Un milione di stanze in più

L’onda cementizia che si sta per abbattere sul Bel Paese a causa dei piani casa regionali. Articolo di Rosa Serrano su la Repubblica del 3 dicembre 2009
Enzo Luciani - 3 Dicembre 2009

Riprendiamo dal sito eddyburg.it un articolo di Rosa Serrano apparso su la Repubblica del 3 dicembre 2009 sull’onda cementizia che si sta per abbattere sul Bel Paese a causa dei piani casa regionali.

Ampliamento per circa mezzo milione di abitazioni con una media di due camere in più; demolizione e ricostruzione di 16 mila fabbricati, per lo più residenziali; investimenti complessivi di quasi 60 miliardi di euro. In attesa che il governo semplifichi le procedure (avrebbe dovuto farlo già molti mesi fa), le Regioni si sono mosse autonomamente con i loro piani-casa. Quindici di esse (più la provincia di Bolzano) hanno già approvato le relative leggi. Quattro stanno per vararle e solo la provincia di Trento ha rinunciato.

Ora l’Ance (l’Associazione nazionale costruttori edili) ha stimato l’impatto che tutti questi progetti produrranno sullo stock di case e di fabbricati non residenziali. E non è affatto poco: un milione di stanze in più. Insomma, sembra proprio che stia per ricominciare una stagione d’oro per il settore delle costruzioni abitative. Sia pure con una gran varietà di eccezioni, condizioni e paletti, le Regioni italiane hanno dato il loro via libera ad un ampliamento del 20% delle abitazioni e alla demolizione e ricostruzione di fabbricati fino al 35% in più.

Certo, ci vorrà ancora tempo: l’Ance stima che l’impatto sui livelli produttivi del settore possa avvenire solo a partire dalla seconda metà del 2010 a causa dei ritardi legislativi sia da parte del governo che delle Regioni nel concretizzare l’accordo di fine marzo. Di fronte la guazzabuglio di leggi e delibere, la Finco (la federazione industrie prodotti, impianti e servizi per le costruzioni di Confindustria) sollecita il varo del decreto legge sugli snellimenti procedurali e il varo delle normative da parte delle quattro regioni che ancora mancano all’appello. «Abbiamo assistito ad un defatigante confronto tra Stato e Regioni – commenta il direttore generale di Finco, Angelo Artale – dobbiamo riflettere se l’assetto urbanistico si presti o meno a una legislazione concorrente tra Stato e Regioni, e addirittura esclusiva per quelle a statuto speciale».

Il risultato è un grande caos di norme. Ha fatto da apripista la Toscana, limitando i premi di ampliamento ad edifici mono e bifamiliari, ma con superficie non superiore ai 350 metri quadrati. La Liguria ha invece escogitato un "bonus-spezzatino" per ingradire casa: più 60 metri cubi per edifici fino a 200 mc; più 20% per edifici fra 200 e 500 metri quadri e più 10% fra 500 e 1.000. Per poter usufruire invece del bonus volumetrico del 35%, l’intervento dovrà ridurre il rischio idrogeologico e permettere il miglioramento della qualità architettonica e l’efficienza energetica del patrimonio edilizio. Più consistenti i bonus riconosciuti dal Veneto per la ricostruzione di edifici realizzati prima del 1989 che potranno arrivare fino al 40% della volumetria esistente per il residenziale a condizione che si utilizzino fonti energetiche rinnovabili e tecniche di bioedilizia.

La regione Lombardia condiziona il bonus del 30% per la ricostruzione alla diminuzione del fabbisogno annuo di energia per la climatizzazione invernale. La regione Lazio concede un bonus volumetrico del 40% nel caso in cui l’intervento sia realizzato in base a un progetto vincitore di concorso di progettazione architettonica. La ricostruzione deve essere realizzata nel rispetto della normativa antisismica e permettere una riduzione dei consumi energetici. Anche la regione Basilicata riconosce un bonus volumetrico del 30% a condizione che siano rispettate le norme sismiche e sia migliorata la prestazione energetica dell’edificio. Il premio di cubatura può arrivare al 40% se si utilizzano tecniche costruttive di bioedilizia, impianti fotovoltaici e se la dotazione di verde privato viene aumentata.


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