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Farmaci consegnati in Pronto Soccorso: nel Lazio la terapia inizia subito dopo le dimissioni

Il progetto, aperto all’adesione volontaria di ospedali e IRCCS, nasce da un dato che fotografa la pressione sul sistema sanitario: nel 2025 i Pronto Soccorso del Lazio hanno registrato circa 1,7 milioni di accessi

Dopo ore trascorse in corsia, spesso nel cuore della notte, la scena era sempre la stessa: uscire dal Pronto Soccorso con una prescrizione in mano e mettersi alla ricerca di una farmacia aperta.

Un passaggio obbligato, talvolta complicato, che ora la Regione Lazio prova a cancellare con una misura destinata a cambiare la gestione dell’emergenza-urgenza.

L’idea è semplice quanto incisiva: i pazienti dimessi dai Pronto Soccorso riceveranno direttamente in ospedale i farmaci necessari per avviare subito la terapia.

Una svolta operativa, messa a punto dalla Commissione regionale del farmaco, che punta a colmare quel vuoto tra dimissione e cura sul territorio che negli anni ha generato ritardi, disagi e, in molti casi, nuovi accessi impropri.

Il progetto, aperto all’adesione volontaria di ospedali e IRCCS, nasce da un dato che fotografa la pressione sul sistema sanitario: nel 2025 i Pronto Soccorso del Lazio hanno registrato circa 1,7 milioni di accessi.

Un numero enorme, dietro il quale si nascondono migliaia di pazienti dimessi con terapie urgenti da iniziare, ma spesso difficili da reperire nell’immediato, soprattutto nei festivi o durante la notte.

Per questo la Regione ha deciso di intervenire partendo dai farmaci più utilizzati nelle dimissioni: entro marzo 2026 sarà attiva la distribuzione diretta di antibiotici ed eparine a basso peso molecolare.

Successivamente, il perimetro verrà ampliato con altri medicinali considerati essenziali, individuati da un gruppo di lavoro dedicato.

I benefici attesi sono molteplici. Innanzitutto, l’azzeramento dei tempi: il paziente potrà iniziare la terapia appena varcata la soglia dell’ospedale. Un passaggio che incide anche sull’aderenza terapeutica, evitando che stanchezza, orari o difficoltà logistiche portino a rimandare l’assunzione dei farmaci.

E non meno importante, si punta a ridurre il numero di ritorni impropri in Pronto Soccorso, spesso legati proprio all’impossibilità di reperire rapidamente le cure prescritte.

Il giudizio dei medici di famiglia è complessivamente positivo. La Fimmg Roma parla di un passo avanti verso un modello più vicino ai bisogni reali dei pazienti, capace di rendere più fluido il passaggio tra ospedale e territorio. Ma non mancano le cautele.

Sul tavolo restano alcune criticità: dalla necessità di riorganizzare i Pronto Soccorso, fino all’integrazione dei sistemi informatici tra strutture ospedaliere e medicina territoriale.

E soprattutto, c’è un equilibrio da mantenere: evitare che il Pronto Soccorso si trasformi in un punto di distribuzione farmaci, snaturando la propria funzione centrata sulla gestione dell’urgenza.

La sfida, sottolineano i medici, non è solo semplificare l’accesso alle cure, ma costruire un percorso continuo che accompagni il paziente anche dopo la fase acuta. Un cambio di paradigma che, se funzionerà, potrebbe segnare un punto di svolta nel rapporto tra ospedale e territorio.


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