

Publio Fiori spiega le motivazioni che lo hanno spinto a costituire il movimento
Perché Rifondazione Democristiana? Di Publio Fiori
A coloro che mi chiedono le ragioni che mi hanno spinto a costituire con altri amici il movimento di “Rifondazione Democristiana” rispondo con alcune considerazioni.
1. “Rifondazione Democristiana” è un movimento che punta a riportare laicamente nella politica una cultura d’ispirazione cristiana. Dietro questa sigla non ci sono ambizioni personali di alcun genere ma solo l’intenzione di recuperare l’impegno dei cattolici per superare l’attuale crisi con un progetto fondato su precisi valori.
Condivido tutte le perplessità che vengono avanzate sulla possibilità di “rifare la DC”. Anche io sono dell’idea che probabilmente quella fu una esperienza irripetibile sotto moltepl! ici aspetti e che l’attuale scenario politico ha bisogno di attori nuovi e di strategie diverse. C’è però una richiesta che con sempre più forza proviene dalla società: il recupero di valori e di principi che facciano riconciliare la politica con l’etica e che consentano il superamento di questo bipolarismo che, dovendo privilegiare il momento dell’aggregazione rispetto a quello delle identità, finisce per accantonare i valori di riferimento di ogni forza politica.
2. C’è, dunque, bisogno di una iniziativa, prima culturale che politica, per affrontare i temi della partecipazione dei cittadini, dei valori naturali e costituzionali da porre a base dell’azione politica e del progetto di società che si vuole realizzare dopo la caduta dell’utopia collettivista e il declino del mito liberista. C’è poi il tema del ruolo istituzionale della cultura democratico-cristiana sulle grandi questioni valoriali in relazione all’esigenza di realizzare uno spazio condiviso e qualitativam! ente rilevante in funzione del bene comune.
A questo proposito, ora che la pietosa e drammatica vicenda di Eluana si è conclusa, credo siano opportune alcune considerazioni specie dopo gli scontri, le scomposte contrapposizioni e le strumentalizzazioni politiche cui abbiamo assistito. Considerazioni che attengono al ruolo della politica e del cattolicesimo politico in relazione alla difesa dei “valori non negoziabili”.
Nella storia del cattolicesimo politico la Democrazia Cristiana ha sempre rivendicato, da un lato il diritto di difendere anche in sede istituzionale i valori di riferimento e, dall’altro, la laicità e l’autonomia della propria azione politica, testimoniando così la capacità di governare il pluralismo e di trovare punti di mediazione tra posizioni che appaiono distanti e, talvolta, incompatibili.
La DC ha sempre interpretato la “laicità” non come un modo per escludere dalla razionalità politica le espressioni religiose, né per viverla come sinon! imo di neutralità, ma come il mezzo per ricercare e trovare un “punto comune di ragione” che realizzi il più ampio consenso intorno ad un sistema condiviso di valori umani.
A questo proposito è interessante ricordare la lettera che Benedetto Croce scrisse a De Gasperi, in partenza per la conferenza di pace alla fine della guerra, che chiude con questa frase <>. E’ una alta testimonianza di quell’unità spirituale tra un laico e un cattolico volta al bene comune della Patria e che rappresenta il fondamento della nostra identità nazionale.
Identità nazionale che scaturisce da una politica che sa coniugare tra loro la filosofia, la teologia e le scienze in una visione unitaria rivolta al bene comune.
Quindi una idea della religione che non venga intesa come fatto intimistico e privato, ma che consenta al cristiano di battersi in una società democratica per ! far valere i propri valori. Una idea della laicità che permetta l’incontro di credenti con soggetti diversi per cultura, religione, ideologia e modi di vita per la conquista di un terreno comune dove le differenze e le identità non siano cancellate ma, al contrario, trovino modo di manifestarsi nel dibattito politico alla ricerca di una mediazione che eviti rotture e contrapposizioni insanabili.
Se, infatti, le religioni e le ideologie sono legittimamente titolari di “valori non negoziabili”, la politica è anche “mediazione” perché suo compito è quello di realizzare intorno ad una maggioranza un patto che trovi un punto di equilibrio tra una concezione unica di valori e una sorta di relativismo che neghi la esistenza stessa di valori.
Pertanto, mentre la laicità non deve essere interpretata come luogo svuotato da contenuti religiosi, l’impegno politico dei cattolici deve coltivare l’ascolto reciproco, senza scontri e senza strumentalizzazioni propagandistiche. Cerca! ndo di circoscrivere uno spazio dove credenti e non credenti possano discutere dei principi, delle differenze da rispettare, delle derive da evitare e di ciò che è accettabile. Ma senza nascondere le convinzioni e senza accettare la dissoluzione dei principi.
