La vicenda dei rifugiati Afghani dell’Ostiense

Poche settimane dopo il trasferimento nella struttura di Castelnuovo di Porto, "la buca" ancora una volta ripropone una situazione di emergenza
di Mauro Carbonaro - 14 Dicembre 2009

Sono passate poche settimane dal trasferimento dei rifugiati Afgani dalla “buca” di via Ostiense, a pochi passi dal Ministero dell’Ambiente, ed è di nuovo emergenza.

Alcune tende, posizionate tra il circolo bocciofilo, di prossima apertura, ed i cantieri di via Capitan Bavastro, ospitano alcuni ragazzi di nazionalità Afgana.
Per tale ragione, l’11 dicembre 2009, presso il centro Saida in via Capitan Bavastro (di fronte al Ministero dell’Ambiente), si è tenuta un’assemblea pubblica, per discutere, con i cittadini e con le associazioni, come sostenere la necessità di un centro di prima accoglienza ed orientamento per i rifugiati.

Alla presenza delle associazioni che da mesi collaborano volontariamente quali MEDU, Action, la Casa dei diritti sociali, il Gruppo italiano per l’accesso alle cure orali, l’Istituto INMP-San Gallicano, Laboratorio 53, Medici contro la tortura, Network agenzie diritti dei municipi, si è discusso con i cittadini che da mesi chiedono le ragioni di questa “controversa” situazione, sebbene giornalmente facciano registrare episodi di solidarietà, come gli stessi che hanno donato le tende ai giovani profughi.
“Da settimane chiediamo una verifica degli spazi”, a parlare è il presidente del Municipio XI, Andrea Catarci, intervenuto all’assemblea per sottolineare la viva e ferma intenzione del Municipio stesso ad ospitare ed accogliere i senza tetto. “Ci vuole ragionevolezza, non chiediamo di spostare il problema, bensì di risolverlo. Sono mesi che cerchiamo di farci sentire dall’assessore all’urbanistica del comune (ndr. Marco Corsini), ma evidentemente è occupato in altro, perché non ci degna di risponderci. Noi dalla parte nostra stiamo anche richiedendo la disponibilità del San Michele”.

Si tratta quindi, come si evince dalle parole del presidente Catarci, di un contenzioso già da tempo avviato con il Campidoglio.

Si deve tornare addirittura al 2007, dove dopo circa un anno di lavoro comune dei migranti, dei movimenti, delle associazioni locali e del Municipio, si ottiene la disponibilità di un centro di accoglienza del Comune di Roma, per oltre un centinaio di rifugiati afgani.

A distanza di più di due anni però ancora non è risolta la situazione, soprattutto vista la completa cecità dei sindaci vigenti verso l’area disagiata dell’Ostiense e dell’Air Terminal.

“Quello che chiediamo intanto è la fattibilità di una prosecuzione temporanea di questa situazione” continua Catarci, “mentre parallelamente si valutano le nostre due richieste avanzate già da tempo: l’apertura del complesso dell’Air Terminal a centro di accoglienza o la realizzazione di un prefabbricato ad hoc nel territorio dell’XI”.

La storia non è destinata a terminare nei prossimi giorni, nonostante l’augurio dei presenti sia di poter far vivere delle feste dignitose anche ai senza tetto.

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Staremo così a vedere quanto il Comune di Roma possa continuare a rimanere sordo alle “urla” del municipio e dei residenti, sempre più confusi.


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