Santa Cecilia in Trastevere

Omnia Urbes e l’Incontro continuano insieme a far conoscere Roma
Olga Di Cagno - 29 Novembre 2019

Quattro incontri in aula, presso il Centro Culturale Lepetit, al civico 86 dell’omonima via, a Tor Tre Teste ed un’uscita nel territorio che si è scoperto durante le lezioni. Questa è la formula accattivante e consolidata del progetto di conoscenza e divulgazione condotto dalle associazioni Omnia Urbes e L’Incontro.

Quattro incontri in aula nei quali il rione Trastevere è stato mostrato al di là dei vicoli chiassosi e turistici per i quali è noto ai più.

In una piazza, e non in un vicolo appunto, poco turistica, una serie di costruzioni di chiaro impianto medievale: bifore, torrette, laterizi, inserti marmorei appartenenti a chissà quale altra costruzione.

Luoghi della memoria, tesori inestimabili. Proprio una di queste cosiddette case medievali chi scrive ha avuto l’onore di poterla frequentare perché appartenuta alla propria professoressa relatrice della tesi in Archeologia e Topografia Medievale, la professoressa Letizia Ermini Pani, esimia studiosa, appassionata conoscitrice di Roma ed infaticabile testimone della complessità e della modernità del millennio conosciuto dai più semplicemente e solamente come medioevo, purtroppo recentemente scomparsa.

Di fronte quella casa, dall’altra parte della piazza una basilica meravigliosa, celata a quanti attraversano lo spazio aperto dal cortile che accoglie pellegrini, fedeli e turisti.

Varcato il cancello ed il grande portone un meraviglioso salto in quel medioevo del quale si è intuito la presenza a Roma: appena fuori il cortile e il chiostro di un monastero che permette, attraversandolo, di entrare nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere e di sorprendersi, come accede sempre a Roma, della bellezza e della maestosità delle testimonianze della storia.

Bellezza, spiritualità, ammirazione dell’arte al servizio della fede, inebriamento nel poter godere con lo sguardo un frammento di Roma ancora intatto nei secoli.

L’Attenzione è subito rapita dal ciborio di Arnolfo di Cambio (sculture, architetto, urbanista vissuto nella seconda metà del XIII secolo) che grazie ai rapporti geometrici ed estetici tra alzati verticali e orizzontali, rapporti tendenti prediligere i secondi, propone una nuova volumetria degli archi trilobati che riescono a far percepire una luce più ampia.

Dietro, quasi apparentemente nascosto il mosaico absidale, realizzato nel IX secolo, magnifico, imperiale, narrante la storia della costruzione della basilica e del suo rifacimento ad opera di papa Pasquale I, rappresentato, unico nelle serie dei santi raffigurati non con l’aureola ma con il nimbo, ovvero una sorta di aureola quadrata ad indicare che il pontefice era ancora in vira al momento della realizzazione dell’opera d’arte ma che già godeva della possibilità di divenire santo.

Sotto l’altare maggiore, in corrispondenza della fenestrella confessionis, la sublime statua del Maderno raffigurante Santa Cecilia che in punto di morte, brutalmente martirizzata dai suoi aguzzini, continua a manifestare la sua fede.

Molto altro si potrebbe, meglio si dovrebbe dire delle opere presenti all’interno della basilica, ma ciò che ha maggiormente appassionato i frequentatori del corso sono stati due altri monumenti, due altri luoghi, due altri mondi partitistici.

Nell’adiacente monastero delle benedettine, nella parte riservata al coro delle monache è conservato uno dei capolavori indiscussi dell’arte mondiale: il Giudizio Universale di Pietro Cavallini.

Un tempo il meraviglioso affresco era la controfacciata della basilica, e lo si poteva ammirare a monito delle proprie azioni terrene quando si usciva dalla chiesa.

Impossibile descrivere il capolavoro dell’artista romano che ingiustamente è stato definito semplicemente un “minore” nel panorama dell’arte medievale. Si vogliono riportare di seguito le parole studiate e rimaste impresse da Giulio Carlo Argan nella sua opera “Storia dell’Arte Italiana”. “Le figure sono piene di dignità antica, avvolte in grevi manti che ne magnificano il volume, la compattezza statuaria; misurati e solenni sono i gesti, intensi gli sguardi. Pietro plasma il colore come Arnolfo la pietra, ed è denso, profondo, che fa massa: assorbe in sé, nella propria intensità di pigmento, il chiaroscuro, quasi cancella i contorni”.

Nella sua pittura è presente una nuova costruzione prospettica, delle innovative sfumature di colori, uno sconosciuto chiaroscuro morbido. Il grande maestro Pietro Cavallini, prima di Giotto, riesce a rendere vivi i personaggi rappresentati con la loro fisicità e la loro potenza espressiva

Ed al di sotto della basilica un altro luogo corridoio del tempo, le vestigia romane della domus che secondo la leggenda era stata l’abitazione della giovane e devota fanciulla.

Si scende, e come sempre capita, si risale il corso della storia fino ad arrivare ad un piano pavimentale mosaicato di un’abitazione di età repubblicana che venne ampliata e ristrutturata fino a includere un’altra casa dello stesso periodo.

Muri in opera listata e laterizia, sarcofagi finemente decorati, vasche, pozzi, mosaici, frammenti di terracotta, edicole di Minerva, una vasca circolare trasformata nei secoli successivi in battistero e un balneum, dove secondo la tradizione antica sarebbe avvenuto il martirio di Santa Cecilia.

E in ultimo la cripta, opera bizantineggiante di G.B. Giovenale (1899-1901), eseguita a spese del cardinale Rampolla modificando ambienti preesistenti “dalla fenestrella confessionis” si vedono i sarcofagi dei Ss. Cecilia, Valeriano, Tiburzio e Massimo e dei papi Lucio e Urbano.

Roma, le sue regiones augustee, i suoi rioni medievali, vicoli, piazze, case e chiese: un patrimonio unico ed universale, un luogo temporale nel quale memorie collettive di epoche lontane riaffiorano in ricordi intimi e personali.

Altri luoghi poco conosciuti attendono solo di essere conosciuti, ecco perché Omnia Urbes e l’Incontro proseguono nel loro percorso di incontri il lunedì mattina, presso i locali del Centro Culturale Lepetit.

Per avere tutte le informazioni basterà rivolgersi presso la segreteria del Centro Culturale Lepetit, in via R. Lepetit,86 oppure telefonare al numero della segreteria: 062283794 o inviare una mail a:

culturalepetit @ mail.com

 

 


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