In gravi difficoltà 25mila operatori di street food

A causa del lockdown per il covid 19. Proposte e richieste per supportare e rilanciare il settore anche attraverso l'international Street Food Take Away
Redazione - 29 Aprile 2020

Sono venticinquemila gli operatori di street food in Italia, che da marzo ad oggi hanno perso quasi 200 milioni di euro, oltre all’ulteriore danno di milioni di euro di merce invenduta, prossima alla scadenza. Queste sono le drammatiche ricadute economiche dovute al COVID-19, che pesantemente si stanno facendo sentire. Questi operatori rientrano nella categoria degli ambulanti, ma con la peculiarità di essere stagionali e di lavorare solo all’interno di eventi predefiniti, su tutto il territorio nazionale, tutti elementi che in questo momento li ha bloccati, una categoria che non ha entrate economiche e che è a rischio chiusura.

La situazione straordinariamente drammatica che sta attraversando gran parte del pianeta e nello specifico il nostro paese, ci sta mettendo tutti a dura prova, da ogni punto di vista: sociale, economico e non solo.

Per questo motivo Orofino, imprenditore di successo, ideatore ed organizzatore del Festival Internazionale dello Street Food, ha deciso di scendere in campo facendo delle richieste alle istituzioni nazionali, regionali e comunali, per questa categoria e sta mettendo appunto un piano operativo ed organizzativo che permetta agli operatori di lavorare, rispettando tutte le misure di sicurezza per prevenire ulteriori danni.

“Vorrei riflettere su quello che sarà del nostro Paese. – afferma Alfredo Orofino – Penso che dovremo considerarlo come l’anno zero: “andrà tutto bene” se tutti saremo parte attiva ognuno nei propri ambiti e con le proprie peculiarità. Come imprenditore sono naturalmente preoccupato per la mia famiglia ma non di meno per tutte le famiglie, che ruotano intorno alla mia attività.”

Orofino – come informa una nota – ha mandato una richiesta alle istituzioni nazionali, regionali e comunali,  per scongiurare la chiusura,  domandando di istituire dei contributi a fondo perduto, per le aziende del settore, così da permettergli il momentaneo sostentamento per le spese correnti, l’azzeramento degli oneri fiscali per l’anno in corso e la semplificazione burocratica.

“Ha anche strutturato e proposto un progetto chiamato “International Street Food Take Away” che può inserirsi a pieno titolo in questa Fase 2, per il superamento dell’isolamento forzato di tutti coloro che appartengono a questa categoria, per far si che gli venga restituito l’orgoglio di tornare a fare, ciò per il quale da sempre sono apprezzati: cucinare.

“Questo progetto avrà una durata da 7 ai 10 giorni è sarà strutturato in questo modo: verrà individuata una o più aree delle città, l’area sarà delimitata e ben definita, gli operatori partecipanti ad ogni evento saranno dai 7 ai 10 (1 per tipologia di cucina), la distanza tra i vari operatori sarà di 3 metri,  gli operatori dovranno sottostare alla regola di almeno un metro di distanza con i clienti, le mascherine e i guanti (dispositivi di protezione individuale) saranno obbligatori sia per gli operatori che per i clienti, verrà posta una colonnina con gel disinfettante davanti ad ogni truck  e stand,  le aree, gli stand o i truck, a secondo dei casi, verranno puliti e sanificati, più volte durante la giornata e alla sera dopo la chiusura. L’accesso sarà contingentato in piccoli gruppi , con il controllo della temperatura all’ingresso della location. Non saranno posizionati tavoli e panche per non creare assembramenti e vigerà il divieto di consumazione nell’area, i clienti potranno accedere all’area per acquistare il proprio cibo take away e gli operatori, attraverso prenotazioni telefoniche o via app, effettueranno consegne a domicilio

“Questa iniziativa non è da considerarsi un evento ma un mercato temporaneo sul cibo di strada. Nella Fase 2 ognuno dovrà fare la sua parte ed è per questo che Alfredo Orofino, ha chiesto l’aiuto da parte dell’Amministrazione ad avere dei servizi gratuiti, al fine di poter agevolare una categoria, composta prevalentemente da aziende familiari, che è in lockdown da fine febbraio”.

 


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