Roma, Alemanno: decentramento ma senza aumento costi

Razionalizzare la spesa e snellire la macchina burocratica sono per il sindaco obiettivi inderogabili
di Alessandro Biccari - 4 Ottobre 2008

Proseguire sulla strada del decentramento, ma senza che ciò comporti un aumento dei costi. Questo il messaggio che il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha trasmesso ai 19 presidenti di municipio, convocati il 2 ottobre 2008 in Campidoglio per illustrare una serie di interventi che il Comune s’appresta ad avviare per far fronte al disavanzo e per razionalizzare le spese. Un processo che non può non tener conto dell’apporto che viene dai singoli territori in cui è divisa la capitale e di cui i minisindaci sono espressione.

 “La valorizzazione delle realtà municipali è una necessità assoluta – ha osservato il primo cittadino -, è impensabile che dal centro possano partire tutte le azioni dirette al territorio. Ma il decentrmaneto va avanti solo se non porta a un aumento di spese, piuttosto al contenimento dei costi”. Anche perché, avverte Alemanno, “siamo già borderline, il comune di Roma ha vissuto al di sopra delle sue possibilità” e si è rischiato di finire in una situazione simile a quella del comune di Catania, salvato da un prestito ad hoc deciso dal governo. Il disavanzo, com è ormai noto, è pari a 8,6 miliardi di euro, il comune ha già presentato all’esecutivo un piano di rientro. A questo si deve affiancare una grande opera di razionalizzazione della spesa, senza “l’introduzione di nuove tasse, né tagli alla spesa sociale e ai servizi”, ha ribadito il sindaco, che ha esposto alcuni dei punti del piano di azione messo in atto dalla sua giunta. Un piano che parte dal risanamento, ma che rivede le principali voci di spese ed entrate.

In particolare, Alemanno ha auspicato l’accelerazione del progetto Campidoglio 2, per “ridurre la spesa, recuperare immobili ed evitare dispersione degli uffici”, il riordino della galassia delle partecipate, attraverso accorpamenti e dismissioni di circa la metà delle 81 società legate al comune. E ancora, l’ampliamento del sistema informativo del comune, un sostanziale stop all’uso di strumenti finanziari come i derivati, a tutto vantaggio di “gestioni più stabili”. L’obiettivo di razionalizzazione della spesa non può che coinvolgere anche i 61mila dipedenti di comune e municipi, “troppi” se si vuole conseguire risultati veri. “Avremo patti di stabilità sempre più rigorosi e si rischia di andare verso l’ingovernabilità”. Ma sulla questione del personale, il sindaco ha mostrato cautela, assicurando gradualità degli interventi. “Vogliamo rispettare e difendere questi lavoratori e le loro famiglie”. Ma la prospettiva non può che essere lo snellimento della macchina burocratica e interventi in questo senso ci saranno. Rendere efficiente tutto il sistema diventa una necessità insopprimibile, in vista di grandi trasformazioni che il federalismo fiscale, le aree metropolitane e l’impostazione di Roma capitale che si determineranno.

Un orizzonte che vedrà i municipi trasformarsi in comuni urbani. Che si traduce in un trasferimento di competenze, che non può che arrivare con la garanzia di risorse, come ha fatto notare nel suo intervento, Gianni Paris, presidente del XV Municipio, il quale si è detto polemicamente “stupito” per la scelta dell’esecutivo di convocare i presidenti a scelte "ormai compiute". L’esponente del Pd ha ricordato ad Alemanno che la consulta dei presidenti viene invece convocata “prima di prendere decisioni”, lamentando in generale l’assenza di una concertazione con i territori. Dal canto suo, il sindaco ha voluto rassicurare tutti, ricordando che gli interventi da lui illustrati non sono “un pacchetto chiuso”, e che i minisindaci verranno sentiti prima della presentazione del Dpef entro il 20 ottobre. Alemanno ha quindi rilanciato, sottolineando la necessità che la Consulta operi “nel modo più funzionale possibile” in vista delle prossime sfide.

Da Velino


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