

La struttura romana avvia la somministrazione delle innovative terapie geniche personalizzate. Già dimesso in buone condizioni il primo paziente affetto da linfoma mantellare
L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma scrive una pagina storica per la medicina pubblica regionale, posizionandosi come hub di riferimento nazionale per l’onco-ematologia d’avanguardia.
Presso il nosocomio romano è stata ufficialmente introdotta la terapia cellulare avanzata CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies), una frontiera di bioingegneria medica personalizzata che punta a riprogrammare geneticamente i linfociti del paziente per trasformarli in armi biologiche mirate in grado di eradicare definitivamente le cellule tumorali.
Il San Camillo rappresenta la terza struttura ospedaliera all’interno del territorio laziale a dotarsi di questa tecnologia salvavita, ma conquista il primato assoluto come primo centro non universitario abilitato alla gestione e somministrazione del trattamento.
La prima applicazione clinica ha già registrato il successo sperato: un paziente affetto da un aggressivo linfoma mantellare resistente ai protocolli chemioterapici convenzionali è stato sottoposto all’infusione alla metà di aprile e dimesso in ottime condizioni generali il 6 maggio, superata la fase di monitoraggio.
A differenza dei farmaci di sintesi o della chemioterapia tradizionale, le CAR-T sfruttano le potenzialità del sistema immunitario adattativo del malato stesso.
Il processo biologico si articola in una serie di passaggi ad altissima precisione che trasformano un prelievo ematico in una terapia oncologica definitiva.
I linfociti T, estratti attraverso una procedura di aferesi (centrifugazione e separazione cellulare), vengono inviati a laboratori specializzati (cell factory) dove viene inserito nel loro Dna il recettore chimico CAR, specifico per agganciare le cellule neoplastiche. Una volta moltiplicate, queste “super cellule” vengono crioconservate a -180°C e rispedite all’ospedale per la reinfusione.
Poiché si tratta di una “terapia viva” ad altissimo impatto immunologico, il paziente viene assistito in regime di ricovero protetto per 10-15 giorni da una task force multidisciplinare — il CAR-T Cell-Team — composto da ematologi, rianimatori, neurologi e immunologi.
«L’introduzione delle CAR-T al San Camillo è un traguardo fondamentale che amplia l’accesso a trattamenti di massima specializzazione nella sanità pubblica laziale», ha commentato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
Il governatore ha inserito questo successo nel quadro dello sviluppo del nuovo Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche ospitato dal Forlanini, che favorirà la cooperazione scientifica tra atenei e istituti di ricerca.
Soddisfazione espressa anche dalla dottoressa Roberta Battistini, direttore f.f. dell’UOC Ematologia e Trapianto, che ha evidenziato l’impatto etico dell’operazione:
«Offriamo una reale chance di guarigione a pazienti colpiti da forme aggressive di Linfoma non Hodgkin, Leucemia Linfoblastica Acuta e Mieloma Multiplo che non rispondevano più alle cure tradizionali, evitando loro la fatica di lunghi viaggi verso altre regioni».
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