

I magistrati di viale Mazzini hanno ricordato al sindaco le criticità legate all'intervento
Sembrava un’opera simbolo, un nuovo approdo per migliaia di pellegrini attesi nel 2025. E invece, il porto crocieristico di Fiumicino rischia seriamente di non salpare mai.
A mettere nero su bianco il pericolo che incombe è la Corte dei Conti, che ha suonato il campanello d’allarme con una delibera datata 24 giugno: “Valutare attentamente se abbia ancora senso mantenerlo tra le opere giubilari”.
Una bocciatura non definitiva, ma pesante. E ora il sindaco di Roma e commissario straordinario per il Giubileo, Roberto Gualtieri, dovrà scegliere: continuare a sostenere un progetto finito al centro delle polemiche o voltare pagina e lasciarlo fuori dalla lista delle priorità.
La storia del porto crocieristico di Fiumicino è quella di un’opera ambiziosa e, secondo molti, fin troppo “generosa” per un evento religioso. Inizialmente concepito come uno snodo strategico per accogliere pellegrini via mare, si è poi trasformato – almeno sulla carta – in qualcosa di più: un terminal crocieristico privato che avrebbe dovuto accogliere navi da lusso, movimentare turismo e rilanciare l’intero waterfront.
Peccato che il progetto sia rimasto impantanato tra ritardi burocratici, proteste locali e, soprattutto, una valutazione di impatto ambientale (VIA) mai rilasciata. Senza quel via libera, infatti, il Comune di Fiumicino non ha potuto adempiere alle raccomandazioni dell’Autorità Antitrust: pubblicare il progetto aggiornato, ricalcolare la durata della concessione, e garantire che il porto rimanesse per lo più commerciale, con solo un 20% riservato alle crociere.
A tutto ciò si aggiunge un altro dato rilevante: l’abbandono del mini-lotto funzionale che avrebbe permesso, già entro il 2025, l’attracco di piccole navi da crociera con la tecnica del “tendering”, utile proprio per l’arrivo dei pellegrini. Due progetti per questa struttura erano stati messi a punto dalla società Fiumicino Waterfront, ma alla fine accantonati “in seguito alle proteste locali e all’assenza di un iter approvativo chiaro”, scrivono i magistrati contabili.
Tradotto: non esiste oggi alcun legame concreto tra quel porto e il Giubileo.
Ecco perché la Corte dei Conti invita ora il sindaco Gualtieri a “valutare l’opportunità del perdurante inserimento” dell’intervento nel programma giubilare. Un modo elegante per dire che, forse, è il momento di mollare gli ormeggi.
Dall’altra parte, il fronte critico si rafforza. La consigliera regionale PD di Fiumicino, Michela Califano, non ha usato mezzi termini:
“Ora anche la Corte dei Conti lo certifica: il porto crocieristico è un’opera incoerente con le celebrazioni. Non è altro che una speculazione mascherata. Va stralciato subito dal pacchetto giubilare.”
Califano punta il dito anche su un altro punto: esiste già un porto, quello commerciale, finanziato e pubblico, sotto l’egida dell’Autorità di Sistema Portuale.
“È su quello che dobbiamo puntare, non su un terminal privato che non serve a nessuno.”
Mentre le carte si accumulano sulle scrivanie istituzionali e i tecnici smarcano le scadenze, la domanda resta: ha ancora senso costruire un’opera da centinaia di milioni di euro, senza alcun legame con l’Anno Santo? Oppure è tempo di chiudere il dossier e riscrivere la rotta?
Il porto crocieristico di Fiumicino, per ora, resta lì: a metà tra l’ambizione e la realtà, tra il sogno del rilancio e l’incubo della cancellazione.
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