

Approvato un documento in cui si chiede all'ateneo di interrompere gli accordi con le istituzioni accademiche israeliane
Nel cuore dell’università più grande d’Europa, si alza una voce netta, ferma, politica: la Facoltà di Ingegneria civile e industriale della Sapienza ha scelto da che parte stare.
Con un documento articolato in undici punti, approvato dall’assemblea di Facoltà, studenti e docenti dichiarano il proprio impegno in favore dei diritti umani in Palestina e contro la crescente militarizzazione dell’Europa. Un atto accademico e insieme civile, frutto di oltre un anno di confronto e mobilitazione interna.
Un percorso iniziato dal basso, promosso da un Comitato di studenti e professori, che ha saputo trasformare la protesta in proposta: incontri pubblici, tavole rotonde, consultazioni aperte. Alla fine, un documento chiaro, che guarda al futuro e rivendica il presente.
Solidarietà concreta con la popolazione palestinese, anzitutto: la Facoltà si impegna a contribuire alla ricostruzione dei territori più colpiti, lavorando a stretto contatto con le comunità locali e le organizzazioni umanitarie. Ma non solo. Tra le iniziative previste: borse di studio, corsi con doppio titolo, sostegno alla continuità accademica per donne e giovani colpiti dalle aggressioni militari.
C’è poi una proposta destinata a far discutere: la sospensione temporanea dei 25 accordi internazionali con le università israeliane che non abbiano condannato apertamente la guerra a Gaza e la politica di occupazione. Un invito al Senato accademico affinché si faccia garante di un principio etico: la collaborazione accademica non può prescindere dal rispetto dei diritti umani.
Un altro punto forte riguarda l’etica della ricerca: niente più collaborazioni con aziende del settore bellico, né ricerche finalizzate allo sviluppo di armamenti o tecnologie che possano danneggiare fisicamente o moralmente la persona.
L’assemblea propone anche la creazione di un Osservatorio sulle tecnologie “dual use”, con l’obiettivo di vigilare sull’uso militare delle innovazioni sviluppate nei laboratori universitari.
“Vogliamo che l’università sia parte attiva nella costruzione della pace – è il messaggio che arriva dalla Facoltà –. Il sapere non può essere neutrale di fronte alla sofferenza”.
Un messaggio che trova eco anche nelle azioni recenti della governance centrale della Sapienza. Lo scorso maggio il Senato accademico ha espresso sdegno per l’escalation militare israeliana a Gaza e orrore per la crisi umanitaria in corso.
E proprio da quel bando “Solidarietà”, attivato in seguito, sono stati selezionati 16 visiting professors provenienti dalla Palestina (di cui 7 da Gaza), coinvolti in progetti di ricerca che spaziano dagli scavi archeologici alla gestione sostenibile delle risorse idriche.
“I risultati del Bando Solidarietà – spiega la Rettrice Antonella Polimeni – esprimono la volontà della Sapienza di sostenere i principi di libertà accademica di ricerca e di insegnamento, in linea con iniziative analoghe dell’Ateneo in ambito umanitario e di supporto alle popolazioni che vivono in zone di guerra”.
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