

Il 7 novembre la kermesse all'Auditorium Conciliazione per lanciare la corsa al bis. Una mossa strategica per spegnere sul nascere i rumors che lo indicavano come il "terzo nome" suggerito da Conte alla Schlein per la leadership del centrosinistra
Nel grande e confuso Risiko del centrosinistra nazionale, dove il campo largo somiglia sempre più a un acquattrinato pantano di vetatissime leadership, c’è chi sbriga le pratiche per mettere i propri confini al riparo dalle incursioni romane.
Roberto Gualtieri ha deciso di spingere sull’acceleratore e segnare il territorio: la data X per l’avvio formale della campagna elettorale per il suo secondo mandato da primo cittadino è stata fissata per il 7 novembre negli spazi dell’Auditorium Conciliazione.
Che l’ex titolare del Ministero dell’Economia del governo Conte II stesse già scaldando i motori non era certo un mistero: basti pensare all’esordio, datato novembre 2025, della rete di fedelissimi ed esponenti civici battezzata emblemanticamente «Per Roma con Gualtieri». Ma il blitz calendarizzato in queste ore nasconde motivi d’opportunità politica ben più stringenti.
L’accelerata del Campidoglio matura infatti al culmine di una girandola di veleni retroscenistici. Nel mezzo dello stallo messicano tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein per la futura guida della coalizione d’opposizione, il nome dell’attuale sindaco di Roma era filtrato con insistenza come la classica “terza via” calata sul tavolo dal capo politico dei Cinque Stelle per sparigliare le carte. Un’opzione che la segretaria del Partito Democratico avrebbe prontamente rispedito al mittente.
Sebbene l’ex premier abbia smentito d’aver pronunciato quel nome specifico, le scosse d’assestamento all’interno del Nazareno hanno convinto l’entourage di Palazzo Senatorio della necessità di una brusca sterzata.
Da qui la fuga in avanti: annunciare una convention che consacri Gualtieri esclusivamente come concorrente per la poltrona più alta della Capitale, spogliandolo da ipotetiche velleità di scalata nazionale.
Nel corso di una riunione d’emergenza con la propria maggioranza consiliare a Palazzo Senatorio, lo stesso primo cittadino ci ha tenuto a blindare il proprio perimetro: la priorità resta Roma ed il secondo mandato sarà portato avanti per tutti e cinque gli anni previsti.
Una rassicurazione calcolata per mettere a tacere i maliziosi che richiamano lo storico precedente del 2008, quando Walter Veltroni, appena riconfermato alla guida della Capitale, rassegnò le dimissioni per prendere le redini del neonato Partito Democratico.
I sospetti dei maligni d’altronde si erano nutriti anche delle sortite a largo raggio promosse dallo stesso Gualtieri negli ultimi mesi, a partire dallo spolverato summit dei sindaci del 15 settembre scorso in Campidoglio alla presenza di Massimo D’Alema ed Enrico Manfredi («Governare le città, governare l’Italia»).
Chiusa la falla del terzo nome, per Gualtieri si apre ora la partita della massima visibilità: accendere i riflettori sulla propria riconferma proprio mentre la coalizione di campo largo arraffia a tentoni nel fango delle proprie divisioni.
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