

Svolta sulle auto elettriche: dal prossimo mese il Comune pubblicherà i bandi per i primi 42 hub distribuiti in tutta la città, da Nuovo Salario a Ostia
Un cambio di paradigma totale, una virata centralista che punta a mettere ordine nella giungla delle colonnine elettriche sparpagliate sui marciapiedi della Capitale.
Roma si appresta a riscrivere da zero le regole d’ingaggio per lo sviluppo della mobilità verde: d’ora in avanti non saranno più le multinazionali dell’energia a decidere, a macchia di leopardo, dove piazzare i punti di ricarica.
Sarà direttamente il Campidoglio a pianificarne, mappa alla mano, la collocazione strategica sul territorio.
La nuova linea strategica è stata illustrata dalla direttrice della Direzione Innovazione e Sostenibilità di Roma Capitale nel corso di una Commissione Mobilità.
L’idea di fondo è quella di pensionare l’attuale modello frammentato per fare spazio alle “isole di ricarica”: veri e propri distributori stradali del futuro, aree recintate e dedicate esclusivamente al rifornimento dei veicoli a batteria.
Il cronoprogramma della svolta è già fissato: entro il mese di luglio 2026 l’amministrazione pubblicherà le manifestazioni di interesse per l’assegnazione dei primi 42 hub cittadini.
Negli anni passati, le società del settore proponevano autonomamente i siti, strappando concessioni pluriennali di occupazione del suolo pubblico; il risultato è stato uno sviluppo disomogeneo, con colonnine spuntate in punti ciechi o d’intralcio ai pedoni.
La nuova mappatura pubblica risponde invece a requisiti rigidi: grandi parcheggi di interscambio, prossimità ai nodi del trasporto su ferro e alle grandi arterie di scorrimento, e soprattutto la certezza della presenza di cabine elettriche con la potenza di chilowatt necessaria a ricaricare più auto contemporaneamente e in modalità rapida.

Tra le località individuate figurano via delle Cave Ardeatine, via dei Campi Sportivi, Largo Borgo Pace, il parcheggio di scambio di Nuovo Salario, Bufalotta, via Roberto Rossellini, la Salaria all’altezza della Motorizzazione, la Nomentana, il mercato comunale di Casal de’ Pazzi – dove sono previsti quattro punti distinti – Largo Irpinia, via Appia Nuova, Cinecittà, via San Tarcisio, la Tuscolana, l’area di Ponte Spizzichino, il polo della Cristoforo Colombo con diversi hub, il parcheggio Lido Nord di Ostia, il Lungomare Amerigo Vespucci, Parco de’ Medici, via Poggio Verde, la Pisana, l’Aurelia, Boccea, Pineta Sacchetti e Tor di Quinto, dove saranno realizzati due punti di ricarica.
La rivoluzione non sarà solo logistica, ma anche di decoro. Nei criteri del bando estivo, il Comune imporrà ai gestori privati l’adozione di soluzioni architettoniche a basso impatto visivo, capaci di integrare le strutture nel contesto urbano senza deturpare le piazze o le vie storiche.
Tuttavia, l’espansione della rete viaggia di pari passo con una stretta tariffaria che sta già facendo discutere i possessori di auto green.
I numeri parlano chiaro: la flotta a emissioni zero a Roma ha toccato quota 75 mila vetture. Una massa critica che non permette più i vecchi privilegi da “nicchia”.
Il super-ticket di luglio: A partire dal 1° luglio 2026 entrerà in vigore il nuovo regolamento sugli accessi al centro storico. Per i proprietari di auto elettriche scade l’esenzione totale che durava da anni: per varcare i varchi elettronici della Ztl e parcheggiare all’interno dei rioni storici sarà obbligatorio versare un contributo annuale fisso di mille euro.
Il Campidoglio gioca così su due fronti simmetrici la sua partita sulla mobilità del futuro: da una parte infrastrutture ordinate e pianificate dal pubblico, dall’altra regole rigide (e costose) per gestire l’impatto di un parco auto elettrico ormai diventato di massa.
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