Allevamento di Wagyu a Tarano (Rieti): Agriturismo Il Giardino Segreto

Luciano Serra, Henos Palmisano - 26 Giugno 2020

Barbara, Michele e Isabella

Finalmente.

Abbiamo conosciuto Isabella Colonna alla città del gusto a Roma in una bellissima serata di settembre 2019 dedicata al Primitivo, il vino tipico pugliese.

Laboratorio Analisi Lepetit

Passato quasi un anno, decidiamo, Luciano ed il sottoscritto, di andare a visitare l’agriturismo “Il Giardino Segreto” a Tarano in provincia di Rieti, a soli 50’ da Centocelle.

È un venerdì di giugno 2020 e si può circolare. Il tempo è dalla nostra parte: aveva piovuto fino al giorno prima, ma il giorno prescelto è perfetto.

Wagyu

Arriviamo all’agriturismo poco prima di mezzogiorno: un grande spiazzo per il parcheggio delle automobili, il ristorante interno, una zona esterna con una decina di tavoli sotto le tende ed il giardino segreto al centro dell’edificio dove rilassarsi dallo stress cittadino.

Ad accoglierci Isabella, ma dopo 10 minuti arriva anche Barbara: “volete vedere subito l’azienda?”.

L’invito è così spontaneo e caloroso, come si fa tra amici di vecchia data, che non ce lo facciamo ripetere due volte.

Wagyu

Saliamo sulla macchina di Barbara e visitiamo l’azienda di 50 ettari: troviamo subito le Chianine e le Wagyu* al pascolo libere: non sappiamo dove focalizzare lo sguardo tale è la bellezza dell’allevamento e dei prati, boschi, olivi, le colline, i fiori di questa primavera tardiva.

Chianina toro

La passione di Barbara Pergolesi è travolgente: “Sono scappata dalla città (la più bella del mondo, aggiungiamo noi) per venire in Sabina a ricominciare una nuova vita”.

Barbara ed Isabella hanno inventato un angolo di paradiso, vicino a Roma come chilometraggio, ma lontanissimo come concezione della vita: dalla sontuosità di Palazzo Colonna alla vita bucolica delle colline di Tarano, senza alcun ripensamento.

Continuiamo la visita ed arriviamo all’allevamento dei suini neri Apulo-Calabresi**: non entriamo nel recinto, ma li scorgiamo pascolare liberi e sono di una bellezza straordinaria.

Capiamo che l’allevamento è una passione, Barbara ci fa vedere il mix di cereali, mais, orzo e grano: è l’alimento che viene dato agli animali della sua azienda, commestibile anche per l’uomo.

Tutto è biologico e funzionale per il ristorante: c’è anche l’orto dove sono coltivati tutti gli ortaggi possibili e gli odori per una cucina che rispetta il cibo genuino e non lo stravolge con ricette lontane dalla tradizione contadina italiana: ecco un altro segreto svelato è il “Cuciniere”, così si autodefinisce Michele Pidone.

Con Michele c’è subito empatia: non sopporta gli sprechi in cucina ed è per un menù di cibi di prossimità.

C’è da dire che a Michele piace “giocar facile”: ha già tutto o quasi in casa, infatti le primizie sono coltivate e allevate dalla azienda e, durante il pranzo, lo vediamo andare a prendere gli ingredienti direttamente nell’orto.

Mangiamo di buon gusto e assaggiamo vari piatti, tutti ottimi e se dovessimo dare un consiglio, già per la degustazione della carne di Wagyu vale il pur breve viaggio.

La visita si protrae oltre il previsto: i racconti di Barbara, Isabella e Michele ci hanno appassionati oltre misura.

Durante il viaggio di ritorno, alla città più bella del mondo, ci domandiamo se Barbara e Isabella abbiano tracciato una straordinaria e coraggiosa strada per ritornare ad una vita meno stressante, più umana e, soprattutto, più ecologica.

 

Luciano Serra, Henos Palmisano


 

°Per chiarimenti sulla pregiata razza bovina giapponese vedere articolo su Abitare a Roma “Avete mai assaggiato la carne di Kobe?”.

°°Per chiarimenti sui suini neri pugliesi vedere articolo su Abitare a Roma “Un capocollo da favola”.


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