Ricordo di don Luigi Di Liegro

A 12 anni dalla sua scomparsa
di Luciano Di Pietrantonio - 11 Ottobre 2009

Un giorno triste quel 12 ottobre 1997.

Tuttavia gli anni sono volati, da quando il Fondatore della Caritas Diocesana di Roma ha lasciato questo mondo.

La tristezza, il ricordo, la testimonianza, di questo “grande prete romano”, sono sentimenti presenti negli ambienti e nelle realtà – non solo romane – ove vivono lavorano e studiano tante persone (uomini e donne), che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Sono anche molti, coloro che ne hanno sentito parlare da racconti orali, oppure leggendo i suoi scritti o conoscendo le sue iniziative caritatevoli concrete, come l’Ostello di Roma Termini, la casa di Villa Glori o di S. Giacinta.
Cosa ci direbbe oggi Don Luigi? O meglio, di che cosa si potrebbe interessare?

Sicuramente dei mendicanti o barboni, dei senzatetto, dei disoccupati, di emigranti, dei lavoratori stranieri, degli anziani in difficoltà, nella sostanza – come venivano chiamati da Don Luigi – i più poveri: gli ultimi.
Sembra una cosa assurda, ma da quando Don Luigi Di Liegro non è più fra noi fisicamente, questi problemi hanno la caratteristica di emergenza sociale.

Il suo spirito di sapienza, la sua prudenza e soprattutto la sua determinazione, sono presenti nella Caritas e in parti significative di laicato cattolico, perché rappresentano la speranza per rimuovere situazioni di frontiera e dare fiducia a chi la fiducia forse l’ha persa.

La lezione umana e religiosa – secondo l’insegnamento del Vangelo – che Don Luigi ha lasciato è attuale e soprattutto profetica, perché va al cuore delle persone.
Oggi, in una società sempre più individualistica, ove i valori testimoniati e praticati da Don Luigi Di Liegro come la solidarietà e l’attenzione per i meno fortunati, sono di grande attualità, è necessario riscoprire ciò che “il profeta della carità e della giustizia” ha lasciato come testamento spirituale.

In una città come Roma è indispensabile tornare a praticare insegnamenti per favorire e ridurre disuguaglianze, esclusioni e intolleranza.
Questa è una delle strade, che la società civile, le istituzioni e la politica, dovrebbero percorrere per superare questa fase di incertezza, di paura e di disagio sociale: rimettere le persone, le famiglie al centro dell’impegno per una società più giusta.


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