Aumento record per il costo dei bollettini postali

E' già in vigore e si è passati da 1,10 a 1,30 ben il 18.2% in più
di Enzo Luciani - 2 Luglio 2012

Dal 2 luglio 2012 è scattato, senza nessun preavviso, l’aumento sul pagamento dei bollettini di conti/correnti alle Poste Italiane. Il balzello non è poco perché si è passati da 1,10 a ben 1,30 euro, ovvero il 18.2% in più. L’ultimo aumento, che era stato ben più lieve e cioè da 1,00 a 1,10 era datato 1 ottobre 2008, quindi 4 anni or sono.
Nel 2008 a determinare l’aggravio era stato ”l’aumento dei costi industriali” sostenuti dall’azienda.
E si calcolò, con un conteggio approssimativo sulla popolazione italiana che paga in media almeno 3 bollettini a bimestre, che questo si sarebbe tradotto in un implemento per Poste Italiane dagli 8 ai 10 milioni di euro circa. Quindi questa volta considerando che l’aumento è il doppio (ovvero 20 centesimi) meno lo sconto per gli over 70 la cui tariffa si abbassa da 0,77 a 0,70 (ovviamente solo per le bollette a loro intestate) si può prevedere sempre per Poste Italiane un incremento che può variare dai 14 ai 18 milioni. Siamo in attesa (non spasmodica) di sapere da Poste Italiane la motivazione di questo aumento ma pensiamo che sia sempre per ”l’aumento dei costi industriali”.
Però tutto questo stride con il fatto che da un po’ di anni si assiste a conferenze stampa dove i vertici dell’azienda ci illustrano i loro successi economici, gli aumenti degli utili, ecc. e poi ad ogni aumento dei costi industriali corrisponde un aumento sempre superiore al tasso di inflazione (andando poi ad aumentarla), se non peggio licenziamenti o altro.
E’ cronaca di oggi il sit-in davanti alla sede centrale a viale Europa (zona E.U.R.) perché, denunciano i lavoratori della comunicazione e dei servizi postali di Cgil, Cisl e Uil: "fa utili per 850 milioni, e taglia lavoro alle agenzie di recapito in appalto, col risultato che 2.000 persone hanno perso il posto di lavoro e sono stati assunti 1.880 ‘nuovi precari’. E’ assurdo poi il taglio dello stipendio di 140 euro ‘imposto’ alle lavoratrici in maternità”.


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