

Via alla somministrazione fino al 10% della superficie di vendita e spazio agli allestimenti all'aperto. Tetto del 60% di fatturato dai libri per evitare "finti" bookshop
Un sorsetto di caffè tra uno scaffale di narrativa contemporanea ed una presentazione serale all’aperto, senza per questo doversi piegare alle logiche selvagge della ristorazione o della concorrenza spietata dei giganti dell’acquisto online.
L’Assemblea Capitolina ha varato la delibera d’iniziativa consiliare sulla “Disciplina delle occupazioni di suolo pubblico delle attività di libreria”, un provvedimento atteso da anni e pensato per blindare i presidi culturali di quartiere dalla morsa dei rincari degli affitti e delle chiusure a catena.
La norma introduce la possibilità per gli esercizi librari indipendenti a conduzione familiare o di piccole dimensioni — con metrature comprese tra i 50 ed i 100 metri quadrati — di affiancare alla vendita dei volumi il servizio di somministrazione accessoria di cibi e bevande.
Per impedire che la novità trasformi il tessuto cittadino nell’ennesima proliferazione incontrollata di bar mascherati da spazi culturali, la delibera fissa criteri matematici rigidi:
Tetto di superficie: l’area destinata alla somministrazione accessoria non potrà mai superare il 10% della superficie complessiva di vendita.

Requisiti d’anzianità e fatturato: la libreria deve risultare in attività da almeno due anni e non contare più di 4 punti vendita in tutto il territorio capitolino.
Certificazione contabile: la vendita dei volumi deve costituire il cuore finanziario dell’impresa, garantendo almeno 20.000 euro di fatturato annuo dai libri ed una quota pari ad almeno il 60% dei ricavi complessivi dell’attività.
Alle attività in regola viene garantito l’accesso alle concessioni per le occupazioni di suolo pubblico (OSP) per tavolini e presentazioni all’aperto. Ma per l’area monumentale e di pregio della Capitale il Campidoglio ha inserito tetti ancora più restrittivi: nel Sito Unesco il suolo concedibile scende a un terzo o alla metà della superficie di vendita, mentre nella Città Storica esterna al perimetro protetto dall’Unesco i limiti varieranno da un terzo fino a due terzi.
«Non possiamo permettere che luoghi centrali per la vita culturale e sociale della città chiudano esclusivamente per ragioni economiche — commenta l’assessora alle Attività Produttive Valeria Baglio —. Con questa disciplina offriamo strumenti di sostenibilità economica senza snaturare l’identità dei locali. Una libreria che apre le sue vetrine al quartiere genera relazioni, illumina le strade e rafforza la sicurezza diffusa senza sacrificare il decoro urbano».
Soddisfazione per il via libera in Aula Giulio Cesare è stata espressa anche dall’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, che ha ricordato le origini del provvedimento condiviso con l’attore e regista Carlo Verdone durante la sua giornata da “Sindaco per un giorno” del 17 novembre:
«È una grande vittoria per tutta la cittadinanza — sottolinea Massimiliano Smeriglio —. Questa misura fonde l’attività culturale con momenti di aggregazione e intrattenimento, permettendo ai cittadini di incontvarsi, leggere ed interagire dopo l’acquisto di un testo. Rientra in una visione strategica più ampia che mira a rafforzare le infrastrutture culturali materiali ed immateriali della città, affiancando alla rete delle biblioteche civiche ed aule studio un tessuto di librerie indipendenti vive e competitive».
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