A Ponte Galeria una sezione per i trans

Sarà aperta nel centro di identificazione ed espulsione
di Sabina Cuccaro - 6 Marzo 2009

Nel Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) di Ponte Galeria sarà previsto un settore per i trans; una categoria di persone che necessita di una gestione a parte. Ad annunciarlo è stato Fabio Ciciliano, direttore del Cie, in occasione della firma del Protocollo d’intesa tra il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, e la Croce rossa italiana, che ha la gestione del Centro.

In seguito all’accordo, l’Ufficio del Garante si impegna a seguire, con incontri settimanali, gli “ospiti” del Cie, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione e la diagnostica sanitaria. «Ci stiamo attrezzando anche per corsi di formazione. Pensiamo che gli immigrati siano soggetti deboli come i detenuti, e quindi vanno tutelati» ha anticipato Marroni.
Ha sottolineato, invece, la differenza Ciciliano: «Gli ospiti non sono detenuti; possono liberamente circolare nel centro, usare il cellulare, fare acquisti. Non sono minimamente soggetti a restrizioni paragonabili a quelle delle carceri; senza contare che la Polizia penitenziaria nei Cie non è nemmeno contemplata, l’ospite ha a che fare solo con la Croce Rossa».

Ponte Galeria è uno dei Centri migliori d’Europa ed il più grande in assoluto: con i suoi 50 mila metri quadri può ospitare fino a 364 immigrati. «Non uno di più – ha puntualizzato Ciciliano – nonostante i recenti ingressi provenienti da Lampedusa, non abbiamo problemi di sovraffollamento. Ad oggi contiamo 316 persone e siamo in attesa di altre 40, ognuno dei quali avrà un proprio spazio da gestire».

All’arrivo al Cie gli immigrati ritirano un kit di primo ingresso per l’igiene personale, più gli indumenti (scarpe e pantofole comprese). Nel corso del soggiorno, poi, ricevono una scheda telefonica di 5 euro ogni dieci giorni e un buono di 5,8 euro ogni tre giorni. Sulla qualità del vitto ha garantito anche Marroni. Sono tutti questi motivi che rendono Ponte Galeria, a dieci anni dalla sua nascita, un centro di eccellenza, attestato anche da due importanti riconoscimenti internazionali: la Certificazione di qualità del servizio e la Certificazione etica.
Il Centro ospita per lo più Tunisini, ma c’è un numero nutrito anche di Nigeriane e Cinesi. Questi ultimi sono i più difficili da rimpatriare.
La questione del rimpatrio è particolarmente spinosa: «Il problema è aggravato dalla mancanza di collaborazione dei Paesi di origine. Diventa così difficile identificare un immigrato e di conseguenza farlo tornare al luogo di provenienza», ha concluso Ciciliano.

Da Libero del 5 marzo


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