

È la festa del lavoro, ma anche il rinnovo di una tradizione popolare romana. Fave fresche e fave secche, quali sono le più buone? Le ricette
Il primo maggio è la festa del lavoro, ma anche delle fave fresche col pecorino.
La festa dei lavoratori ha origine dalle lotte sindacali dell’ottocento: il primo maggio del 1867, nello stato dell’Illinois, entrò in vigore la legge che limitava il lavoro giornaliero a “solo” otto ore al giorno.
In Italia la legge delle otto ore entrò in vigore nel 1923 per Regio decreto, leg. n. 692.
Ma a Roma a tavola come si festeggia il primo maggio?
Con fave fresche e pecorino con la lacrima.
Cari lettori noi crediamo che in tutta Italia ci sia l’usanza di utilizzare, in questo periodo, i legumi freschi, ma, se ancora non lo avete fatto e prima che vadano a male, è il caso di utilizzare anche i legumi secchi: fave fresche e fave secche, quali sono le più buone?

I modi di cuocerle sono veramente differenti, per cui cominciamo con quelle fresche.
Scegliete le fave che abbiano i baccelli molto freschi, perché cotti assieme ai semi sono buonissimi: bisogna togliere il picciolo ed il filamento laterale, quindi lessarli per 5/10 minuti (dipende dalla freschezza) e poi scolarli bene.
A parte preparare un soffritto con aglio fresco, timo, guanciale, peperoncino q.b., 2/3 pomodorini; quindi unire i semi crudi e i baccelli lessati: questo piatto potrebbe essere un condimento per una pasta asciutta oppure un ottimo contorno per gli involtini di melanzane al forno.
Nella foto a lato: Fave fresche cotte con guanciale e formaggio. Il formaggio si chiama: Tufarina Veja, caseificio: Alchimista Lactis ed è stato gentilmente concesso dalla signora Angelica, box 15, mercato Casilino 23.

Per cuocere le fave secche (numerose sono le varianti) cercheremo di fare un breve riassunto.
Si consiglia di utilizzare le fave già decorticate per velocizzare la “Purea di fave secche”, il famoso piatto pugliese che sta spopolando in tanti menu per veri buongustai:
La purea di fave storicamente si accompagna con le cicorie amarognole di campagna, ripassate in padella con aglio-olio-peperoncino; ma anche con i peperoni verdi fritti.
Ed eccoci ad una variante più dietetica (se fà pe’ dì): anziché i peperoni fritti abbiamo utilizzato i grossi peperoni rossi arrostiti sulla piastra.
Altri “contorni”: cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti cotta in acqua e aceto, fino a far evaporare tutto il liquido; alici e calamari fritti; olive nere e acini d’uva; ‘ncapriata (una zuppa di verza e erbe selvatiche).
Questo straordinario piatto ha moltissime varianti (ogni paese pugliese vanta le sue) ed aveva un grande estimatore, Federico II di Svevia, che lo considerava il cibo migliore in assoluto.
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