Il piano del commercio di Roma in giunta entro fine mese

Avrebbe dovuto essere approvato dalla giunta entro luglio e, a seguire, dall’assemblea capitolina. Negozi aperti 365 giorni all'anno nella capitale
Enzo Luciani - 7 Settembre 2011

Forse (il forse è d’obbligo), dopo oltre dieci anni di attesa, è in arrivo il piano del commercio di Roma. Il documento, che pianifica la distribuzione di grandi e piccole strutture commerciali nella Capitale, che avrebbe dovuto essere approvato dalla giunta entro luglio e, a seguire, dall’assemblea capitolina, secondo quanto annunciato il 16 giugno scorso dall’assessore al Commercio Davide Bordoni, ora andrà (o dovrebbe andare, meglio usare il condizionale) in giunta entro fine settembre e a seguire in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva.

Tra le linee guida del piano cita: «lo stop alle mega-strutture» e a nuovi centri commerciali nel centro storico (se non già previsti da precedenti accordi di programma) e, invece, la possibilità di aprirne nel quadrante sud ovest della città.
Nel piano del commercio, che è «in assoluto il primo che viene fatto a Roma, diamo delle linee guida che s’inseriscono anche nell’ambito del piano regolatore generale e facciamo una giusta distribuzione dei nuovi centri commerciali che dovranno essere fatti. Prevediamo uno stop alle megastrutture e stabiliamo le aree in cui dovranno sorgere quelle nuove».

«Il piano divide la città – prosegue l’assessore – in quattro ambiti e fa una mappatura di tutte le strutture presenti sul territorio». I quattro quadranti sono: 1) Centro, caratterizzato da una buona presenza di negozi, 2) Nord Este ad alta presenza di negozi, 3) Sud Ovest, a media presenza di negozi, 4) Nord Ovest a bassa presenza di negozi

«Molti settori, che non possono sopportare altre iniziative, – precisa l’assessore Bordoni – vengono preclusi, ovvero non ci sarà la possibilità di aprire nuovi centri commerciali se non previsti da vecchi accordi di programma già firmati dalle precedenti amministrazioni (soprattutto Comune e Regione). In altre zone ci sarà questa possibilità, specialmente nel quadrante nord-ovest che secondo lo studio che abbiamo fatto ne è sprovvisto. Verrà tutelato il centro storico della città, dove non si potranno aprire grandi strutture e questo andrà anche a vantaggio del piccolo commercio di quartiere».

Altri sette grandi centri commerciali sono però previsti in periferia: a Casal Monastero (7.500 mq), Torrino Sud (48.730), Magliana altezza Gra (50 mila), Muratella (140.625), Pescaccio (244.706), Cecchignola Ovest 20.721 e Velodromo Olimpico (48.730).

Secondo Bordoni il progetto del comune «dà la possibilità di rilanciare il settore e creare nuova occupazione ma soprattutto di riqualificare i contesti esistenti, i cosiddetti centri commerciali naturali. E cioè oltre il 30 per cento di prodotto interno lordo della città, tanti posti dilavoro, il motore dell’economia. Roma in base alla legge regionale 33, doveva recepire già dal 1999 il piano del commercio».

Negozi aperti 365 giorni all’anno a Roma

Intanto si apprende che nella manovra anticrisi del governo, se sarà approvata così come è ora, è prevista l’apertura degli esercizi commerciali di domenica non solo nel centro storico e a Ostia ma nell’intera città, in quanto città d’arte. 

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«Se il decreto sarà convertito, tutti i negozi della Capitale – conferma l’assessore Bordoni – avranno la facoltà di restare aperti sempre, senza limitazioni per i giorni festivi».

Negativa la reazione del presidente della Confesercenti romana: «Questa manovra scellerata contribuirà ad uccidere le piccole e medie aziende commerciali, già fortemente colpite dal calo dei consumi. La piccola e media distribuzione rappresenta nella città il 95 per cento del settore. E’ impensabile che piccole realtà, magari a conduziione familiare possa mantenere un negozio aperto 365 giorni l’anno, 24 ore su 24». Va precisato che questa liberalizzazione non riguarda i pubblici esercizi – bar, ristoranti e altri locali con licenza di somministrazione di cibi e bevande, perché resteranno soggetti alle autorizzazioni (e limitazioni) decise dai comuni.
 


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