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I ritardi del PNRR

Non voglio entrare scioccamente nella polemica tra Autorità per la Lotta alla Corruzione, da una parte, ed il Ministro delle Infrastrutture e quello dei Rapporti con la UE, dall’altra, ma, quale ex Direttore Gestionale di un Ente Pubblico, non posso esimermi dal dare un pare tecnico-gestionale a quanto ascolto.

1.La lievitazione dei prezzi delle materie prime e la contingenza finanziaria sono solo UNO dei problemi che rendono più complesso l’andamento delle attività del PNRR. Nel mio Ente ogni anno si attendeva la Legge Finanziaria, per conoscere l’entità del Contributo Ordinario dello Stato (COS), per poter pianificare al meglio l’utilizzo delle scarse risorse da utilizzare sui progetti di investimento più strategici. Ebbene, il Consiglio di Amministrazione, a dicembre di ogni anno, deliberava su una serie di Progetti, condizionando il loro avvio ‘alla disponibiltà del COS’, cioè ad una decisione successiva, a gennaio, con l’approvazione del Piano Annuale (quello Triennale scorrevole era solo un riferimento teorico per i processi di approfondimento interno, nell’Ente). Era chiaro per tutti cosa si dovesse immediatamente avviare, con quali impegni di spesa annuali, e quali progetti dovessero essere rinviati, per mancanza di risorse finanziarie.
Ma questa prontezza di intervento, questa efficacia, con l’handicap della situazione disastrosa finanziaria italiana, era possibile perché, PRIMA di proporre al CdA una proposta di delibera “condizionata alla disponibilità di risorse da COS”, ERA STATO DECISO:
– un sistema di responsabilità e di deleghe sulla gestione delle proposte e delle risorse, umane e finanziarie;
– un sistema di proposta interna, botton up e viceversa, cioè con interazione continua fra Organi di Indirizzo e Organi Esecutori e viceversa, per decidere le priorità “possibili” e l’urgenza degli interventi;
– una struttura tecnica al dettaglio per svolgere gare di appalto anche complesse (nella Ricerca la realizzazione di prototipi innovativi non è rara e le gare molto spesso erano europee, cioè molto complicate, soprattutto per gli aspetti normativi). Le regole allora venivano definite a fondo, cercando di dare un contributo di esperienza anche agli Organi dello Stato (Governo, Autorità, Commissioni Parlamentari, Consip), affinché fosse definito un sistema di Regole congrue, rigide nei confronti di possibili tentativi di corruzione e precise dal punto di vista degli ‘Allegati Tecnici” e delle Procedure. Le gare venivano perciò completate prima di dicembre, con “proposta di aggiudicazione condizionata” alla disponibilità nel COS, che evidentemente il possibile Organo Esecutore aveva accettato preliminarmente.
Ciò rendeva immediatamente avviabili i progetti con risorse e alta la capacità di spesa, cioè l’efficacia nel raggiungere gli obiettivi con Stati di Avanzamento certificati.

2. PNRR. Da due anni si sottolinea, a livello politico e tecnico, la criticità della realizzazione di questo Piano, perché l”ITALIA POSSA RISOLLEVARSI DA UNA SITUAZIONE MOLTO DELICATA. Circa duecento miliardi, in parte a fondo perduto, fino al 2026, sono una manna dal cielo. Anche gli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti avevano dato consigli molto pressanti sulla preparazione politica, a monte, delle azioni da intraprendere.
2a. Attuare riforme nello Stato che rendessero fattibile la gestione del Piano più complesso mai affidato a TUTTI GLI ENTI, centrali e periferici. Ciò significava definire le strutture centrali e periferiche, il loro rapporto di responsabilità e nella catena delle decisioni, la creazione di competenze manageriali, tecniche e di controllo di gestione e di rendicontazione. Invece sono state avviate Riforme “nominali” e di principio da parte del Governo Draghi con molta professionalità, compatibilmente con la litigiosità” di tutti i partiti al governo, escluso FdI, unico all’opposizione (ricordo quando la Meloni protestava perché non gli era stato dato il tempo di studiare la proposta di PNRR da inviare a Bruxelles dopo la necessaria approvazione parlamentare…). Poi gli Italiani hanno chiaramente votato per un nuovo Governo, politico e non tecnico, che, da una parte si è dato in 4 mesi due diverse organizzazioni della “Camera di Regia” del tutto difformi dalla impostazione Draghi, poi ha cominciato subito, ingenuamente (lo dico tecnicamente e per esperienza professionale), a chiedere a Bruxelles di “rinegoziare”, data la situazione creata dalla carenza di materie prime e dalla guerra in Ucraina, infine non si è preoccupato di prendere, sì che era ora, decisioni politiche! Organizzare le strutture e decidere i REGOLAMENTI APPLICATIVI DELLE RIFORME, (scontentando sicuramente la corte di azzeccagarbugli), senza le quali le cosiddette riforme non esistono! Cominciare a fare progetti esecutivi e “gare condizionate”, laddove fosse possibile: la UE avrebbe trovato da ridire?
2b. Le priorità, dato che già sappiamo che per il 2026 dovremo cancellare qualche progetto!
Ma le abbiamo definite? Abbiamo creato e organizzato le strutture responsabili, fornendo loro competenze? Abbiamo stabilita la catena di comando, con quali deleghe? Oppure scherziamo e facciamo ridere i polli come con l'”Autonomia differenziata” di Calderoli, con il “Ponte di Messina” di Salvini (tutto chiacchiere e distintivo: a me ingegnere mi affascina, ma preferirei avere una rete ferroviaria e autostradale più diffusa e meno da terzo mondo, che permetta di portare utenti agli ingressi del Ponte!), oppure con la Riforma degli Appalti, scritta da persone che non si rendono minimamente conto della delicatezza del livello scelto di ‘deregulation’, che vogliono quelli che intendono saccheggiare le risorse pubbliche?
E minacciano pure di mandare a casa i Funzionari onesti, preparati, capaci, come se loro politicanti fossero i padroni del benessere pubblico!

E’ inutile e fazioso prendersela con Draghi o Franceschini, ormai non più responsabili politicamente del PNRR!
Cancellate i progetti indifendibili (ma lo Stadio Franchi è confrontabile, in risorse ed in rischio di realizzazione prima delle Calende Greche, con il Ponte sullo Stretto?), scegliete quanto più utile all’Italia, ma finite di chiacchierare a vuoto e raggiungete obiettivi utili allo Stato!
Io non vi ho votato, ma conto su di voi, perché sono italiano, pur volendo, da una vita, cercare, da figlio unico, “fratelli italiani”, ma solo se diventiamo più servitori del Bene Comune.

Buon lavoro, seriamente.


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