

Si prospettano nuovi ulteriori ritardi sulla tratta Mirti - Lodi
Nessuno ne ha parlato ma dal 10 maggio 2011 più di cinquanta lavoratori non stanno più lavorando alla costruzione della Metro C. Questo a dispetto di annunci sindacali, governativi e datoriali che davano come garantito il posto a tutti i lavoratori, a costo di mandarli in altra sede. E dal 10 maggio si è scoperto quindi che per sede si intendeva casa.
Comunque per verificare è sufficiente provare a bussare ai portoni gialli a piazza Lodi, subito dopo gli archi: non riceverete risposta. Provate ad andare a piazza San felice di Cantalice, o a piazza Roberto Malatesta, con l’ingresso di fronte ad un phone center: non vi risponderà nessuno.
Idem per il pozzo in costruzione lungo via Taranto.
E non vi risponderà nessun lavoratore della Marcantonio o del Consorzio Roma 2000 per un fatto molto semplice: non ci sono più.
E quelli che sono rimasti seguono i lavori di smobilizzo con le lacrime agli occhi.
Sono stati improvvisamente fatti allontanare perché il loro contratto è stato ritenuto risolto per, citano i bene informati, alcune violazioni contrattuali relativamente ai tempi di consegna dei manufatti, leggasi pozzi di areazione.
E se la misura così drastica arriva quando i buoi sono scappati da un bel pezzo, rimane nelle mani dei lavoratori e dei cittadini il solito cerino per una serie di ragioni:
1) espellere le ditte esecutrici a questo punto delle lavorazioni produce una concatenazione di eventi infausti primo fra tutti un inevitabile, ulteriore e fisiologico ritardo nella consegna delle opere: ci vorranno infatti circa dieci giorni perché le imprese riconsegnino le aree alla committenza. A quel punto, si presume su chiamata diretta, una nuova ditta potrà entrare e riprendere i lavori da dove sono stati terminati. Ma questo avverrà non prima di aver riattrezzato l’area da un punto di vista organizzativo, tecnico e logistico. Quanti giorni saranno necessari per riprendere ad avvitare un bullone?
2) le maestranze hanno ricevuto un preavviso di circa 24 ore per sapersi nuovamente in mezzo ad una strada. Possibile, ci domandiamo, che le inadempienze non fossero minimamente prevedibili, oltre che evitabili?
3) Zero. E’ il numero dei media che hanno avuto pazienza e coraggio di raccontare una notizia scomoda che significa ritardi e disoccupazione per almeno altri sessanta lavoratori. Ed insieme a questa, non ci stanchiamo di ripeterlo, un fallimento orizzontale che investe direttamente tutti coloro che ingrassano schiere di votanti con la storia della Metro C.
4) Zero di nuovo. E’ il numero di incidenti gravi avvenuti finora nella totalità dei cantieri Metro C, cantieri che a pieno regime hanno anche saputo occupare fino a 1200 operai al giorno. Segno questo di una professionalità indiscutibile da parte delle maestranze, evidentemente mal ripagata quando a rallentare o a bloccare i lavori non sono eventi tecnici fisiologici (un infortunio può bloccare le lavorazioni per giorni) ma le solite belligeranze tra potentati.
Metro C, il Dimission Day si avvicina. Due talpe sono già in Polonia
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.