Dopo i ‘voti di scambio’ i ‘certificati di scambio’? – L’Ashton di Obama – Se un magistrato agisce da politico…

I Fatti e i Misfatti di dicembre 2010 (V) di Mario Relandini
Enzo Luciani - 9 Dicembre 2010

Dopo i "voti di scambio" i "certificati di scambio"?

"Certo Silvio Balsamo – hanno riportato, a suo tempo, le cronache emiliane – è stato sorpreso a guidare l’auto, nonostante il contrassegno di invalidità, senza alcun ausilio necessario per i paraplegici. Non solo: gli è stato poi trovato, in casa, un video che lo ritraeva ballare una danza sfrenata".

Tutto qui? No. Perché certo Silvio Balsamo, morto nel frattempo nel gennaio scorso, non era un imbroglioncello qualsiasi, ma un mafioso imbroglione che sarebbe dovuto rimanere in carcere fino al 2023 e che , però, in carcere non aveva trascorso neppure un giorno perché il direttore del Dipartimento di riabilitazione della "Montecatone" di Imola gli aveva certificato una gravissima patologia spinale che gli impediva di muoversi e, quindi, non gli avrebbe consentito la detenzione. E che, dunque, non solo gli aveva permesso i più comodi "domiciliari", ma anche una pensione e un contributo per l’accompagnamento. Di qui, accertato penalmente il fatto, l’accusa di "false attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria" e di "truffa aggravata ai danni dello Stato" finalmente mossa al compiacente direttore del Dipartimento di riabilitazione della "Montecatone" di Imola. Il quale, secondo giustizia, dovrebbe ore finire, a sua volta, in carcere. A meno che qualche "compare" del defunto Silvio Balsamo non intervenga falsamente a certificare, da parte sua, che il compiacente direttore non aveva agito di sua volontà, ma sotto la minaccia di una pistola mafiosa. Perché – come spesso accade anche nelle peggiori famiglie – una mano finisce spesso per lavare l’altra. Oppure perché magari, dopo la vecchia e consolidata pratica del "voto di scambio", sta nascendo la nuova pratica del "certificato di scambio". Alla faccia, come al solito, dell’ Italia onesta.

 L’Ashton di Obama

"Cathy Ashton, alta rappresentante degli Affari esteri dell’Unione europea – ha tessuto entusiastiche lodi il Presidente Usa, Barak Obama, all’ultimo vertice della Nato – sta compiendo un lavoro davvero straordinario".

Il Presidente Usa Barak Obama ha, evidentemente, notizie segrete passategli da qualche 007 della Cia o da qualche funzionario di ambasciata. Quello che sanno tutti, infatti, è che Cathy Ashton, fino ad oggi, si è distinta, nel suo ruolo all’interno dell’Unione europea, per due azioni tutt’altro che encomiabili. La prima è quando, per i suoi uffici, ha scelto un palazzo con il fitto di un milione di euro al mese. La seconda è quando, mentre autorità responsabili di ogni organizzazione e di ogni Paese volavano ad Haiti distrutta dal terremoto, lei ha approfittato per volare a trascorrere qualche giorno nella sua dimora baronale nel Lancashire. "Noblesse oblige", certo, ma che ci azzeccano – come direbbe Tonino Di Pietro – le entusiastiche lodi del Presidente Usa Barak Obama?

Se un magistrato agisce da politico…

"Il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia – è apparso in una locandina nelle strade di Bologna – darà un suo contributo alla manifestazione antiberlusconiana "Il dittatore del bunga bunga", programmata per venerdi 10 al "Paladozza" di Bologna, presenti Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Antonio Cornacchione, Vauro, Dario Fo ed altri".

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Nulla da eccepire, chiaramente, sulla legittimità – ancorché spennellata di becero – della manifestazione antiberlusconiana. Molto da eccepire, invece, sul contributo del Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. Non perché questo suo contributo sarà rivolto contro l’immagine di Silvio Berlusconi: ognuno, anche se con inutile cattivo gusto, ha il sacrosanto diritto di avere le sue idee politiche. Ma perché, se di professione uno si sceglie l’imparzialità della Magistratura, non può contemporaneamente scegliersi la parzialità della Politica. Non può abbandonare la toga dell’arbitro "super partes" per scendere in campo, in più di una trasferta ormai, con la maglietta di una squadra clamorosamente sponsorizzata. E non perché sponsorizzata contro Berlusconi. Sarebbe stata la stessa azione inaccettabile, se il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, o qualsiasi altro magistrato fossero scesi in campo con la maglietta di squadre sponsorizzate contro Bersani, Vendola, Franceschini, Fini o Casini. Senza contare, poi, il grave sgarbo nei confronti di quel Capo dello Stato il quale, più di una volta, ha saggiamente richiamato proprio i magistrati ad evitare ogni sovraesposizione mediatica ed ogni pubblico clamoroso schieramento politico. In difesa soprattutto della loro autonomia, della loro credibilità e della loro rispettabilità. Ma si sa. Il Capo dello Stato e le sue sagge parole vengono esaltati, da troppi, quando fa strumentalmente comodo. E quando non fa strumentalmente comodo, "chissenefrega". Anche da parte – inaccettabile nell’inaccettabile – di certi tocchi e di certe toghe.


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