25 giugno 2020, Manifestazione nazionale per la riapertura delle scuole in presenza a tempo pieno per tutti gli studenti

Alla mobilitazione organizzata dal comitato "Priorità alla scuola" hanno già aderito 48 organizzazioni. A Roma si manifesterà alle ore 18 in Piazza San Silvestro
Redazione - 24 Giugno 2020

Il 25 giugno 2020 la conferenza Stato-regioni si riunirà a Roma per approvare le linee guida rese note ieri nella bozza “Piano scuola 2020-2021” mentre in piazza scenderanno genitori, insegnanti e studenti che contesteranno il documento in sessanta città italiane. Alla mobilitazione organizzata dal comitato “Priorità alla scuola” hanno già aderito 48 organizzazioni come sindacati, associazioni di docenti, di genitori e di studenti.

A Roma si manifesterà alle ore 18 in Piazza San Silvestro.

In un post di facebook “Priorità alla Scuola” argomenta le motivazioni della protesta e le critiche al “Piano Scuola 2020-2021”

Noi manifestiamo NON SOLO PER ma anche CONTRO

A un mese dalle “indiscrezioni” della dott.ssa Ferrario sulle conclusioni del CTS, ecco che circola la bozza del documento ministeriale che dovrebbe uscire dalle consultazioni del 25 giugno. Vogliono verificare la nostra reazione? È la stessa di un mese fa.

Le nostre manifestazioni del 25 giugno diventano sempre più PER la riapertura della scuola e CONTRO le linee guida.
Il ministero dice che rispetterà le “indicazioni finalizzate alla prevenzione del contagio contenute nel Documento tecnico, elaborato dal Comitato tecnico scientifico (CTS) istituito presso il Dipartimento della Protezione civile”.

E ripropone tutto quello contro cui lottiamo da fine aprile:
– turni per tutti;
– didattica ibrida (DAD e presenza) per tutti gli studenti delle superiori;
– esternalizzazioni (tutto lavoro precario) per completare il tempo scuola, sdoganato definitivamente il ruolo dei privati nelle scuole
– classi spezzettate in gruppi, pomposamente chiamati “gruppi di apprendimento”;
– “moduli” di alunni, composti non si sa come “dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso” (sarà mica che ci ritroviamo con quelle che una volta si chiamavano con la infelice espressione di “classi differenziali”, o peggio ancora?);
– insegnamenti “trasversali” per accorpare materie e risparmiare un po’ di ore di scuola;
– a scuola il sabato, ma per completare quale orario? Non si sa.

Il documento si distingue per la prosa ministerialese e scuolese, e inventa il gioco perfetto che permette di non finanziare decentemente la scuola pubblica. Né una persona né un soldo in più, ogni scuola faccia da sé, con i mezzi propri e quel che offrono i territori e gli Enti locali.
In nome dell’autonomia scolastica, che viene comoda quando il governo non si vuole assumere responsabilità, viene delegato totalmente alle singole scuole come “riaprire le scuole a settembre”.

Tutto dipenderà dalle scelte, e dalle possibilità, delle singole scuole, senza che siano indicate né condizioni minime né risorse aggiuntive disponibili, con buona pace del diritto allo studio dei bambini e ragazzi.

L’intero documento sottende una visione non unitaria del paese. Secondo questa visione sarà sempre più difficile parlare di una scuola pubblica nazionale!
I dirigenti scolastici saranno alla guida dei “loro” plessi, la formazione dei docenti sarà incentrata sulle competenze digitali “[…]per non disperdere e potenziare ulteriormente le competenze acquisite dai docenti nel periodo di sospensione delle attività in presenza”
Sul punto degli interventi di edilizia scolastica per l’adattamento degli spazi interni ed esterni, si fa riferimento a quei pochi soldi che sono stati stanziati per tali interventi.

Tra detto e non detto, frasi di 5 o 6 righe che cominciano con “Per la più ampia realizzazione del servizio scolastico nelle condizioni del presente scenario”: ma qual è il “presente scenario”?

Sulla prevenzione sanitaria nelle scuole non si dice nulla, salvo sbrigative e risibili dichiarazioni sulla “cultura della salute e della sicurezza”, solo chiacchiere. L’epidemia è sullo sfondo unicamente per giustificare la sentenza: “questa è la scuola vi spetta”.

Se non ci riguardasse direttamente il documento sarebbe pieno di dettagli grotteschi, ma ci tocca ridere amaro: un ministero che annuncia “linee guida” per la “didattica integrata”, che annuncia la sua piattaforma digitale, che annuncia accordi con la Rai per programmi educativi.
Per i più grandi non c’è scampo. Per i più piccoli il ministero si preoccupa di riempire il tempo scuola “con attività integrative o alternative alla didattica”.

La scuola pubblica non è ammazzata dal covid-19 ma da questo ministero e questo governo. La “sinistra” italiana, ancora una volta, spicca per il suo zelo nella distruzione di quello che dovrebbe difendere e valorizzare.


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