Centomila nuove case in 5 anni

Firmato il 21 luglio 2009 il decreto presidenziale. Le Regioni: fondi insufficienti
di Franco Leggeri - 22 Luglio 2009

 “Il Governo – ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture Matteoli – ha mantenuto un altro impegno del programma elettorale. Parte così la realizzazione di un ambizioso Piano alloggi che avrà positive ripercussioni sociali e che amplierà l’offerta di lavoro nel settore delle imprese edili su tutto il territorio nazionale”. Le abitazioni saranno destinate sia come prima casa, sia in locazione a canone sociale.

Un primo stanziamento è di 200 ml di euro sino ad arrivare a 500 ml di euro. Delle nuove abitazioni ne potranno beneficiare: nuclei a basso reddito, anziani , studenti fuori sede, sfrattati, giovani coppie e immigrati regolari residenti in Italia da 10 anni e 5 anni nella stessa Regione. Il premier ha firmato il piano caso dopo il parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata Stato-Regioni e dal Cipe. La realizzazione degli alloggi sarà conclusa nei prossimi cinque anni.

Molto freddo il sindacato degli inquilini Sunia: "Proclami tanti, case in affitto a prezzi sostenibili nessuna". Favorevole la Confedilizia: "Un segnale per rimettere in moto il settore". Favorevoli anche i costruttori dell’Ance. Divise le Regioni. Per Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell’Emilia Romagna: "Bene ma le risorse sono insufficienti. E’ un bene che il governo, grazie all’azione delle Regioni, si impegni a ritornare a quota 550 milioni per le risorse destinate alla casa. Ma tutto ciò non c’entra nulla con il ‘Piano per il rilancio dell’edilizia’ sul quale da aprile attendiamo il decreto di semplificazione da parte del governo".
Favorevole invece la Lombardia che, attraverso il presidente Roberto Formigoni, ha giudicato positivo «l’impegno del governo di passare, dal prossimo anno, a 550 milioni di euro». Soddisfatto anche il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, a detta del quale «il decreto impegna risorse e produce lavoro».

Di che cosa si tratta?

Per evitare di fare confusione occorre partire da un punto: sul tavolo ci sono due piani casa.

Il primo è quello varato il 21 luglio. E’ nato nell’autunno del 2007 con il governo Prodi e poi è stato rivisto e rilanciato dal governo Berlusconi. Questo piano concede soldi alle Regioni e a operatori privati per costruire case popolari o abitazioni con mutui a basso tasso d’interesse.

L’altro piano casa, invece, è quello che consente l’ampliamento senza autorizzazione preventiva di ville, villette e di palazzi abbattuti e ricostruiti. Fu lanciato a marzo 2009 ma, nonostante una faticosa intesa raggiunta ad aprile con le Regioni per limitare i casi di ampliamento, resta in attesa del decreto per la semplificazione delle norme.

I beneficiari? Giovani e Immigrati

Adotta Abitare A

I beneficiari delle 100 mila nuove case che dovrebbero essere costruite nei prossimi anni con i fondi pubblici, sono le categorie più deboli, a partire dalle giovani coppie a reddito basso, dagli immigrati in Italia da almeno 10 anni, dagli sfrattati e dagli studenti fuori sede. Si calcola che presso i Comuni italiani giacciono circa 630 mila domande per l’assegnazione di case popolari. Alle Regioni – che in questi giorni stanno varando i loro “piani casa” – spetta la distribuzione delle risorse.

Il ruolo delle Regioni

Da molti anni la politica abitativa è di competenza regionale. Nei giorni scorsi ad esempio la Giunta regionale del Lazio ha approvato i 23 punti del suo piano casa, che a breve sarà all’esame del Consiglio regionale. L’obiettivo principale è quello di costruire 30mila nuovi alloggi, tirati su sia da operatori pubblici che privati. Le famiglie che vi accederanno pagheranno una quota di 500-550 euro al mese per una casa dal valore medio di 150mila euro. Anche la Lombardia tre giorni fa ha approvato definitivamente il proprio piano casa che tra l’altro consente – entro 18 mesi a partire dal prossimo ottobre – una serie di ampliamenti. Le Regioni sono in attesa di norme semplificative da parte del governo perché oggi per costruire una casa popolare occorrono – in media- 14 anni.

Le novità

Un contributo al social housing, ovvero alla costruzione di abitazioni per le fasce meno abbienti, arriverà da una società appositamente costituita dalla Cassa Depositi e Prestiti, la banca del Tesoro che raccoglie il risparmio postale. Questa società – in attesa del via libera da parte di Bankitalia – avrà a disposizione un miliardo col quale acquisirà quote significative, anche se di minoranza, di fondi immobiliari specializzati in questo settore. In questi fondi potranno investire anche Fondazioni bancarie, enti locali e privati. L’obiettivo dell’operazione – secondo il governo – è di garantire la tutela degli interessi pubblici coinvolti e di coordinare le singole iniziative locali destinate alla realizzazione di immobili di edilizia residenziale sociale.


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