primati negativi che detiene Torpignattara e l’intero Municipio VI.
Autorevoli studi corredati da indici, misurazioni, complicate equazioni matematiche attestano in maniera inequivocabile l’ingloriosa conquista del podio in quanto a:
-densità abitativa (al secondo posto nella capitale)
-percentuale di verde pro-capite (prossima allo zero)
-percentuale spropositata di macchine in rapporto agli abitanti
-percentuale di polveri sottili nell’aria (sempre al secondo posto nella capitale-la temperatura è mediamente più alta di un grado rispetto alla media cittadina).

“Sai che novità!” molti penseranno. Per chi vive a Torpignattara si tratta di una certificazione dell’evidenza.
Basta fare due passi per via dell’Acqua Bullicante (ma potrebbe essere in qualsiasi altra strada), tirare su col naso, arrischiare un attraversamento, tentare una conversazione senza urlare, cercare uno spazio aperto possibilmente con una panchina e tre alberelli per avere la certezza empirica della triste inconfutabilità di questi indici.
Ma, per favore, aspettate qualche riga prima di demoralizzarvi. Mantenete in caldo la reazione perché il racconto manca ancora di un paio di passaggi cruciali.

E’ vero infatti che sprofondiamo giorno dopo giorno nei bassifondi della scala di vivibilità ma abbiamo pure un asso nella manica.
Il Comprensorio Casilino, per chi non lo sapesse. 143 ettari di agro romano pressoché integro e al momento abbandonato tra le vie Prenestina, Casilina, Acqua Bullicante e Viale della Primavera. Un polmone verde enorme nel cuore del quadrante sud-orientale della città che, udite udite, trabocca di tesori storici e archeologici, ville romane, zone sepolcrali, mausolei e niente meno che le terze catacombe per estensione della città.
E’ fatta ho pensato. Abbiamo a un passo la soluzione. E se un problema senza soluzione diventa una cancrena, un problema con una soluzione si traduce in un’opportunità.
Allora perché non trasformare il Comprensorio Casilino in un parco polifunzionale?

Un parco pieno di servizi -per intenderci- che ospiti musei, itinerari archeologici, teatri all’aperto, orti botanici, piste ciclabili, ludoteche, orti cittadini, biblioteche e chi più ne ha più ne metta. Un parco così è un paradiso per la città e un polo di attrazione per il turismo nazionale ed internazionale. Del pregio archeologico dell’area s’è accorta pure un’università inglese che la sta studiando e si stupisce di come stia lì a consumarsi nel dimenticatoio. Perché allora non farne il volano di una rinascita e l’incubatore di un modello di sviluppo finalmente compatibile con le caratteristiche del territorio e con i diritti di chi ci vive? Un’occasione per rilanciare il commercio nelle aree adiacenti, ormai allo stremo, per creare nuove opportunità legate al turismo in un’area della città confinata ai margini del tessuto sociale ed economico?
Non è fantascienza. A Milano con il Parco Nord è successo, tanto per citare un esempio che per caratteristiche geografiche e storiche ha molti punti in comune con il Comprensorio Casilino.
Si può fare (ops scusate la citazione) è talmente ovvio, banale, immediato come spesso solo il buon senso sa essere.
Ma purtroppo mi sbagliavo… povera illusa impregnata dell’ingenuità delle favole!
Perché la storia sta seguendo tutto un altro corso.

La politica, questa volta impersonata dalle “Autorità Comunali”, invece di venire a chiedere a noi, ai cittadini che farne di questo patrimonio abbandonato, di questa risorsa preziosa e svilita (non è così che dovrebbe funzionare la democrazia partecipata?), invece di analizzare, magari dai comodi scranni dei bei palazzi del centro, i livelli miserabili degli indicatori di qualità della vita che ci contraddistinguono, ha pensato bene di prendere in considerazione la proposta del Consorzio Centro Direzionale Casilino.
Esiste un documento, un “pro-memoria” per l’esattezza, a firma degli assessori Corsini e Ghera in cui è tracciato l’inquietante destino nostro e del Comprensorio.
Ci aspetta un’infinita colata di cemento. Una miriade di appartamenti, torri direzionali, centri commerciali, con il bel corredo di auto, traffico, inquinamento che ne consegue. Un incubo per noi. Una condanna per i piccoli esercenti. Un sogno per il Consorzio Centro Direzionale Casilino che dai tempi dello SDO mira a seppellire il Comprensorio col suo esercito di ruspe. D’altraparte come non dargli atto della perseveranza ed efficienza.
Non per niente con una sentenza del TAR del 2006 è riuscito a sbarazzarsi del vincolo paesaggistico apposto sull’intera area dal Ministero dei Beni Culturali. E sicuramente i più attenti avranno notato “l’inspiegabile” deviazione del tracciato della matro C che originariamente collocato sotto la via Casilina ora passa proprio sotto al Comprensorio (fermata Teano).

Ecco ora è il momento di demoralizzarsi, anzi di indignarsi come mi sono indignata io quando ho saputo di questa pietra tombale fatta di centinaia di migliaia di metri cubi di cemento che incombe sui nostri diritti, sulla nostra dignità di cittadini, sul futuro di questa zona condannata ad un degrado inarrestabile.
Sì adesso è il momento di indignarsi anzi per favore fatelo!

Valeria Garbati – Comitato Torpignattara


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