La Sanità rifletta perché l’autismo è arrivato in Procura

di Concetta Di Lunardo - 9 Novembre 2012

“Manca solo creare il reato di ‘autismo molesto’ e siamo a posto. A parte gli scherzi, ora si sta andando contro il buon senso” – dichiara Francesco Toscano, direttore di Autismo e Futuro Onlus – in merito al caso, finito sulle pagine dei giornali nazionali, di un ragazzo diciannovenne con autismo che nel veronese veniva scambiato dalle forze dell’ordine per un pusher, fermato e condotto in ospedale perché si sospettava avesse ingerito degli ovuli. «Quegli agenti hanno scambiato mio figlio per un pusher, lo hanno sedato e condotto in ospedale per cercare la droga», ha accusato la donna, minacciando di sporgere denuncia alla magistratura. Il questore scaligero Michele Rosato, in difesa dei suoi uomini ha precisato che «non è vero che il giovane è stato sedato per trovare gli ovuli, semplicemente nelle condizioni in cui è stato trovato non poteva essere trasportato all’ospedale né con l’ambulanza, né con l’auto della volante”. Accade che ai genitori viene contestata, in ipotesi, la circostanza che il ragazzo fosse solo, tanto da far intravedere la possibilità di un’eventuale ipotesi di "abbandono di persona incapace". Dalla parte degli agenti il Procuratore Schinaia afferma: "da parte loro uno stato patologico del genere non era assolutamente intuibile a prima vista. Infine, – sottolinea Schinaia – va tenuto presente che gli stessi medici, a cui ritengo che giustamente gli agenti si siano rivolti visto l’apparente stato confusionale del ragazzo, hanno deciso di sottoporre il diciannovenne a radiografie non avendone immediatamente diagnosticato la patologia". Né va dimenticato, poi, che "essendosi trovato il ragazzo in quel momento sprovvisto con sé di alcun documento che ne dichiarasse l’identità o le sue peculiari condizioni di salute, incappare nell’equivoco di fondo che si pone alla base di questo spiacevole episodio era del tutto possibile e, in quanto tale, giustificabile".

La vicenda pone una riflessione in merito alla situazione delle famiglie di persone con autismo, le quali sono lasciate sole ad affrontare tutto il carico della situazione. “Adesso stiamo veramente esagerando – dichiara il direttore di Autismo e Futuro Onlus – si poteva anche convenire sulla poca accortezza della famiglia che non aveva dato al ragazzo alcun mezzo di identificazione (ammesso e non concesso che fosse possibile farglielo tenere addosso), ma arrivare all’ipotesi di abbandono di incapace è davvero grottesco. Come mai nessuno si chiede se quel ragazzo frequentasse un centro specializzato o fosse correttamente seguito e sostenuto dalla Azienda Sanitaria Locale di competenza? E se l’ipotesi di abbandono di incapace fosse rivolta verso le istituzioni? Invitiamo la Procura di Verona a fare indagini anche, e soprattutto, in questa direzione. E’ probabile che trovi materiale assai più interessante”.

Anche il ministro della sanità Balduzzi nel manifestare grande sensibilità per i disturbi dello spettro autistico ne ha anche sottolineato le criticità ribadendo che: “sussistono problemi di comunicazione che ritardano la diagnosi ed il trattamento precoci, da effettuarsi nei primissimi anni di vita; i servizi sociosanitari non sono ancora sufficienti e molta parte dell’assistenza è sostenuta dalle famiglie.
A commento di ciò il Presidente di Autismo e Futuro Onlus il Colonnello Antonio Altomari dichiara: “i ritardi nelle diagnosi e nei trattamenti precoci e soprattutto non precoci, sono causati dal malfunzionamenti delle Asl che nel loro insieme costituiscono la Sanità laziale.
Dopo la ricezione da parte delle Regioni, le Linee Guida dovranno poi essere applicate dalle Asl e ciò fa sorgere numerosi dubbi sulla prontezza nell’applicare le Linee Guida oltre che la rapida creazione di servizi specifici per l’Autismo. D’altronde se ci fosse stata la giusta volontà da parte delle Asl, sarebbe bastato il rispetto della Costituzione, che sancisce il diritto di tutti i cittadini a ricevere le cure appropriate, a far fare qualche passo in avanti rispetto al problema.

Dar Ciriola asporto

Le mobilitazioni a livello nazionali che hanno interessato il comparto sanitario non sono solo l’espressione dello stato di crisi economica che ha prodotto tagli eccessivi alle risorse, ma anche del malfunzionamento che caratterizza la Sanità italiana rende necessario e auspicabile la ri-centralizzazione della Sanità regionali sotto il Ministero della Salute. Così come era nel passato quando tutto funzionava molto meglio e senza i ticket. Se poi, come si dice, il costo delle Sanità regionali rappresentano l’80% della spesa di ciascuna Regione, si potrebbe afferrare il toro per le corna e decidere, come sembra profilarsi all’orizzonte, di abolire tutte le Regioni d’Italia attuando le necessarie modifiche della Costituzione. D’altronde gli scandali clamorosi avvenuti in moltissime Regioni, riguardanti le appropriazioni immorali e fuori da ogni etica nella gestione del denaro pubblico, legittimati da delibere approvate sostanzialmente all’unanimità, possono trovare ottimale soluzione proprio nella soppressione delle Regioni con il recupero dell’oneroso costo che comporta il loro funzionamento. Sembra paradossale se si pensa che la principale motivazione della creazione delle Regioni è stata la vicinanza territoriale dei politici/amministratori, che proprio perché presenti sul territorio potevano essere agevolmente controllati dei cittadini. Ottima possibilità di esercitare la democrazia per i cittadini e di poter “punire” gli amministratori inetti o disonesti non eleggendoli alle elezioni successive, circostanza che, sin ora, ha mostrato una ingenuità di fondo e che ha avuto il risultato di politiche sociali evanescenti”.


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