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Dalla parità di genere all’ambiente e lavoro, il Consiglio Regionale del Lazio approva 4 mozioni

I temi vanno dalla parità di genere, in cui rientrano due degli atti di indirizzo votati oggi, all'ambiente, fino alla retribuzione minima per i lavoratori degli affidamenti pubblici

Quattro mozioni sono state approvate nella seduta odierna del Consiglio regionale del Lazio: i temi affrontati vanno dalla parità di genere, sulla quale si incentravano due degli atti di indirizzo votati favorevolmente oggi (uno sul bilancio di genere, l’altro sul congedo di paternità), al salario minimo per i lavoratori nell’ambito degli affidamenti pubblici, fino alla tematica ambientale, in particolare per quanto riguarda le discariche abusive.

La prima mozione approvata prevede che il Consiglio regionale impegni la Giunta regionale ad assumere le iniziative propedeutiche all’attuazione del bilancio di genere entro il bilancio previsionale 2026, quale strumento di indirizzo per l’adozione della legge di bilancio e il suo collegato, al fine di predisporre – sulla base di una riclassificazione contabile delle spese del bilancio dell’ente in neutrali rispetto al genere, sensibili rispetto al genere, destinate a ridurre le diseguaglianze di genere – norme atte a conseguire l’applicazione del principio di eguaglianza tra donne e uomini e l’effettiva parità di genere in ogni ambito della società.

Con il secondo atto di indirizzo approvato oggi, il Consiglio regionale impegna il Presidente della Regione e la Giunta ad applicarsi e farsi promotori presso la Regione Lazio affinché, in tutte le procedure di gara per l’affidamento di contratti di appalti di lavori, servizi e forniture e nelle concessioni, sia indicato, in coerenza con quanto previsto nell’art. 11 del codice dei contratti pubblici, che al personale impiegato nei contratti di lavoro, servizi e forniture oggetto di appalti pubblici e nelle concessioni sia applicato il contratto collettivo maggiormente attinente all’attività svolta stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente

più rappresentative, salvo restando i trattamenti di miglior favore; sia verificato, inoltre, che i contratti indicati nelle procedure di gara prevedano un trattamento economico minimo inderogabile pari a 9 euro l’ora; sia verificato, ai sensi dell’articolo 11 del Codice dei contratti, qualora gli operatori economici dichiarino in sede di offerta un differente contratto collettivo da essi applicato,

che tale diverso contratto garantisca ai dipendenti le stesse tutele di quello indicato dalla stazione appaltante; che il giudizio di equivalenza sia condotto sulla base dei 12 parametri tracciati dall’Anac nella relazione illustrativa al bando tipo n. 1 del 2023, parametri dai quali sarà ammesso lo scostamento nel numero di due al massimo, fermo restando comunque il rispetto della retribuzione minima di 9 euro l’ora; siano organizzati incontri con le organizzazioni sindacali per verificare come raggiungere l’obiettivo che tutti i contratti in essere prevedano il trattamento economico minimo di 9 euro l’ora.

Una terza mozione contiene l’impegno per il Presidente della Regione e l’assessore al Ciclo dei rifiuti ad avviare una ricognizione generale su tutto il territorio del Lazio coinvolgendo i comuni nella segnalazione di tutte le situazioni di rischio, con specifico riferimento alle discariche abusive; a definire i criteri di raccolta ed elaborazione dei dati provenienti dai comuni, eventualmente gestiti dalla Direzione regionale competente in materia di rifiuti, predisponendo una mappatura che tenga conto dell’estensione del singolo sito potenzialmente a rischio e la sua caratterizzazione,

l’entità del volume dei rifiuti da rimuovere e le eventuali azioni di messa in sicurezza e una categoria di rischio da assegnare allo stesso; a pianificare, anche dal punto di vista finanziario, un intervento di bonifica generale e straordinario con validità pluriennale, identificando un apposito capitolo di bilancio.

La quarta e ultima mozione approvata torna sul tema della parità di genere, prevedendo che il Consiglio regionale impegni il Presidente e la Giunta regionale a farsi promotori, nelle sedi nazionali, a partire dalla Conferenza delle Regioni e Stato Regioni, nonché coinvolgendo le rappresentanze parlamentari, della tempestiva attuazione da parte del Governo di norme attuative della legge delega n. 32 del 2022 in tema di congedo di paternità obbligatorio,

al fine di estenderne il periodo di durata in linea con i paesi più avanzati e soprattutto in linea con l’esigenza sociale di riequilibrare il lavoro di cura verso una effettiva condivisione delle responsabilità di cura e genitoriali tra uomini e donne.


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