Gatto cestinato nell’area archeologica

di Sabina Cuccaro - 31 Marzo 2009

“I gatti non si abbandonano nell’area archeologica”. È l’insegna che compare sugli scavi archeologici di Largo Torre Argentina, dove c’è la storica colonia di felini della capitale. Un uomo, pensionato abruzzese di 72 anni, non solo ha ignorato il cartellone (e la legge) ma lo ha fatto nel modo più turpe: ha lanciato il suo gatto da un’altezza di tre metri. Si è avvicinato alla balaustra che delimita l’area sacra del sito e dalla strada ha aperto il trasportino lanciando di sotto il povero animale, un maschio grigio di circa sei anni. Sono stati in primis i turisti ad accorgersi dell’accaduto (e noi non ci abbiamo fatto una bella figura). Sono poi intervenuti i volontari dell’Associazione: «Ci siamo accorti di qualcosa di strano dalla gran confusione che abbiamo sentito. Usciti fuori, abbiamo visto questo signore di una certa età che scuoteva il trasportino per far cadere il gatto, ovviamente spaventatissimo» sono le parole di Daniele Petrucci, un giovane volontario. Subito è intervenuta una pattuglia di Carabinieri della Stazione di Roma Piazza Farnese che ha fermato l’uomo. Il quale si è giustificato dicendo di non pensare di fare qualcosa di male: in fondo lì ci sono tanti gatti, e lasciarne uno in più (a suo dire) non sembra un problema. In effetti, abbandonare un gatto, lanciandolo da tre metri, non è un problema ma un reato grazie alla legge sul maltrattamento degli animali n.189/2004. Ora il nonnino ingenuo (o molto furbo), denunciato a piede libero, rischia una reclusione da tre mesi ad un anno o una multa da 3 mila a 15 mila euro. Invece il gatto sta benone e già si sta pensando al nome da dargli. Piuttosto che commettere un reato, il pensionato avrebbe potuto chiedere aiuto a uno dei volontari dell’Associazione e sicuramente avrebbe trovato risposta. «Non è la prima volta che succede, anzi, a dire il vero accade spesso e noi siamo qui per prenderci cura dei gatti. Ma abbandonare un povero animale in questo modo mi sembra disumano» ha commentato Silvia Viviani, una della fondatrici della storica colonia. L’’Associazione Culturale Colonia Felina di Torre Argentina’ è nata nel 1994, proprio perché motivata dalla necessità di fornire cibo e cure mediche alle centinaia di gatti e gattini abbandonati nell’area archeologica e non solo. La Viviani è da anni impegnata in prima linea nella campagna di sterilizzazione precoce, «l’unico e possibile modo davvero efficace per il controllo del randagismo». Sono 230, ad oggi, i gatti sterilizzati che qui trovano calore e affetto a dimostrazione del fatto che gli uomini non sono tutti “disumani”.

da Libero del 31 marzo 2009


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti