

L'Assessorato all'Ambiente innalza il coefficiente di sicurezza. Agronomi favorevoli: "si guarda al futuro". Periti Agrari all'attacco: "Parametri arbitrari per fare spazio ai cantieri"
Non è solo una questione di alberi. Attorno ai pini di via dei Fori Imperiali si è acceso uno dei confronti più delicati degli ultimi anni sulla gestione del verde storico della Capitale.
Dodici esemplari su trentasei saranno abbattuti – con una possibile estensione fino a 54 piante – e la decisione ha innescato un duro braccio di ferro tra ordini professionali, Campidoglio e comitati civici.
Il nodo non riguarda soltanto lo stato fitosanitario degli alberi, ma i parametri tecnici adottati per valutarne la stabilità.
Al centro del dibattito c’è un numero: il coefficiente di sicurezza applicato nelle verifiche VTA (Visual Tree Assessment), il metodo utilizzato per stimare il rischio di cedimento.
Il Campidoglio ha scelto di innalzare il fattore di sicurezza da 1,5 a 2,0. Una modifica apparentemente tecnica, ma con effetti concreti: con la nuova soglia, alberi che in precedenza sarebbero stati considerati monitorabili rientrano ora tra quelli da rimuovere.
Secondo il Collegio dei Periti Agrari, guidato da Elvezio Albanesi, l’aumento non sarebbe giustificato da nuove evidenze scientifiche, bensì da una scelta prudenziale di natura amministrativa.
«Alzare l’asticella – sostengono – significa ampliare automaticamente il numero degli esemplari classificati come non idonei».
Il timore, neppure troppo velato, è che si stia privilegiando la rapidità degli interventi rispetto a strategie conservative come consolidamenti strutturali o cure mirate dell’apparato radicale.
In altre parole: una linea più rigida per ridurre margini di responsabilità e accelerare i cantieri.
Di segno opposto la posizione dell’Ordine degli Agronomi e Forestali, presieduto da Paola Muraro, che difende il protocollo adottato dalla task force comunale. La parola chiave è prevenzione.
L’area dei Fori Imperiali, uno dei luoghi più frequentati e simbolici della città, non può permettersi margini di incertezza, spiegano dall’Ordine.
L’obiettivo dichiarato non è un intervento emergenziale, ma una sostituzione programmata per garantire continuità paesaggistica e nuovi filari in grado di durare decenni.
Il piano, assicurano dal Campidoglio, è stato condiviso con Sovrintendenze, Carabinieri Forestali e Università La Sapienza. Una filiera istituzionale che punta a blindare le scelte sotto il profilo tecnico.
Intanto le associazioni del territorio – da “Tutti per Roma” agli “Amici dei pini di Roma” – hanno chiesto un confronto diretto con l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi. La richiesta è chiara: maggiore trasparenza e accesso alle perizie tecniche.
Ma i comitati spostano il focus su un altro aspetto, ritenuto decisivo: i danni causati negli anni dai lavori stradali e dagli interventi sui sottoservizi.
Le radici, spesso tagliate o compromesse durante cantieri pubblici, sarebbero la vera causa dell’indebolimento strutturale dei pini.
Un’accusa che chiama in causa anche l’assessorato ai Lavori Pubblici guidato da Ornella Segnalini e riapre il tema del coordinamento tra dipartimenti: la sicurezza degli alberi può essere garantita se gli interventi infrastrutturali continuano a incidere sull’apparato radicale?
La vicenda dei pini dei Fori Imperiali – cornice iconica tra il Colosseo e Piazza Venezia – supera ormai la dimensione tecnica.
In gioco c’è il modello di gestione del verde monumentale in una città dove alberi e patrimonio archeologico convivono in uno spazio fragile.
Il punto politico è evidente: quale livello di rischio è accettabile in un’area ad altissima affluenza turistica? E quanto pesa la responsabilità amministrativa nelle scelte di prudenza estrema?
Senza la pubblicazione integrale delle valutazioni tecniche e dei criteri di calcolo, il confronto resterà inevitabilmente terreno di scontro tra visioni diverse.
Tra chi invoca il principio di massima cautela e chi teme che, in nome della sicurezza, si perda un pezzo dell’identità storica della Capitale.
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