14 novembre 2019. Lungo le strade di Centocelle

Alessandra Noce - 15 Novembre 2019

Siamo lieti di pubblicare, con il suo consenso, questo post dell’amica Alessandra Noce, perché ci aiuti a riflettere meglio su cosa fare OGGI per Centocelle, non dimenticando i valori di IERI.
Le foto si riferiscono all’iniziativa di giovedì 14 novembre 2019. (vl)

 

Sono nata a Via di Campo Marzio. Non l’ho scelto di certo. Ci sono capitata. Non era un quartiere chic all’epoca ma piuttosto popolare direi.
Scuola al Pantheon e poi a Piazza della Quercia.
Però! Direte. Quartieri snob.
E invece abitavo in un secondo piano di un palazzo, dicono della servitù, di un edificio signorile. Una famiglia semplice, di sarti.
A casa ci pioveva spesso perché la proprietaria non spendeva più di tanto per ripararci il tetto.
Non ebbi molti amici salvo la compagna di banco dall’elementari alle medie, e poi un paio alle superiori. Nonostante ci fossi nata il centro storico rimaneva un luogo vuoto per me. Dopo 23 anni poi la trasformazione. Le boutique al posto dei fornai. I tavolini che si prendevano le piazze. I turisti invadevano le strade e il portone che mi separava da loro e dal caos della strada si faceva sempre più faticoso da aprire.

Nonostante avessimo vinto la causa di sfratto, mio padre decise di andarsene. Trovammo casa vicino Villa Gordiani, il parco di famiglia. Un po’ mi mancavano i negozi aperti anche la domenica e quel via vai che ti faceva sentire vivo. La gente no, quella non mi mancava. Non so perché l’ho sempre sentita distante.
A 30 anni ca. mi trasferii a Viale Marconi. Palazzo di 8 piani. Noi, novelli sposi, al 5º. Lo smog era dappertutto. A parte forse la pista ciclabile lungo il Tevere e Villa Pamphili. Spesso la domenica eravamo al laghetto tra cigni e nutrie e per 5 anni vi festeggiammo i compleanni del pargolo sotto l’ombra del maestoso albero cresciuto accanto al fiumiciattolo.
Poi ci aumentarono l’affitto tanto che perfino il mutuo ci sembrava l’unica strada percorribile.
Certo non a Via della Magliana. Nonostante i bassi affitti ci invogliassero.
Per una settimana cercai casa sulla Casilina, anche in vendita, perché i prezzi erano accessibili e soprattutto per avvicinarmi ai miei che vivevano ancora a Villa Gordiani.
Tutte le sere facevo la spola da Viale Marconi e vedevo 2-3 appartamenti a volta.
L’ultimo fu a Centocelle.

Quel giorno mi recai al solito appuntamento con l’agenzia. Un venticello faceva breccia tra le case basse mentre, alzando gli occhi, un cielo terso mi incontrò.
Un micro appartamento all’ultimo piano senza ascensore. Per l’agente c’era già la metro, anche se dovetti aspettare parecchio prima di metterci piede. I banchi del mercato in realtà non erano una bellezza. Però diceva tanto tra un po’ andrà via. Passarono anni.
Ma era nei pressi di Via dei Castani. La strada dello struscio, come me la raccontava mia madre che da Quarticciolo prima con la mamma e poi con le amiche andava ogni tanto per negozi (e immagino per ragazzi!). In effetti era come andare in centro.

Fu amore a prima vista. Ad agosto eravamo dentro, un’estate bellissima e caldissima.
In una settimana dall’inserimento al secondo anno di materna di Davide conobbi mezza Centocelle. In 8 anni di Viale Marconi non riuscii a conoscere che un condòmino e i genitori dei compagni del nido.
Centocelle la conoscevo un po’ perché ci venivo a correre, ed esattamente al Parco di Centocelle. In realtà c’era una persona che ci correva e io dietro… Avrò avuto 20 anni.
Viverci è stata una scelta. Consapevole.
Affidare mio figlio alle persone che lo seguivano con lo sguardo mentre andava in prima media da solo è stato naturale. Poi venne la secondogenita, Giulia, e con lei, vista la chiusura dell’area giochi a Piazza San Felice divenuta cantiere metro, conobbi i giochi al Parco di Madre Teresa di Calcutta e quelli del parchetto di Via degli Aceri, e quelli dietro il nuovo mercato di Via della Primavera. Eppoi le librerie per piccini e non. Da #Rinascita a #IlMattone, a #Centostorie, a #Loradilibertà, a #LaPecoraElettrica.
Era sentirsi come in un paese. Un paese accogliente oserei dire, fiero della sua storia, a volte ostile, certo a fin di bene, verso gli estranei.

Darsi da fare per la Comunità è stato naturale. E nel farlo ho incontrato persone di cuore. Tante. Mario Caldaro è una di loro; da lui seppi tante cose sul quartiere, perfino che da piccolo aveva vissuto nell’appartamento accanto al mio. Ma ce ne sono tante, molte sono qui stasera, molte sono a casa e ci sono con il pensiero.

L’esperienza del giardino dell’Isola Felice, il Parco di Centocelle, le iniziative per il Quartiere: un processo di consapevolezza di cittadinanza attiva e di non arrendevolezza al crescente degrado e ad una crisi economica ma anche di valori.

Centocelle oggi resiste. Come in un lontano passato che torna.

 

Alessandra Noce


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