Sicurezza: 23 milioni di euro per l’emergenza nomadi nella Capitale

Alemanno: "da Governo sforzo significativo". Azuni: "la miseria non va criminalizzata"
A.M. - 4 Febbraio 2009

23 milioni di euro complessivamente, 8 milioni dal Comune di Roma, 5 milioni dalla Regione e 10 milioni dallo Stato per l’emergenza nomadi a Roma. Questi fondi fanno parte dei 100 complessivi stanziati per la sicurezza che saranno utilizzati per il piano nomadi. In più altre risorse che provengono dall’Unione Europea potranno servire ad incrementare i piani di integrazione dei rom.
Alemanno, all’uscita del vertice sulla sicurezza che si è tenuto il 3 febbraio, al Viminale, tra il Ministro Maroni, il Sindaco di Roma, il presidente della Regione Marrazzo e il Presidente della Provincia Zingaretti, parla di uno uno sforzo significativo.
Alemanno”Si tratta adesso – ha detto Alemanno – di lavorare con grande rapidità per mettere insieme legalità e integrazione per fare in modo che non sia piu’ possibile che ci siano aree di degrado nella nostra città e nell’hinterland che generano i gravi fatti di violenza. Dal Ministro Maroni e dal Governo c’e’ un impegno sostanziale e significativo”.

Ma a smorzare i toni entusiastici post vertice è la consigliera comunale Maria Gemma Azuni di Sinistra Democratica che commenta le dichiarazioni di Alemanno.
“Ricordo ai nostri amministratori che i 23 milioni di euro complessivi destinati alla sicurezza rappresentano sicuramente un “impegno sostanziale e significativo“ ma produrranno, a mio avviso, i risultati sperati soprattutto se l’impegno e le risorse verranno utilizzati per realizzare politiche di sostegno alle marginalità estreme, di riduzione del danno nelle tossicodipendenze, di inclusione sociale, per realizzare insomma una politica di nuova prevenzione sul territorio che produca servizi.
Rimane prioritario fare un lavoro politico e culturale che punti a ricostruire un tessuto sociale democratico, liberale, non violento, solidale, anti-razzista che vedano tutte le istituzioni impegnate, con finalità comuni, per ridurre i rischi di crescita della devianza.
Concentrare eccessivamente il dibattito politico sui temi della sicurezza comporta un aumento della percezione di insicurezza e quindi la richiesta di maggiori interventi repressivi. È pertanto necessario spostare l’attenzione sulle problematiche originarie, quali la criminalità, la devianza giovanile, la tossicodipendenza, l’immigrazione.
La sicurezza – conclude la Azuni – è un concetto che riguarda l’esistenza stessa delle persone. Non può che essere trattata da chi ha competenze di tipo socio-assistenziale. La miseria non va criminalizzata, va tenuto distinto colui che infrange la legge penale da colui che produce fastidio sociale in quanto privo di mezzi di sostentamento".


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