Cultura alimentare: un percorso rieducativo tra cibo e vino

Il 30 ottobre 2018 a Velletri presso la Casa Circondariale si è svolto un Convegno sul tema
Redazione - 8 novembre 2018

Il 30 ottobre 2018 a Velletri presso la Casa Circondariale si è svolto un Convegno sul tema “Cultura alimentare, un percorso rieducativo tra cibo e vino”. All’evento hanno preso parte il Direttore della C. C. Velletri, Dott.ssa M. Donata Iannantuono, il Vice Direttore C.C. Velletri, Dott.ssa Palmieri, il Responsabile dell’Area Trattamentale, Dott.ssa M. Maddalena Durante, il Sindaco di Velletri, Orlando Pocci. Presenti anche dott, enologo Sergio De Angelis e il Dott. Henos Palmisano.

Ed ecco qui di seguito la relazione dell’evento della Dott.ssa M. Maddalena Durante (e alcune foto della manifestazione).

 

Cultura alimentare: un percorso rieducativo tra cibo e vino

Il concetto di “Trattamento” è stato ed è tutt’ora in crisi per analisi affrettate di fallimenti principalmente sul piano della recidiva .

Noi operatori penitenziari, al di là del periodo storico, dei quadri normativi, sentiamo la necessità di dare un contenuto finalizzato alla pena, che apra il condannato alla speranza e lo aiuti a riprendere un posto nella società libera.

Il fine è quello di creare nel condannato la volontà, la forza nella scelta di vivere rispettando la legge, sviluppare il suo senso di responsabilità.

La pena deve avere una funzione positiva per eliminare le distorsioni proprie della privazione della libertà, l’afflittività, per aver migliori chance di reinserimento sociale.

Il trattamento ingloba tutta una serie di misure, ma principalmente l’istruzione, il lavoro e la formazione professionale.

RIEDUCARE attraverso il trattamento non significa imporre al detenuto un determinato comportamento, ma ottenere che si astenga da comportamenti proibiti dalla legge penale, attraverso la volontaria adesione e la partecipazione attiva al processo di trattamento.

Perché parlare di cultura in carcere? La cultura incide in modo decisivo sullo sviluppo della personalità, produce cambiamento.

In generale il lavoro come elemento del trattamento ex art. 15 O.P. e come mezzo principale di risocializzazione,  la formazione professionale intesa come preparazione al lavoro sono gli elementi che danno forma e sostanza al trattamento, determinano il cambiamento, rappresentano il vero antidoto alla recidiva.

Ad essi si aggiunge l’offerta di arricchimento culturale, principalmente: l’istruzione scolastica ad ogni livello, la biblioteca, conferenze e dibattiti in diretta streaming, l’attività sportiva  , la partecipazione alla redazione  di giornali , ai concorsi letterari, ai laboratori teatrali, il laboratorio autobiografico, il corso di educazione alla legalità….

Il reinserimento lavorativo  per il detenuto liberato  è ancora più difficile che per il cittadino comune , che ha già grandi difficoltà per la generale crisi economica.

Il detenuto liberato deve vincere  la difficoltà supplementare della  “stigmatizzazione sociale”.

L’obiettivo della formazione professionale  è la facilitazione  nel mondo del lavoro.

Si deve tendere  a riprodurre, nello specifico ambiente penitenziario,  le condizioni dei corsi professionali esterni, per permettere al detenuto di reinserirsi nel circuito lavorativo interno dell’istituto, ma soprattutto nei casi di assoluta mancanza di preparazione al lavoro predisporre un aiuto concreto al momento della liberazione.

L’offerta di trattamento deve essere seria, valida, fornire contenuti effettivamente utili per un inserimento nel mondo del lavoro, rispondere alle esigenze locali del mercato del lavoro.

Il detenuto accetta corsi che gli permettano di raggiungere una sufficiente qualificazione , gestiti da personale qualificato, lo stesso che opera all’esterno;

La popolazione detenuta  è solo in minima parte formata da persone con un buon livello di istruzione e formazione, l’offerta formativa deve essere rivolta a quei detenuti, c. d. marginali, per i quali la scelta criminale non è avvenuta liberamente , ma anche con il concorso di fattori oggettivi quali la carenza di istruzione ed un difficile rapporto con il mondo del lavoro. Poiché il lavoro  è lo strumento che muove la scala sociale , è il mezzo per affermare la propria personalità.

“I corsi di degustazione vini sono diventati un positivo fenomeno sociale” (cfr. testo “La mia verità sul vino”, S. De Angelis, 2016). Associazioni enogastronomiche enti pubblici e privati si dedicano allo svolgimento  di programmi di analisi sensoriali, le lezioni sono frequentate da adulti con esperienze di vita  maturate non nel settore specifico dei vini. La proposta di inserire un corso di degustazione vini nelle attività trattamentali in carcere ha avvicinato ancora di più questa parte di territorio  alla comunità esterna.

Infine occorre evidenziare il ruolo della Polizia Penitenziaria che, nel garantire la sicurezza, permette la realizzazione di tutte le attività trattamentali. Da tempo è ormai chiamata  non ad una semplice custodia, mera sorveglianza, controllo, la polizia penitenziaria acquisisce elementi utili  per una conoscenza approfondita dei detenuti da inserire nelle attività, pur nella endemica carenza di personale, con grande senso di responsabilità.

 

D.ssa M. M. Durante, Responsabile dell’Area Trattamentale

 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti