

Recuperata l'arma che ha ferito un 26enne senegalese. Si tratta di una semiautomatica con matricola abrasa abbandonata in una fioriera
Ha il metallo freddo di una pistola clandestina, abbandonata in fretta e furia tra le piante di un vicolo per cancellare le tracce di una notte di sangue e follia, la svolta nelle indagini sulla sparatoria che all’alba di mercoledì scorso ha sconvolto il cuore di Trastevere.
I carabinieri della Compagnia Trastevere hanno infatti recuperato l’arma che con ogni probabilità è stata utilizzata per sparare e ferire un cittadino senegalese di 26 anni, vittima di un’aggressione selvaggia condita — secondo la sua denuncia — da pesantissimi insulti a sfondo razziale.
Il ritrovamento è avvenuto nel primo pomeriggio di oggi. Gli investigatori, analizzando centimetro dopo centimetro le possibili vie di fuga utilizzate dall’aggressore, hanno individuato l’arma in vicolo del Cipresso, a brevissima distanza dal luogo del ferimento. Era stata nascosta all’interno di una fioriera, sperando che il viavai della movida ne nascondesse la presenza.
La pistola sequestrata dai militari è una semiautomatica con la matricola rigorosamente abrasa, un dettaglio che conferma la provenienza dal mercato nero della criminalità urbana.
Quando i carabinieri l’hanno estratta dal nascondiglio improvvisato, hanno scoperto che l’arma aveva ancora un colpo in canna, pronta a fare fuoco nuovamente.
La pistola è stata immediatamente messa in sicurezza e spedita ai laboratori del Ris di Roma. Spetterà agli esperti balistici dell’Arma il compito di effettuare i rilievi scientifici:
Esami comparativi: Verrà verificata la compatibilità tra i bossoli e il proiettile estratti dal corpo della vittima e dalla scena del crimine con la canna della pistola sequestrata;
Rilievi dattiloscopici e biologici: Sull’arma verranno cercate eventuali impronte digitali o tracce di Dna riconducibili all’aggressore per blindare l’impianto accusatorio.
Le indagini avevano già registrato una prima, decisiva accelerazione a poche ore dal fatto di sangue. I carabinieri erano infatti riusciti a identificare e stringere le manette ai polsi del presunto sparatore, un romano di 33 anni con diversi precedenti alle spalle.
Il trentatreenne si trova ora in stato di arresto, ma gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per fare piena luce sul movente. La vittima, nel ricostruire quei drammatici istanti prima del colpo di pistola, ha riferito di essere stato accerchiato, pesantemente insultato con epiteti discriminatori e poi preso di mira dal tiratore.
Se i rilievi del Ris dovessero confermare che l’arma ritrovata nella fioriera è quella che ha sparato, per il trentatreenne la strada verso un processo con le pesanti aggravanti dell’odio razziale e del porto di arma clandestina sarà ormai tracciata.
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