Campo via Candoni, vergogna umana

Azuni: "emblema pessima gestione piano nomadi a Roma"
Enzo Luciani - 11 Maggio 2012

Le condizioni in cui versa il campo attrezzato di Via Candoni costituisce uno degli esempi emblematici della pessima conduzione del Piano Nomadi a Roma. A denunciare la condizione dell’area è Maria Gemma Azuni, Presidente del Gruppo Misto (Sinistra, Ecologia Libertà ) al Comune di Roma. 

"Dopo un investimento di denaro pubblico – spiega la Azuni – di circa 30 milioni e la richiesta, disattesa, di un Consiglio straordinario sul Piano Nomadi volto a rendere trasparenti le modalità di spesa, oggi la fotografia del Campo Candoni è la seguente:1000 abitanti, censiti 936 a fronte dei 350 residenti nel 2008, numero aumentato a seguito del trasferimento dei nomadi sgomberati da Casilino 900 e dei 430 sgomberi eseguiti dal 2008 a oggi. 15 persone vivono in roulotte più piccole (di 24 mq) rispetto alle dimensioni standard (di 28 mq) tanto che i capi famiglia non riescono più a mantenere il controllo anche in virtù della promessa dell’Amministrazione, non mantenuta, di rimanere in questi angusti spazi solo per 6 mesi.

Nel 2008 il campo di Via Candoni era un fiore all’occhiello per la qualità della vita tanto che il Presidente della Romania si congratulò con l’Amministrazione Capitolina per la puntuale scolarizzazione dei bambini e i servizi igienico sanitari perfettamente funzionanti. Oggi stiamo al tracollo: sovraffollamento, sporcizia, rete fognaria sottodimensionata rispetto al carico medio, stravasi e pozzanghere di acque scure, container molto ravvicinati e spazi comuni sacrificati, ragazzi disabili carrozzati che non possono accedere ai bagni perché inidonei, servizio di sorveglianza inesistente, mancanza dell’illuminazione notturna, circolazione di auto e di furgoni che intralciano i già ridotti spazi comuni impedendo, se fosse necessario, ogni possibile evacuazione, scarso controllo sulla frequenza scolastica dei bambini e sui controlli sanitari.

L’area Bosniaca nella zona ovest del campo è la più compromessa per il malfunzionamento dell’impianto idrico e gli scarsi lavori di manutenzione sull’impianto elettrico non a norma. Il degrado e i disagi hanno contribuito a innalzare il livello del conflitto tra le due etnie rumena e bosniaca che prima convivevano con serenità con un inevitabile peggioramento dei rapporti con le istituzioni e con i residenti del quartiere della Magliana. Una vergona umana"


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