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Roma, nuovo regolamento animali: verso il “patentino” per i proprietari di cani

Commissione Ambiente al lavoro sui corsi formativi. Obbligo per gli animali "mordaci", ma si valuta un patentino volontario per tutti

Non esistono cani cattivi, ma proprietari impreparati. È questo il principio che ha fatto da filo conduttore al confronto andato in scena in Commissione, dove consiglieri capitolini, funzionari delle ASL e rappresentanti degli ordini professionali si sono seduti allo stesso tavolo per discutere il nuovo regolamento comunale sugli animali.

Un tema delicato, che tocca sicurezza, benessere animale e responsabilità individuale, e che ha subito spostato il dibattito su un punto chiave: come prevenire incidenti e aggressioni senza criminalizzare intere razze.

Il punto di partenza è il quadro normativo già esistente. Dal 2013 è in vigore un’ordinanza del Ministero della Salute, rinnovata di anno in anno, che prevede l’obbligo di un percorso formativo soltanto per i proprietari di cani già protagonisti di episodi di aggressività, i cosiddetti “cani mordaci”.

Si tratta di corsi gestiti dai Comuni in collaborazione con i servizi veterinari delle ASL, pensati per ridurre il rischio di recidive e migliorare la gestione dell’animale.

Nel dibattito romano, però, l’orizzonte si allarga. L’ipotesi al vaglio della Commissione prevede due linee di intervento che potrebbero affiancarsi.

Da un lato, l’istituzione di un patentino volontario, aperto a tutti i cittadini che vogliano acquisire competenze sulla corretta gestione del proprio cane.

Un modello già sperimentato in passato, con corsi tenuti da veterinari comportamentisti e una partecipazione generalmente alta, segno di un interesse diffuso tra i proprietari.

Dall’altro lato, si prova a superare definitivamente il tema delle “razze pericolose”. Gli esperti dell’ASL Roma 2 hanno suggerito di spostare l’attenzione dalla razza alla mole dell’animale.

Non liste nere di Pitbull o Rottweiler, dunque, ma una valutazione più oggettiva: un morso di un cane di grande taglia può avere conseguenze fisiche più gravi rispetto a quello di un cane piccolo, indipendentemente dall’indole o dalla razza.

A ribadire la linea della prevenzione è stato il presidente della Commissione, Giammarco Palmieri, che ha chiarito come il patentino non debba diventare un marchio di pericolosità: «Non è un bollino, ma uno strumento di tutela – ha spiegato –. Serve a garantire le persone e gli animali, ma anche a mettere i cani nelle condizioni di essere gestiti da proprietari competenti. Abbiamo probabilmente individuato la fattispecie da inserire nel regolamento per i cani già aggressivi, ma lavoreremo soprattutto per diffondere una cultura della gestione corretta».

Sulla stessa linea anche il consigliere Rocca Ferraro, che si è detto contrario a qualsiasi elenco di razze e ha richiamato la necessità di un supporto giuridico da parte dell’Avvocatura Capitolina.

L’obiettivo è evitare che il nuovo regolamento comunale entri in conflitto con la normativa nazionale, garantendo al tempo stesso maggiore sicurezza e tutele.

Il confronto resta aperto, ma la direzione sembra tracciata: meno stigma, più formazione. Perché la sicurezza, come emerso dal dibattito, passa prima di tutto dalla consapevolezza di chi tiene il guinzaglio.

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