Un tetto contro l’odio: a Roma la casa che salva le vittime di discriminazione

Dal 2016 questa struttura, ha accolto oltre 140 ragazzi e ragazze. Attualmente può ospitare fino a otto giovani tra i 21 e i 24 anni

In una palazzina tranquilla, lontana dai riflettori e dal rumore della città, batte un cuore silenzioso ma potente: è la casa famiglia del network Refuge LGBT+, un rifugio per giovani che non possono più vivere nella propria casa perché respinti, aggrediti, allontanati. Non per ciò che hanno fatto, ma per ciò che sono.

Qui si apre una porta diversa, fatta di ascolto, protezione e rispetto. Dal 2016 questa struttura, discreta ma essenziale, ha accolto oltre 140 ragazzi e ragazze, offrendo un tetto e una speranza a chi è stato colpito nel profondo, spesso da chi avrebbe dovuto amarli di più. Attualmente può ospitare fino a otto giovani tra i 21 e i 24 anni, ognuno con una storia difficile, ognuno con un progetto personale da ricostruire.

“Non esiste un tempo massimo di permanenza – spiega Marina Marini, coordinatrice del Refuge – perché ognuno ha il suo percorso. Noi cuciamo su misura un progetto educativo, come dei sarti, rispettando tempi e fragilità. Per molti è la prima volta in cui possono essere sé stessi, senza paura.”

A testimoniare il valore di questa realtà è arrivato anche il sindaco Roberto Gualtieri, che ha voluto visitare la struttura nei giorni scorsi. “È importante che ci siano luoghi come questo – ha detto –. Le persone LGBTQ+ sono ancora oggi vittime di troppi atti di violenza e discriminazione. Questi giovani hanno bisogno di un posto sicuro per ripartire e costruire una vita, ed è compito delle istituzioni sostenerli.”

Foto Facebook: Gay Center

Nel rifugio, oltre a un letto e pasti caldi, c’è molto di più: c’è attenzione, formazione, orientamento lavorativo. C’è l’idea che ogni ferita possa essere curata, se trova una comunità pronta ad accogliere.

“Non basta dire che si è contro la discriminazione – ha aggiunto Gualtieri – bisogna agire con politiche attive, concrete, coinvolgendo chi lavora sul campo, ogni giorno, con competenza e cuore.”

E mentre fuori la città corre, dentro queste mura il tempo si prende il suo spazio. Perché il rispetto, qui, non è un concetto: è una porta sempre aperta, anche quando il mondo là fuori la chiude.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento