Sgombero campo nomadi a Ponte Testaccio

Polemiche tra maggioranza e opposizione per l'intervento.Secondo i Radicali sarebbe stato violato il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali
di A.M. - 9 Giugno 2008

Nella giornata del 6 giugno è avvenuto lo sgombero dell’insediamento rom vicino Largo Giovanni Battista Marzi, di fronte al Villaggio Globale e all’ex mattatoio di Roma a Testaccio. Nella serata, l’accampamento è stato svuotato delle roulotte ed i nomadi, scortati dalla polizia municipale e condotti in periferia, in un’area a Tor Vergata, definita "soluzione temporanea in attesa di un incontro con l’amministrazione". 

L’operazione compiuta dalla questura e dalla polizia municipale è cominciata alle 6 di mattina con l’interruzione dell’acqua e della luce e l’identificazione delle persone circa 120 tra sinti, calderari e rom, tutti con cittadinanza italiana che si erano stanziati a Testaccio dal 10 maggio 2007. Tra loro circa 40 minori.

La nuova sistemazione è stata trovata soltanto alle 21, dopo una lunga e difficile trattativa. Lo sgombero ha, infatti, provocato polemiche tra maggioranza e opposizione, tanto da ritardare l’ operazione della polizia per oltre 12 ore. Lo sgombero è avvenuto, infatti, all’indomani dell’a nnuncio del prefetto di Roma, commissario delegato dal governo per l’emergenza nomadi, Carlo Mosca che aveva assicurato che fino ad ottobre nella capitale non ci sarebbero stati sgomberi per dare spazio al censimento delle presenze.

Rita Bernardini, attuale deputato del PD, in corso di intervento, aveva dichiarato, inoltre, che "lo sgombero del campo nomadi di Testaccio stava violando il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ratificato dall’Italia con la Legge 881 del 25/10/ 1977, che sancisce il divieto di sgomberi senza alternative di alloggio". Mentre il responsabile nazionale immigrazione del Prc, Stefano Galieni, aveva definito l’operazione "un atto di antiziganismo a due giorni dalla manifestazione dei nomadi a Roma".

I nomadi che occupavano lo spazio, inizialmente avevano rifiutato la proposta di una nuova collocazione a Castel Romano sulla Pontina, perché, a loro avviso, quella zona era "insalubre, troppo affollata e distante dalle strutture e dai servizi".

L’accordo è stato trovato con l’ area di Tor Vergata, definita “soluzione temporanea in attesa di un incontro con l’amministrazione”. I rappresentanti dei rom si sono detti comunque “contenti della nuova sistemazione” che sono andati personalmente a visionare e hanno ringraziato gli autori della mediazione.

A placare i toni, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno: "Secondo le testimonianze di alcuni operatori sociali – ha rassicurato Alemanno – i minori vanno tutti a scuola e sono perfettamente integrati con i loro compagni ". La polemica che si è scatenata è pretestuosa perché lo sgombero sarebbe stato un intervento deciso da tempo, di piccola entità e fortemente voluto dagli abitanti del quartiere". 

Anche Fabrizio Santori, consigliere comunale del Pdl, si è pronunciato in merito allo sgombero: “Un intervento – ha spiegato – che i cittadini attendevano da anni”. “L’azione congiunta per la sicurezza della città intrapresa dal sindaco Alemanno, nonostante le numerose difficoltà, prosegue con incessante ritmo e senza indugi né condizionamenti, – ha concluso Santori- la strada per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati è ardua e complessa ma la nostra volontà di rispettare gli impegni con i cittadini rimane un chiodo fisso difficile da rimuovere”.


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