

Ciò che avanza da sfalci e potature non è "sottoprodotto", ma un rifiuto. E in quanto tale può diventare anche biogas
Che fine fanno sfalci, potature e tronchi degli alberi abbattuti durante la manutenzione del verde pubblico? Secondo Dario Tamburrano, eurodeputato del M5S, le ditte incaricate se li terrebbero per intero.
E non si tratterebbe di materiale di scarso valore, anzi: quei residui possono diventare una risorsa energetica appetibile.
La denuncia arriva il 14 novembre in Campidoglio, durante un convegno dedicato alla gestione del verde urbano organizzato da Virginia Raggi, ex sindaca e oggi consigliera d’opposizione, insieme a Carla Canale, rappresentante della sua lista civica nel IX Municipio.
Davanti a tecnici, agronomi, forestali e avvocati, Tamburrano solleva un dubbio pesante sul maxi appalto da 100 milioni di euro che regola la manutenzione del verde per il triennio 2024-2026.
“L’appalto assegna gratuitamente alle ditte i residui vegetali, compresi gli alberi abbattuti,” spiega il parlamentare europeo. “Più tagliano, più legna ottengono. E nei documenti d’appalto alcune di queste ditte indicano come destinazione impianti che trattano il legname come biomassa energetica.”
Il sospetto dell’eurodeputato è che il meccanismo possa incentivare, almeno indirettamente, un maggior ricorso ai tagli. “Dubito che le ditte regalino il legno, mentre il Comune sì,” afferma. Tamburrano punta poi il dito contro una norma nazionale: “Il Governo ha incluso i residui della manutenzione del verde pubblico e privato tra i materiali utilizzabili per produrre energia, con accesso agli incentivi sulle rinnovabili. Questo rende ancora più appetibile il legno proveniente dagli alberi urbani.”
Secondo il suo ragionamento, la scelta rischierebbe di andare in contrasto con il diritto europeo. Proprio per questo, fa sapere, ha già portato il caso all’attenzione della Commissione UE.
Nel mondo della manutenzione del verde, dove spesso si parla solo di potature, sicurezza e decoro, il tema sollevato da Tamburrano apre un fronte nuovo: quello del valore economico – e dell’uso finale – dei residui vegetali prodotti in città.
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