Il transatlantico Italia

Ettore Visibelli - 8 Dicembre 2016

La famigerata Secca dei Referendum, posizionata nell’alveo del pur grande corso d’acqua ramificato che collega il Belgio a gran pare dell’Europa, è stata fatale al transatlantico Italia, ormai ridotto a percorrere rotte fluviali, dopo il suo declassamento da nave oceanica a bastimento mediterraneo, per poi ridursi a nave di diseredati sulla rotta Roma – Bruxelles. Il Comandante della nave conosceva bene le insidie del basso fondale, riportato su tutte le carte nautiche, e già in passato aveva percorso quel braccio d’acqua. In quest’ultimo viaggio tuttavia ha affrontato il tratto fluviale con troppa disinvolta protervia, rimproveratagli da buona parte dell’equipaggio, rispondendo alle critiche: La nave la comando io e so quello che un capitano di lungo corso ha il dovere di fare per mantenere la giusta rotta nei momenti difficili.

camplus-renzi018-1000x600A niente sono valse le raccomandazioni dei suoi ufficiali e del rimanente equipaggio che lo diffidavano dal navigare verso la secca, dal momento che c’era acqua sufficiente per evitarla seguendo la sponda di sinistra. Ma lui è stato irremovibile: L’armatore mi ha ordinato di dimostrare che si può risparmiare combustibile attraversando con abilità la secca e il compito sarà svolto con perizia, rafforzando il mio diritto a comandare la nave.

Purtroppo, approssimandosi al basso fondale, pur chiedendo la protezione di Santa Maria Elena e della Primavera del Botticelli, le due icone appese nella plancia di comando alle sue spalle, il Comandante ha avvertito il pericolo incombente. Il natante ha iniziato a rollare e beccheggiare e, nonostante lui si sia affrettato ad ordinate di ungere gli ingranaggi, ormai era troppo tardi. Così nella notte fra il 4 e il 5 dicembre il grande vascello si è arenato sulla duna sommersa, impattando contro la Secca dei  Referendum.

Adesso, a tre giorni dal disastro – che per fortuna non è paragonabile a quello della Concordia – sulla nave c’è confusione nei concitati ordini e contrordini dell’intero equipaggio: Macchine avanti! Grida qualcuno, e subito dopo: No, macchine indietro tutta! Urla qualcun altro. E sulla banchina di Bruxelles, dove da giorni aspettavano l’arrivo dell’Italia, hanno compreso subito che il bastimento carico di … (con chiarezza non si è mai capito di cosa) non arriverà a destinazione. “E due!” Ha esclamato da Berlino alla notizia l’armatrice della brancaleonica armata al suo comando. In lei ancora pesa l’affondamento della Britannia, prestigioso, infido transatlantico in comproprietà, acquistato definitivamente dal Regno Unito e il rischio di perdere in breve tempo un’altra unità della sua flotta – seppur meno prestigiosa – l’ha turbata non poco.

Non sarà facile togliere dal banco di sabbia il bastimento incagliato. C’è chi confida nelle piogge, nell’ingrossamento del fiume per riprendere il viaggio. C’è invece chi vorrebbe l’arrivo immediato di un rimorchiatore a rimuovere il natante dalla situazione di stallo in cui si è venuto a trovare, per continuare subito a navigare, pur senza sapere verso dove. Il fatto vero è che al di là dei giochi di potere che si consumano a bordo, sono i passeggeri dell’Italia i più esposti al rischio di fare una brutta fine. In ogni viaggio precedente hanno sempre sperato che la nave fosse affidata a un esperto Comandante, con un efficiente equipaggio, ma sembra che nella Compagnia di Bandiera la marineria sia in crisi da tempo e sarà pressoché impossibile trovarne uno all’altezza in sostituzione, con un equipaggio esperto, fidato e diligente per riprendere la navigazione interrotta.

Adesso è prioritaria l’opera di rimozione, operazione non facile per le troppe lingue di saccenti marinai, tutti esperti a curare gli interessi privati anziché la salvezza dei passeggeri e del bastimento. D’altronde anche piccoli armatori hanno abbandonato da tempo il registro navale italiano preferendo battere bandiere di altri grandi registri marittimi di piccole entità nazionali, lanciando nell’etere un chiaro SOS dal significato: Salvateci O S’affoga. In definitiva non siamo più quel popolo di santi, poeti e soprattutto navigatori come a qualcuno molti anni fa era piaciuto definirci.

Quello che un tempo era un transatlantico, giace al momento insabbiato sulla Secca dei Referendum e non ci è dato di sapere come e quando riprenderà a navigare.


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