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Veltroni se ne va, il Pd cerca un nuovo leader

Dopo l'esito disastroso delle elezioni sarde

Persa anche la Sardegna (dopo l’Abruzzo), Walter Veltroni il 17 febbraio si è dimesso. Lascia l’incarico e apre un vuoto che dovrà essere colmato in maniera provvisoria, probabilmente da Franceschini.

Si moltiplicano intanto le analisi politiche e sono scesi in campo tutti i politologi, di ogni tendenza. Alla lunga, per le fortune del Pd e del suo leader non ha pagato la strategia di andare avanti da solo liberandosi, per giunta, dell’area più radicale della sinistra italiana e subendo la concorrenza di Di Pietro. Ma soprattutto hanno pesato le incertezze nella guida del nuovo partito e l’inconsistenza di una linea, nonché le diatribe continue che hanno ferocemente contrapposto i principali dirigenti del Pd.

Per contro nel centro desta si è venuto sempre più imponendo uno schieramento, completamente allineato al suo leader incontrastato, rivelatosi un’autentica macchina da guerra elettorale e mediatica, capace di interpretare le istanze degli strati sociali che di fatto rappresenta e che in lui si riconoscono incondizionatamente. Più in generale, in un periodo di profonda crisi, il paese sembra antropologicamente mutato, accontentandosi di un’idea di democrazia debole, con un desiderio, per ora latente, di affidarsi a un uomo forte che ne incarna le più riposte aspirazioni, per di più baciato da un successo che gli italiani sognano per sé individualmente.

Il PD non ha saputo toccare le corde del suo elettorato di centro sinistra appalesando incertezze, sia sui temi morali, sia su quello della laicità dello Stato che su quelli economici e politici. In materia di lavoro non ha saputo darsi una linea coerente (ondeggiando tra la Cgil e le altre confederazioni) su come fronteggiare la crisi, la disoccupazione e la precarietà, non annunciando una nuova idea di Welfare, per contrastare la crisi. Sul tema della sicurezza e dell’ordine pubblico non è stato in grado di fare avanzare la sua linea (sicurezza e integrazione). Tutti temi che restano in eredità al gruppo dirigente, che la sua base si augura sappia rinnovarsi profondamente e per davvero, cioè svincolandosi da antiche contrapposizioni interne, quelle stesse che lo hanno precipitato in una disastrosa situazione.

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