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I veleni dopo le fiamme: via Teano s’incendia e FDI chiama l’ARPA per monitorare l’aria

A rendere il quadro particolarmente critico è la complessa situazione di degrado che da tempo caratterizza il quadrante, segnato dal continuo ed illegale accumulo di scarti e materiali di scarto

Il fumo nero che sale verso il cielo, l’odore acre che penetra nelle abitazioni e il solito sospetto che tra le fiamme sia andato in cenere molto più di qualche sterpaglia abbandonata.

L’ultimo rogo divampato nel perimetro privato di via Teano, a ridosso dell’ex Borghetto degli Artigiani, ha fatto traboccare il vaso nel Municipio V di Roma.

Dove la convivenza forzata tra insediamenti abusivi, discariche a cielo aperto e roghi tossici ha spinto le istituzioni locali a battere i pugni sul tavolo e a pretendere risposte scientifiche sugli inquinanti finiti nei polmoni dei cittadini.

A formalizzare la richiesta d’intervento d’urgenza è Daniele Rinaldi, consigliere municipale e presidente della Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza, pronto a sollecitare i vertici di ARPA Lazio per la posa immediata di una stazione mobile di rilevamento della qualità dell’aria a ridosso della zona colpita.

Discariche invisibili e diossine ad alto rischio

L’area interessata dall’incendio soffre da anni di un degrado cronico e mai risolto, caratterizzato dal progressivo accumulo di scarti di cantiere, plastica, vecchi arredi e spazzatura di ogni sorta.

Quando una scintilla accende questo deposito a cielo aperto, la combustione dei materiali rilascia nell’atmosfera una miscela di composti tossici che allarma l’intero quartiere.

L’obiettivo dell’ispezione ambientale richiesta ad ARPA è proprio quello di passare al setaccio le molecole disperse durante il rogo, con un focus preciso sui microinquinanti tipici della combustione di rifiuti plastici e industriali.

«Basta rincorrere l’emergenza: la salute viene prima dei rimpalli»

«A fronte dei continui roghi e delle montagne di spazzatura ammassate nella zona, non possiamo più permetterci di brancolare nel buio: servono evidenze scientifiche e indiscutibili sull’aria che questa comunità è costretta a respirare», incalza Rinaldi.

Il nodo, secondo il presidente della Commissione Trasparenza, è ribaltare l’approccio delle istituzioni di fronte alle emergenze ambientali della periferia romana: «La logica dell’intervento a cose fatte ha fallito. Serve prevenire, certo, ma soprattutto serve verità. La salute pubblica e la salvaguardia dell’ambiente non possono essere messe in secondo piano: i dati delle centraline dovranno essere pubblici, chiari e immediatamente accessibili sia all’amministrazione sia agli stessi residenti».

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