Distanti dall’indifferenza e dal neutralismo, ma anche da derive identitarie che impediscano pregiudizialmente a tutti il diritto di agire politicamente per la realizzazione dei propri valori di riferimento.
Questa è stata la cultura della DC e questa è la ragione di fondo su cui vorremmo “rifondare” la tradizione democraticocristiana come progetto più culturale che politico. Come “metafora” per ridisegnare un ambito di confronto che non sia caratterizzato né da un progressivo nihilismo laicista, né da una imposizione giuridica di una unica concezione di valori.
La difesa politica di “valori non negoziabili” non si realizza politicamente con l’intransigentismo, bensì con l’inaugurazione di un metodo che consenta! il confronto volto a recuperare un sistema di valori, un minimo comune denominatore, fortemente condiviso e pertanto sufficiente a garantire una autentica coesione sociale.
E’ una politica che punta ad “includere” e non ad “escludere”; che difende le identità e i valori ma che, contemporaneamente, ricerca pazientemente un punto d’incontro di alto profilo qualitativo idoneo a realizzare uno spazio comune di convivenza al di sopra del quale permangono le diversità, le contrapposizioni e le distinzioni.
Questa nostra disponibilità si arresta solo dinanzi a chi nega cittadinanza alla religione e ai valori e a chi strumentalizza religione e valori per scatenare scontri politici.
Si sente il bisogno di una forza politica che faccia proprie queste esigenze, che torni alla sostanza delle cose, che abbandoni il sistema degli scontri mediatici e la pseudo-cultura dell’apparire.
Ma è un processo lungo perché presuppone un profondo cambiamento prima culturale che politi! co.
3. C’è, dunque, l’esigenza di proporre un concreto programma che dia risposte adeguate alla grave crisi in atto. Perché dinanzi alla sempre più evidente crisi socioeconomica la gente chiede alla politica provvedimenti e comportamenti che sappiano raccogliere l’esigenza di un cambiamento profondo dello stesso sistema produttivo-consumistico e, comunque, del modello di sviluppo.
Al contrario, l’attuale politica mostra di non essere in grado di assumersi questa responsabilità e, soprattutto, di lavorare sui fermenti positivi che anche da questa crisi possono emergere.
E’ da queste constatazioni che scaturisce l’esigenza del ruolo dei cattolici che non possono continuare ad assistere come testimoni assenti e distratti al declino del Paese.
Perché in parallelo alla crisi socioeconomica di livello internazionale, c’è una crisi di valori, di cultura, istituzionale e politica tutta italiana. E’ una situazione che ricorda quella della fine della 2^ guerra mondiale qu! ando un gruppo d’intellettuali cattolici si riunì presso il monastero benedettino di Camaldoli per fissare i principi fondamentali del pensiero sociale cattolico in relazione alle importanti scelte politiche da assumere per il futuro del Paese.
Ne nacque il “Codice di Camaldoli” che arricchì il lavoro dei costituenti e il pensiero democratico-cristiano e i cui principi si ritrovano nelle prime riforme del dopoguerra.
Oggi siamo dinanzi allo stesso problema: una crisi profonda sotto diversi aspetti e una politica inadeguata a coglierne le ragioni e a proporre soluzioni che non siano solo volte a misure d’emergenza. Incapace anche di riflettere su quei fermenti che dalla stessa crisi stanno emergendo e che ci spingono a recuperare modi di vita diversi da quelli indotti da questa pseudo-cultura individualista che accomuna gli attuali schieramenti con la necessità di alcuni provvedimenti strutturali che affrontino concretamente i nodi della crisi e dello sviluppo sostenibile.!
Tra tutti gli interventi necessari e urgenti la priorità spetta alla famiglia che è il primo, vero “ammortizzatore sociale”. Una politica per la famiglia è, infatti, nello stesso tempo una politica per i giovani e per gli anziani, per la solidarietà e la sussidiarietà, per l’educazione, per l’assistenza, per la lotta alla droga e alle devianze sociali.
A tal fine il primo impegno è per il “quoziente famigliare”, che tutti (Centro-destra e Centro-sinistra) invocano ma che nessuno realizza, con il quale si otterrebbe una detassazione dei redditi delle famiglie con figli; poi una seria politica abitativa per contenere i prezzi delle case, dei mutui e degli affitti; infine una riforma dei servizi sociali in una ottica famigliare (assistenza domiciliare, asili nido, ecc.).
Questo è solo un esempio. Ma credo che i cattolici siano in grado di predisporre un progetto complessivo su tutti i più importanti settori della vita sociale.
C’è dunque, un grande spazio per ! una nuova iniziativa culturale e politica dei cattolici. Non è solo una opportunità; ritengo sia un dovere come cattolici e come cittadini.
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