Farmacia Federico consegna medicine

Anziani e pensionati nel mirino della burocrazia regionale e capitolina

Le vicissitudini di un’anziana pensionata. Dopo la pioggia di tasse e balzelli arrivano adempimenti burocratici al limite del sadismo. Il caso dell’avviso ingannevole della Asl RmB
di Aldo Pirone - 4 Maggio 2012

Nel campo della sanità non c’è solo l’accanimento terapeutico. Prima viene quello burocratico. Il povero cittadino, soprattutto se anziano, viene continuamente tartassato di adempimenti burocratici al limite del sadismo. Raccontiamo la storia di una signora 92enne da più di trent’anni affetta da diabete ed esente dal pagamento dei farmaci per età e reddito. L’anziana donna, che è praticamente non deambulante, abbisogna delle famose “striscette” corredate dalle “lancette”, piccoli aghi per pungere il dito da cui far stillare la goccia di sangue necessaria a misurare l’andamento glicemico. Fino a qualche anno fa era il medico di base che prescriveva la ricetta con cui alla AslRMB presidio di Torrespaccata si ritiravano questi strumenti. Da due anni non è più così. Secondo la Regione Lazio la signora, diabetica conclamata, deve sottoporsi nella struttura pubblica, previa impegnativa del medico di base, alla visita del diabetologo. Il quale, dopo aver accertato che non essendo andata a Lourdes non è miracolosamente guarita, certifica che continua ad essere affetta da quella patologia e prescrive il cosiddetto “Piano terapeutico” con il numero di “striscette” e “lancette” bisognevoli nell’anno. L’appuntamento col medico specialista ovviamente non è a portata di mano, ma a distanza di qualche mese perché le liste di attesa sono chilometriche. Dopo di che con quel referto si va alla sede Asl RmB, presidio di via Bresadola, dove una gentilissima e disponibilissima funzionaria ricertifica il “Piano terapeutico” con il quale si torna dal medico di base che prescrive una nuova ricetta con la quale, finalmente, si può andare in farmacia a ritirare gli agognati strumenti. C’è da aggiungere però che la gentile funzionaria, rendendosi conto anche lei dell’assurdità, in questo caso, dei controlli istituiti senza alcuna differenziazione in base alla cronicità della patologia e anche all’età del malato, indica anche una via più celere per risolvere il problema consistente nel richiedere una visita “internista per piano terapeutico” che di solito si effettua in tempi più brevi all’interno della medesima AslRMB di via Bresadola. Ed è la via che è stata effettivamente percorsa nel caso in questione.

Tutto questo snervante giro burocratico è stato sadicamente architettato per tenere sotto controllo, si presume, la distribuzione di innocui strumenti manco fossero morfina pura. Ma non è finita. La signora non è ricca poiché campa con la pensione di reversibilità del defunto marito e quindi gode anche dell’esenzione per reddito per le medicine di cui abbisogna. In codice si chiama E01.

Fino all’anno scorso doveva andare alla sede della Asl RmB, presidio di via Cartagine, e fare un’autocertificazione in cui dichiarava che il suo reddito era quello contemplato dall’esenzione. Sulla scorta di questa autocertificazione il medico di base faceva la ricetta prescrittiva del farmaco indicando, tramite l’apposizione del codice, anche l’esenzione dal pagamento.

Quest’anno alla Asl RmB hanno affisso un cartello che dice che a verificare il reddito ci avrebbe pensato, cosa che dovrebbe essere naturale, direttamente il Ministero delle Finanze dal 1 aprile. In altre Asl di Roma, invece, hanno continuato a chiedere l’autocertificazione. Risultato per la 92enne è che il medico di base non avendola nell’elenco degli esenti comunicatogli dal Ministero non ha potuto indicare il codice E01 e la signora ha dovuto pagare i farmaci necessari. Quando il figliolo dell’anziana donna addetto a percorrere gli infernali gironi burocratici è tornato a via Cartagine gli si è detto che per ovviare all’inconveniente della mancata esenzione doveva fare di nuovo l’autocertificazione.

Ora sorge la domanda: ma perché il Ministero delle Finanze non ha verificato il diritto all’esenzione della signora e, si presume, di tanti altri nella sua medesima condizione come diceva l’avviso della Asl RmB? I casi sono due: o il Ministero non ha proceduto a tutte le verifiche o la AslRMB non ha inoltrato al Ministero medesimo la lista degli autoicertificanti mettendolo in condizione di procedere automaticamente alla verifica del reddito per gli anni successivi. Comunque sia sta di fatto che quel cartello così tranquillizzante è risultato ingannevole per tante persone anziane costrette a ritornare a fare le solite file e a soffrire sulle solite sedie in attesa che il display di un qualche sportello segni il loro numero manco fosse quello giocato al superenalotto.

Ma per la signora non c’è solo il sadismo burocratico della sanità regionale c’è anche quello del Comune. Lei essendo vedova ha ereditato, insieme ai figli, dal marito l’appartamento che abita. E in qualità di coniuge superstite che, secondo la legge, continua ad abitare l’appartamento coniugale ha sempre pagato l’ICI. Improvvisamente Equaroma comunica, per gli anni 2006-2007, che la cosa non va. I figlioli, provvisti di tutte le pezze d’appoggio su Ici pagata e proprietà dell’abitazione, vanno nella sede di Equaroma in via Ostiense e dopo sei, dicesi sei, ore di attesa chiedono il perché dell’“iniqua” contestazione. E rimangono trasecolati. Ad Equaroma non risulta che il coniuge dell’anziana donna defunto nel 1976 fosse residente nell’appartamento. Anzi non risulta residente da nessuna parte. Per cui non sussisterebbe il beneficio di legge per il coniuge superstite che continua ad abitare nella dimora coniugale. E’ evidente anche ai ciechi che l’anagrafe digitale non è aggiornata. Ma ad Equaroma non interessa un fico secco. E allora i congiunti chiedono al Comune un certificato storico-anagrafico del defunto da cui si evince che ovviamente sì era residente nell’appartamento coniugale ma che, siccome la burocrazia capitolina non teme confronti quanto a comica inefficienza, era anche vedovo di un altro signore. In pratica l’Anagrafe romana aveva anticipato il matrimonio omosessuale. La cosa poi è stata sollecitamente corretta.

Domanda: ma non spettava ad Equaroma fare questi controlli? Perché costringere la gente a file e attese interminabili e a perdere giornate di lavoro per gli errori, i pressappochismi e le cialtronerie di una Pubblica amministrazione regionale e comunale che sembra fatta apposta per vessare i cittadini?

Morale. Sembra quasi che gli anziani pensionati siano diventati un bersaglio fisso di tutte le burocrazie che congiurano a rendere loro la vita difficile. Non basta che fra Imu, aumenti Irpef comunale e regionale, tariffe e bollette, sterilizzazione delle pensioni siano stati eletti a salvadanaio nazionale da cui trarre le risorse per salvare un Paese messo in ginocchio da una classe politica incapace, corrotta e inefficiente. No, non basta! Occorre anche quotidianamente opprimerli, soprattutto se malati, con inutili e superflui controlli e sadici adempimenti di una burocrazia stupida e cretina.

Adotta Abitare A

A fronte di tutto ciò giganteggiano invece i privilegi e le prebende della casta partitocratica su cui i controlli non esistono; come nel caso dei rimborsi chilometrici dei consiglieri del X municipio residenti in altri Comuni segnalato nel precedente articolo del 21 aprile scorso. Per loro, come diceva Tino Scotti in una vecchia pubblicità di Carosello, “basta la parola”.  


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti