

Censimento degli alloggi comunali tra Prati, Testaccio e Borgo. Bandi speciali per coppie e donne vittime di violenza
Riportare i romani a vivere nei rioni storici e fermare la trasformazione del centro in un grande bazar per turisti.
È questa la doppia linea d’azione su cui si muove il Campidoglio, deciso a intervenire sia sul fronte abitativo sia su quello del commercio, con misure mirate a tutela delle famiglie e dell’artigianato di qualità.
Il primo passo sarà un censimento approfondito del patrimonio abitativo comunale nelle zone più sensibili del centro, come via dei Fienili, a Campitelli, o via Giolitti.
L’obiettivo è fare chiarezza su chi occupa gli immobili e a quale titolo.
Il Comune verificherà la regolarità delle occupazioni e la compatibilità dei redditi con i requisiti dell’edilizia pubblica.
Le abitazioni che risulteranno libere non finiranno più all’asta: saranno invece destinate a progetti di housing sociale o a bandi Erp speciali, pensati per coppie giovani, famiglie monoreddito e donne che escono da percorsi di violenza.
In parallelo, Roma Capitale intende aprire un confronto con Ater per chiedere di interrompere la vendita degli alloggi nei condomini misti del centro storico.
Un fenomeno che, secondo il Comune, ha spesso favorito il passaggio degli immobili verso il circuito degli affitti brevi.
L’ipotesi sul tavolo è che il Campidoglio possa acquistare direttamente questi alloggi, mantenendone la funzione residenziale pubblica.
Sul fronte delle attività commerciali, la leva individuata è quella degli affitti. Il Comune sta lavorando a una delibera che preveda una drastica riduzione dei canoni — fino all’80% — per le botteghe storiche con oltre 50 anni di attività e per gli artigiani che scelgono di restare o tornare nel centro.
Un modello già sperimentato con successo sul Lungotevere, nell’area di Tor di Nona, dove è nato un distretto dell’artigianato: 16 locali comunali sono già stati assegnati ad attività di qualità, diventando un presidio contro la desertificazione commerciale.
«Dobbiamo capire chi vive in queste case e se ha davvero i titoli per farlo — spiega Yuri Trombetti —. Non possiamo permettere che gli ex alloggi pubblici diventino lavatrici per gli affitti brevi. Il centro deve tornare a essere un luogo vissuto dai romani».
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