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Acquedotto Alessandrino: una passeggiatina non si nega a nessuno

Una "moda" che deve essere subito fermata
di Moreno Argentieri - 29 Aprile 2012

 E’ domenica 29 aprile 2012 quando il signor Claudio, pantaloni bianchi, torso nudo e con una bottiglia di birra in mano, decide sulle orme di Simone – che ricordiamo saliva sui resti dell’Acquedotto Alessandrino per protestare contro il sequestro dei suoi cani – di salire su, sembra senza alcuna rivendicazione da fare, insomma, una semplice passeggiata.

Una passeggiata ad oltre venti metri di altezza senza protezione alcuna, dove una piccola disattenzione o un piede in fallo, può rappresentare l’addio alla vita.

Non è dato sapere se queste rappresentazioni siano dovute tutte a problematiche della psiche o se dall’alto con tutti i mezzi si soccorso e di polizia ai propri piedi e con il traffico che improvvisamente si blocca e impazzisce, gli stessi provino un godimento particolare che ogni tanto li porta a ripetere l’esibizione.

E’ stato accertato che salire sull’ultimo acquedotto costruito in epoca imperiale da Alessandro Severo è estremamente facile e questo nonostante che per impedirlo la Sovraintendenza nel corso dell’ultimo restauro effettuato abbia fatto posizionare una inferriata che però andrebbe spostata di qualche metro in avanti.

Questo almeno è quanto è stato concordato tra Municipio Roma 7, Polizia Municipale di Roma Capitale VII Gruppo, la Uot e la Sovraintendenza, nel corso di un sopralluogo congiunto effettuato la scorsa settimana nel corso di una verifica per i lavori di bonifica e restauro di via degli Olmi disposti e decisi dalla Giunta Municipale al fine di sottrarla al degrado e alla prostituzione che in quel tratto nelle ore notturne la fa, purtroppo da padrone.

Adesso dopo quest’ultima pericolosa scorribanda a venti metri dal suolo non ci resta che auspicarci che la facilità di accesso sulla sommità del monumento sia impedita e che lo si faccia prima che accada l’irreparabile.


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