Carmine Schiavone racconta ulteriori dettagli sui rifiuti tossici

Intervistato da Rai News24
di Manuel Marchetti - 4 Novembre 2013

“Potrebbe esistere forma di criminalità organizzata senza l’appoggio dello Stato? No, rimarrebbero banditi in strada”. Così, come un fulmine a ciel sereno, Carmine Schiavone ex boss del clan dei Casalesi, ora collaboratore di giustizia, torna a parlare in un’intervista rilasciata a Rai News24, dopo quella rilasciata a Sky nel mese di agosto.
E’ il 31 ottobre e mentre molti adolescenti si travestono da scheletri o fantasmi, lui i mostri li cita nel suo racconto, ma qui di festoso non c’è davvero nulla.

Carmine Schiavone durante la sua prima intervista a Sky

Carmine Schiavone durante la sua prima intervista a Sky

“Tra venti anni moriranno tutti di cancro”, si riferisce alle persone residenti nei comuni del casertano, vittime inconsapevoli di vivere su terre violentate dai rifiuti tossici da chi con la morte incassa un bel po’ di soldi, parliamo della criminalità organizzata. Una procedura, questa dello smaltimento nocivo ed illegale che va avanti sin dai primi anni ’90 ed a scoprirlo fu proprio Schiavone, in quegli anni a capo del clan, che rivela: “All’epoca tenevo il registro delle entrate, nel quale figurava che per l’immondizia entravano 100 milioni di lire al mese, qualche tempo dopo mi sono reso conto che in realtà il profitto era di almeno 600-700 milioni”. Neanche il boss sapeva, il tutto avveniva di soppiatto all’interno del clan.
Aggiunge inoltre: “Dei rifiuti radioattivi dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi pascolano le bufale e sul quale non cresce più l’erba”.
Inequivocabile, inconfondibile, esplicito, la minaccia avvelenata in questo modo finisce direttamente in tavola, nei piatti di tante persone oneste che si intossicano in maniera drastica e tutto perché il portafogli di alcune persone deve acquistare volume.
Infine spiega in modo chiaro la prassi per lo smaltimento illegale: “Avevamo creato un sistema tipo militare, con ragazzi incensurati muniti di regolare porto d’armi che giravano in macchina. Avevamo palette e divise dei Carabinieri, Guardia di Finanza e della Polizia.”

Sdegno, paura e dolore pensando a chi è stato e chi sarà condannato a morte senza aver commesso nessun reato e l’unica colpa che ha è quella di vivere in un luogo “sbagliato”.

Amaramente concludo con una citazione di un grande politico, scrittore e poeta italiano, Lorenzo De Medici: “Chi vuol esser lieto, sia: del domani non v’è certezza”.


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